Doveva essere la serata del confronto fra il delfino del Premier, Angelino Alfano, e il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Ma così non è stato. Il segretario del Pdl, infatti, ha disertato la serata alla festa nazionale del Partito Socialista Italiano a Bologna. Così come il giorno prima aveva fatto il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e come oggi farà Matteo Renzi, che neppure era a conoscenza dell’invito. Insomma, una manifestazione che non ha attirato grandi attenzioni da parte della politica, né dai cittadini, pochi e assonnati.

Ma politicamente quella di ieri è stata una giornata importante, conclusasi con l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che invoca correzioni al testo della manovra per rafforzare l’”efficacia” e la “credibilità”, facendo “appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili”. E nei dibattiti in programma non si è potuto che parlare di economia.

Nel corso del pomeriggio, prima dell’incontro serale, hanno incrociato le spade Enrico Letta del Pd e Benedetto Della Vedova di Fli. A dire il vero i due hanno affrontato i temi caldi del momento con propositi e prospettive non del tutto divergenti. A partire da un Letta che guarda ad un “governo che tenga insieme le forze riformiste; c’è bisogno di una legislatura costituente per cambiare il sistema istituzionale e la legge elettorale”. E poi flirta con Della Vedova, ricordando di “guardare con interesse e attenzione al terzo polo”. Il finiano è sulla stessa linea d’onda di Letta, e bacchetta anche l’assente Alfano, che non può “pensare che nel 2018 Berlusconi esca da Palazzo Chigi”.

Il clou sarebbe dovuto essere la sera, con un incontro che avrebbe visto fronteggiarsi una parte di quello che il Corriere della Sera ha definito “il nuovo Caf”, coniando dalla fine della prima Repubblica un termine che indicava il terzetto Craxi, Andreotti, Forlani. Oggi, invece, il Corriere ripropone quelle tre lettere per indicare una nuova ipotetica alleanza che vedrebbe come protagonisti Casini, Alfano e Formigoni. Ma dei tre c’è solo il bolognese Casini, che si ferma a parlare di calcio con alcuni cittadini. Alfano, invece, non pervenuto. Così come il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che nel pomeriggio avrebbe dovuto fare capolino fra gli stand del garofano rosso. Ma nulla, i socialisti sperano che possa presentarsi nei prossimi giorni.

Verso le otto di sera arriva direttamente dalla festa nazionale del Partito Democratico di Pesaro il leader dell’Udc, che davanti ai giornalisti non lesina critiche ad un governo “pessimo, screditato a tutti i livelli, anche internazionali. Un’opposizione seria deve dare prova di responsabilità maggiore”. E critica anche lo sciopero di oggi della Cgil, che “non è una soluzione, ma rischia di peggiorare il problema e allargare il fossato anche tra i vari sindacati”. Casini si dice “preoccupato davanti ad un Paese che sta pericolosamente danzando sull’orlo del precipizio”. “Ci vuole responsabilità – continua – e uno sforzo da parte di tutti, anche con una ricetta dolorosa e impopolare da sottoporre al Paese”. La manovra, seppur – a detta di Casini – sbagliata e irragionevole, è da “fare velocemente, perdere tempo in questa fase è ancora peggio”.

Con Casini sul palco ci sono il segretario del Psi, Riccardo Nencini, Fabrizio Masia con i suoi sondaggi, e il giornalista del Corriere, Andrea Garibaldi. Il leader Udc continua da dove aveva lasciato davanti ai cronisti: “Noi dell’Udc aderiamo all’appello del Presidente della Repubblica e sollecitiamo il governo ad assumere iniziative necessarie per rafforzare questo provvedimento in termini di credibilità economica”. Secondo Casini la situazione politica, economica e anche giudiziaria non ha solo alcuni elementi in comune con tangentopoli, ma è anzi del tutto uguale, se non peggiore, poiché “la gente sta peggio di venti anni fa, c’è una disperazione più profonda che può portare a situazioni incresciose”. Frasi che fanno storcere il naso ad alcuni dei pochi presenti.

E proprio come un’ora prima aveva detto Enrico Letta, anche Casini parla di governo di responsabilità nazionale, composto dalle “persone serie del Pd e del Pdl, con l’assunzione di determinate responsabilità. Ci sono scelte impopolari da fare, ma se non c’è uno scatto di reni temo che non ce la faremo”. E Nencini condisce il tutto dichiarandosi convinto del fatto che “Berlusconi non cadrà”. Per poi aggiungere che “Napolitano non è Scalfaro e può svolgere correttamente la sua funzione di garanzia senza fare invasioni di campo”.

Mentre a soli cinquanta metri dal palco della festa del Psi ben più del doppio delle persone accorse a sentire il dibattito ballano la mazurka e il liscio godendosi spensierati il fresco della sera, il leader dell’Udc conclude con un pizzico di pessimismo: “se continua così avremo da aspettarci giorni molto brutti. Ci vogliono nervi saldi e soluzioni vere”. Fondamentalmente gli elementi che mancano a questo governo.