Domani si discute la richiesta di arresto di Marco Milanese alla Camera. La votazione sarà a scrutinio segreto, con votazione elettronica: il presidente Gianfranco Fini ha respinto la richiesta del Pdl di votare con il sistema delle palline. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha discusso oggi a lungo della questione, dopo che il Presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha chiesto che si votasse con le palline. L’obiettivo era impedire che, come successe per Alfonso Papa, i deputati potessero usare l’indice della mano sinistra per rendere palese la loro posizione. Fini ha invocato l’articolo 55 del regolamento della Camera, che consente la votazione con le palline “solo in caso di malfunzionamento del dispositivo elettronico”.

I commenti dei deputati fuori da Montecitorio in vista del voto di domani

Il Pdl ha anche sollevato il problema dell’assenza di Papa, attualmente in carcere a Poggioreale. Fini ha ricordato che la Costituzione riconosce alle Camere il diritto di pronunciarsi sulla restrizione della libertà dei suoi membri, restrizioni che inevitabilmente producono “effetti” sulla composizione dell’assemblea. Secondo quanto hanno riferito alcuni partecipanti alla riunione dei capigruppo, il presidente della Camera ha rimarcato che, se passasse la tesi che senza Papa non ci sarebbe il plenum dell’aula, “finirebbe per travolgere tutte le votazioni che sin sono avute dall’autorizzazione dell’arresto di Papa, comprese quelle sulla fiducia al governo e sull’approvazione della manovra”.

Mercoledì prossimo la Camera discuterà invece la mozione di sfiducia individuale nei confronti di Saverio Romano. Il provvedimento contro il Ministro delle politiche agricole era stato presentato dal Partito Democratico. Dopo gli interventi dei deputati (alle 16.00), inizierà la votazione. La discussione era slittata, dopo la pausa estiva, visti i troppi impegni in programma alla Camera. Romano è imputato di concorso in associazione mafiosa dalla Procura di Palermo.

Prosegue dunque il momento critico per il ministro: il gip Piergiorgio Morosini deciderà il 3 ottobre se trasmettere alle Camere la richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazioni che riguardano il ministro e il senatore Carlo Vizzini (Pdl). Entrambi sono coinvolti con Totò Cuffaro nell’inchiesta su presunte tangenti distribuite dal tributarista Gianni Lapis per favorire la vendita a un gruppo spagnolo della società “Gas” di cui era socio Massimo Ciancimino. Tutti sono indagati per corruzione aggravata, per avere agevolato Cosa nostra.