Nessuna fuga in Niger, si tratta di una notizia falsa, un’operazione di “guerra psicologica”. Il colonnello Muammar Gheddafi diffonde un audiomessaggio in cui nega di aver mai lasciato la Libia e lancia un nuovo appello alla resistenza: “A tutti i libici, la terra libica è vostra e voi avete la necessità di difenderla contro tutti coloro che hanno tradito, i cani”, ha detto il Colonnello nel messaggio diffuso dall’emittente siriana al-Rai tv. Le indiscrezioni in merito alla sua fuga in Niger, diffuse due giorni fa, sono solo “bugie e guerra psicologica”. E ha aggiunto: “Quante volte, ogni giorno, i convogli che trasportano beni di commercio, contrabbando e persone attraversano il confine con il Sudan, il Ciad, il Mali e l’Algeria? Come se fosse la prima volta che un convoglio si dirige verso il Niger”.

Secondo il dittatore deposto, i ribelli “vogliono indebolire il nostro morale”, quindi “non sprecate tempo con questo debole e ignobile nemico”. I giovani libici “sono ora pronti ad aumentare la resistenza”, ha continuato. “Sconfiggeremo la Nato e la Nato verrà respinta dal popolo libico”.

L’ambasciatore americano in Libia, Gene Cretz, ha affermato che Gheddafi è ancora un “pericolo” per la nuova Libia, e lo sarà fino a quando lui e la sua famiglia resteranno in libertà. “Continuare ad averli liberi da qualche parte in Libia o fuori dal Paese pone un pericolo per gli sforzi del Consiglio nazionale transitorio di creare un governo”, ha detto il diplomatico parlando a Washington. “E’ molto importante per il Cnt processare Gheddafi, ora che l’uomo forte è stato rovesciato e che le sue forze sono state in gran parte sconfitte”.

Intanto gli eserciti del Ciad e del Sudan sono stati messi in stato d’allerta in seguito alla diffusione della notizia del rientro in patria delle milizie impiegate in Libia nei mesi scorsi come mercenari in difesa del regime di Muammar Gheddafi. Secondo quanto riporta il giornale arabo ‘al-Quds al-Arabi’, stanno facendo ritorno in Sudan, attraverso il territorio ciadiano, i ribelli sudanesi del Darfour che hanno combattuto a fianco del colonnello libico. Si tratta degli uomini del Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza, il più grande gruppo ribelle del Darfour.