“Prima che non si possa fare più niente si ritrovi nei fatti lo spirito di coesione invocato ancora ieri dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e si dimostri di saperlo tradurre in scelte impopolari e in un’azione immediata e lungimirante. Se si è in grado di farlo, lo si faccia, altrimenti si abbiano almeno l’onestà e la dignità di trarne le conseguenze”. Il direttore de IlSole24Ore lancia un accorato appello all’esecutivo e a quel presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che proprio negli industriali ha trovato linfa vitale e sostegno per ottenere prima e consolidare poi il potere politico. Gli stessi imprenditori oggi “traditi” dall’immobilismo e dalle promesse mancate del premier.

Dalla prima pagina del quotidiano di Confindustria, Roberto Napoletano tratteggia uno scenario economico drammatico, già più volte sottolineato dal numero uno di via dell’Astronomia, Emma Marcegaglia e invita il governo ad ammettere la propria incapacità e lasciare il comando. Perché, scrive, “esiste un serissimo problema italiano che riguarda la credibilità della sua classe di governo e il senso di responsabilità dell’opposizione e dell’intera sua classe dirigente. A nessuno (dico nessuno) può essere consentito di ‘giocare’ con il risparmio e il lavoro degli italiani mentre la casa (questa casa) sta bruciando”. Secondo Napoletano “l’assuefazione allo scandalo quotidiano che investe direttamente il presidente del Consiglio, suoi ministri e loro strettissimi collaboratori, uomini rappresentativi del più importante partito dell’opposizione (e non solo), mina alle radici la coscienza civile di un Paese, indebolisce in modo preoccupante la sua fibra etica, tocca al cuore l’identità della Repubblica italiana e la forza propulsiva della sua comunità di cittadini e della sua economia”.

Per questo, conclude, “prima che non si possa fare più niente, prima che le banche italiane solide e liquide paghino ingiustamente il conto di un Paese superindebitato, si ritrovi nei fatti lo spirito di coesione invocato ancora ieri dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e si dimostri di saperlo tradurre in scelte impopolari e in un’azione immediata e lungimirante. Improntate a quel “conoscere per deliberare” che appartiene a Luigi Einaudi e ci ostiniamo a ritenere debba appartenere oggi più che mai a chi ha l’onore (e l’onere) di rappresentare questo Paese. Se si è in grado di farlo, lo si faccia, altrimenti si abbiano almeno l’onestà e la dignità di trarne le conseguenze”.