Primavera 2010, festival di Cannes. Tra attese proiezioni, red carpet, fotografi e giornalisti impazziti, si fa largo un’indiscrezione: Emir Kusturica, autore di Gatto nero, gatto bianco, Underground e del più recente Promettilo!, sarebbe intenzionato a produrre il lungometraggio d’esordio di un regista napoletano, Edoardo De Angelis. Una collaborazione curiosa, su un soggetto che, tra l’altro, vede protagonista il simbolo di una terra, della sua cultura e della sua tavola: la mozzarella.

A poco più di un anno di distanza, lo scorso 23 settembre, è uscito nelle sale “Mozzarella Stories”, commedia dai tratti noir che riflette con ironia sui rapporti tra industria e malavita nel sud Italia. La sceneggiatura è quella di “Caserta Stories”, che già nel 2007 gli valse la finale del prestigioso Premio Solinas. La vicenda di Ciccio Dop magnate della produzione casearia che improvvisamente vede il suo impero minacciato dalla concorrenza cinese. Storie di camorra, di faide tra bande rivali in cui, come se non bastasse, si inserisce anche la malavita del paese asiatico. Personaggi pittoreschi, come il cantante neomelodico Angelo Tatangelo e la sua vecchia fiamma, Autilia “Jazz Mood”, i cui destini appaiono inesorabilmente legati a un fattore comune: il formaggio.

La pellicola si ispira a modelli che vanno dalle scene di feste gitane in perfetto stile Kusturica, alle cruente vendette dei malavitosi che invece ricordano il pulp di Quentin Tarantino. Fino alla rappresentazione comica e surreale di alcuni personaggi e delle loro passioni, vicina allo stile giocoso di Pedro Almodovar.

Il risultato rischia di essere caotico, non solo a giudizio dei critici, ma anche di chi, dopo aver visto il film, ha riempito la rete di commenti. Una contaminazione di generi che, anche a causa dei toni pacchiani, disorienta il pubblico.

Nel primo weekend di programmazione il film ha incassato 84.405 euro, piazzandosi al tredicesimo posto della classifica del box office Italia.

Con questo film, De Angelis ha voluto raccontare la mozzarella di bufala come simbolo di un mondo fatto di grandi interessi economici e infiltrazioni camorristiche. “C’era una volta un mondo che aveva le sue regole – dice la voce narrante nel trailer del film – , ma poi sono arrivati loro, i cinesi”. Una realtà che il giovane regista (nato a Portici e cresciuto a Caserta) conosce bene, insieme ai personaggi che la popolano: figure dai contorni talvolta paradossali, ma vive e vere.

di Giovanni Luca Montanino