Nell’affare Civis, il progetto del tram su gomma a guida ottica, è scoppiata la guerra fra Atc (azienda trasporti pubblici) e l’Ati (associazione temporanea di imprese) che avrebbe dovuto realizzare il progetto, composta quest’ultima da Irisbus (gruppo Fiat) e Consorzio Cooperative Costruzioni. Uno scontro nato dopo la decisione dello scorso 1 giugno della Commissione interministeriale sulla sicurezza dei trasporti, che sancì le “inadeguatezze” e i problemi “relativi alla sicurezza del mezzo e al sistema di guida”, con la precisazione che i tram non possono viaggiare con la guida ottica, ma solo manualmente.

Da un carteggio di agosto fra le due società, infatti, i toni che emergono sono molto duri. Fra minacce di sospensione del contratto e controricorsi. Intanto le indagini della procura di Bologna, condotte dal  pubblico ministero Antonello Gustapane, titolare dell’indagine insieme all’aggiunto Valter Giovannini, proseguono in attesa della risposta alla rogatoria chiesta in Francia per verificare se fosse falso – come contestato – il documento che l’azienda Irisbus aveva fornito nel 2003 ad Atc, certificando che i mezzi Civis erano già in funzione nella città francese di Clermont Ferrand. Occorre infatti stabilire se nella città francese i Civis – come sostengono i magistrati bolognesi – vennero provati dal 1999 al 2002, arrivando poi a escluderli per una serie di cause: consumi troppo elevati, difetti nella guida ottica e problemi nell’allineamento con le banchine.

Ma ora spuntano fuori due lettere, che potrebbero presto essere acquisite dalla Procura. Tutto parte dalla decisione della Commissione interministeriale sulla sicurezza dei trasporti che i primi di giungo bocciò il Civis, un progetto da 140 milioni di euro che avrebbe dovuto collegare il centro di Bologna a San Lazzaro di Savena: inadeguato e pericoloso. Un voto all’unanimità quello degli otto componenti, 3 del Ministero, uno del Comune, uno della Provincia e tre dell’Atc, di cui due segretari. I lavori della Commissione erano iniziati nel maggio del 2005. Sei anni di verifiche e controlli per sancire l’impossibilità di mettere in strada un mezzo considerato insicuro, rilevando che l’uso della guida ottica non ha offerto alcuna garanzia di sicurezza, ritenendo necessario riciclare il mezzo in altro modo, cioè utilizzandolo lungo la linea prevista in modalità manuale. Una relazione che dunque metteva in fila tutte le questioni relative al veicolo e al modo di guida.

E dopo due mesi da quella pronuncia è partita la prima lettera, inviata da Atc ad Ati, con la firma del presidente Francesco Sutti. Nella lettera si legge che in base al parere della relazione ministeriale, siccome l’opera non sembra rispecchiare quello che fu deliberato e previsto dal contratto sulla base dell’offerta di Ati, Atc non esclude che ci possano essere conseguenze sul piano contrattuale, “vista la diversità di prestazione che il mezzo potrà offrire rispetto a quanto previsto da contratto”. Nella lettera si precisa anche che “Atc sta completando velocemente i lavori in Emilia Levante e Mazzini”, per evitare ulteriori disagi alla collettività.

Dall’inizio dell’inchiesta dei magistrati, dove il primo coinvolto fu l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca, indagato per corruzione, è la prima volta che Atc, l’azienda dei trasporti pubblici, si fa sentire a viva voce, con l’intenzione di anticipare possibili vertenze giudiziarie, e mettendo in discussione l’adempimento contrattuale dell’Ati.

Ma Ati risponde, sempre in agosto, con una lettera che fa presagire uno scontro che durerà a lungo fra le due società. Secondo l’Ati è ancora tutto da vedere. Bisogna ancora capire, dunque, se realmente ci fu un mancato adempimento contrattuale. E accusa Atc di aver anticipato la sospensione del rapporto contrattuale, perchè ritengono che la relazione della Commissione di sicurezza sia “illegittima sotto vari profili di fondamentali principi di legittimità, trasparenza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione”. E nella lettera si legge che il 29 giugno Ati fece un “ricorso gerarchico” al competente Ministero, chiedendo l’annullamento o la revisione delle conclusioni finali. Ati dunque giudica “illegittima e priva di giustificazione” la lettera inviata da Atc, rimettendo tutto in gioco.

È probabile che ora la Procura disponga anche l’assunzione del ricorso al Ministero, oltre alle due lettere, per valutare i punti che Ati ritiene critici e illegittimi.