Moriremo democristiani? Si rispolvera Luigi Pintor per descrivere lo stato d’animo di buona parte della base di Futuro e Libertà. Le mancate dimissioni di Gianfranco Fini hanno lasciato il segno. Forse più del resto del suo discorso.

L’atto di coraggio richiesto da Fabio Granata e Angela Napoli non c’è stato. E il malumore si sente. Si è sentito anche dalla platea di Mirabello, anche se i fischi sono stati immediatamente subissati dagli applausi. Ma i rumori se ne vanno e la delusione resta.

Per averne un’idea basta passare in rassegna il popolo del web che ha preso d’assedio facebook. Si parte con il profilo di Fabio Granata, al quale giungono post come “Io democristiano non ci divento…”. La voce telematica di Granata rimane muta.

Sempre su facebook Angela Napoli è silente dal 5 settembre. C’è anche chi ha creato una pagina ad hoc per suscitare un confronto sull’argomento. Alla voce “Gli assenti hanno sempre torto, anche a Mirabello” Mauro Martini scrive, anche se con finalità di critica verso chi non c’era, di come “ieri per la prima volta Fini ha concluso con la gente che gli voltava le spalle e se ne andava delusa dal mancato “annuncio” del Presidente”.

“E ora? Diteci cosa dobbiamo fare…” chiede un militante a Flavia Perina. Sulla bacheca dell’ex direttrice del Secolo d’Italia piovono le voci di chi accusa il leader di “giocare con gli ideali di giovani militanti” e di quelli che erano “pronti, davvero, tutti a commuoverci e a seguire il condottiero ovunque volesse… invece siamo rimasti lì, rassicurati a voce bassa che la strada è quella giusta, ma lasciati soli a proseguire ancora quella traversata del deserto”.

C’è chi invece sente il bisogno di “dirigenti nuovi” per la destra e sollecita “Perina, Granata e gli altri a parlare al cuore della gente di Destra”. Tra i vari “Potevo stare con la mia famiglia” ed “è un fallimento”, qualcuno denota come “l’energia di un anno fa e le speranze di cambiamento” sono state “annacquate dai fatti. Personalmente speravo in un impegno maggiore di Fini e non sentire solo le stesse cose di un anno fa”. E avverte: “Le rivoluzioni “democristiane” non funzionano ed il calo delle percentuali nei sondaggi è chiaro”.

Anche sulla pagina del presidente fioccano gli interrogativi di chi “si aspettava un passo da statista e non da politico” e chiede di tornare “sul territorio spiegare le sue ragioni che francamente non le abbiamo capite”. Se si passa poi alla “Festa Tricolore Futuro e Libertà” si leggono, accanto ai complimenti a Enzo Raisi e agli organizzatori, i disagi di chi arriva a dar ragione alla stampa “nemica” (saremo sempre meno…Fini ieri mi ha deluso e il Giornale mi ha letto nel pensiero!… pfff poca gente rispetto allo scorso anno…stiamo perdendo colpi…e so anche il motivo…) e chi sembra non riconoscere più il carisma del leader: “Per me Mirabello non è stato Fini, per me Mirabello sono state quelle centinaia di persone che ho incontrato”.

Non mancano i pollici versi nemmeno nella bacheca di Raisi. Più rammarico che rabbia: “peccato poteva essere una bella storia onorevole, ma così non è stata”. Oppure: “se Fini dimostrasse lo stesso tuo entusiasmo avremmo un leader. Ma oggi Fini mi ha deluso. Mi aspettavo che suonasse la carica. Invece ci ha praticamente seppelliti nel terzo polo dei sepolcri imbiancati alla Casini e alla Rutelli abdicando al suo ruolo di condottiero del cambiamento per conservare l”insignificante scettro di Montecitorio”.