Dopo aver scatenato un mare di polemiche, la norma che riguarda le pensioni è stata ritirata a meno di quarantott’ore dal suo inserimento nelle correzioni alla manovra finanziaria. L’ennesima retromarcia del governo scatena le reazioni degli avversari politici, dal centro sinistra al Terzo Polo.

“Le scelte che avevano portato un Berlusconi senza senso del ridicolo a definire “piu’ equa” la manovra di Ferragosto, si sono sciolte come neve al sole in meno di ventiquattro ore”, commenta il responsabile per l’Economia del Pd Fassina, secondo il quale il si tratta dell’ennesima conferma che siamo nelle mani di “un Presidente del Consiglio e di una leadership leghista completamente allo sbando”. Fassina critica anche le misure contenute nella manovra relative a dipendenti pubblici e cooperative che definisce “atti punitivi”.

“E’ un modo di governare alla ‘Grande Fratello’. Continuano a fare le nomination per decidere cosa togliere e cosa mettere”, ironizza il vicesegretario del Pd Enrico Letta. Il partito democratico è contrario anche all’idea di tappare i buchi di bilancio con un aumento dell’Iva, e propone invece di “intervenire sui grandi patrimoni immobiliari” e così “recuperare le risorse per evitare insostenibili tagli dei servizi sociali e regressivi aumenti di tasse a regioni, province e comuni”.

Per Rosy Bindi la cancellazione della norma sulle pensioni è la vittoria di “una battaglia di buon senso”. Ma a guidare l’Italia “non c’è un governo ma una serie di persone che tirano a sorte” e questo “continua a fare perdere credibilità di fronte al mondo e ai mercati”. E infatti il segretario del Pd Pierluigi Bersani ribadisce che “il caos di questi giorni è una conferma inequivocabile” del fatto che “il governo non è in grado di portarci fuori dai pericoli, ma solo di aggravarli”. Per questo, ha continuato Bersani, il Parlamento deve “prendere in mano la situazione con un’assunzione di responsabilità”, mentre il governo deve “passare la mano”.

Anche dal Terzo Polo piovono le critiche. Per Italo Bocchino è “l’ennesima brutta figura di una maggioranza ormai allo sbando”. Secondo il vicepresidente di Fli adesso il buco “passa da cinque a sette miliardi” con la conseguenza inevitabile che il governo sarà costretto “all’aumento dell’iva o a un’ulteriore manovra entro la fine dell’anno”.

Durissimo il commento del capogruppo dell’Idv alla Camera Massimo Donadi, secondo il quale “sulle pensioni il governo è passato dalla truffa alle comiche, alla farsa”. “La cancellazione della norma truffaldina e incostituzionale sulle pensioni è un fatto positivo”, ammette Donadi, “ma non ci rallegriamo perché sappiamo che sono talmente irresponsabili da essere capaci di tutto, persino di trovare norme ancora peggiori. Hanno mostrato ancora una volta, da un lato la propria incapacità di scrivere una manovra equa ed equilibrata in grado di rassicurare i mercati, dall’altro tutte le spaccature e le lacerazioni al proprio interno”. Il rappresentante dei deputati del partito di Antonio Di Pietro conclude affermando che “in questo modo l’Italia rischia grosso e non può più andare avanti. Il centrodestra deve rendersi conto che la stagione politica di Berlusconi si e’ chiusa e il Cavaliere deve cedere il passo per il bene del Paese”.

Parole di delusione arrivano anche dalla Presidente di Io Sud, Adriana Poli Bortone, che dice: “Al di là delle parole dette -conclude – nell’ultimo anno abbiamo visto che per il sud non si è fatto assolutamente nulla. E addirittura c’è in questa manovra il tentativo, che speriamo di far fallire con un nostro emendamento, di tagliare i fondi Fas e quindi le possibilità di investire nello sviluppo delle aree sottoutilizzate”.

Intanto anche esperti di economia e finanza puntano il dito contro i continui cambi di rotta del governo che interpretano come la spia di una profonda incertezza su come affrontare la crisi.

Poco prima il Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini aveva lanciato un monito al suo stesso partito, sostenendo che in caso di ulteriori ritocchi alle pensioni è comunque necessario che “si garantisca e si rinforzi il patto tra generazioni senza penalizzare i giovani”. Insomma, anche nella maggioranza non si può dire che abbiano le idee chiare.  Di fronte all’incertezza la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro lancia al governo un ultimatum: “Se entro le 18 il governo non presenterà una bozza di manovra compiuta e definitiva noi non prenderemo più parte ai lavori in commissione”. La presenza del Pd, secondo Finocchiaro, rischierebbe di essere a quel punto inutile, in una situazione in cui il Paese è “sotto osservazione stretta sul tema della crescita. Oggi lo dice la Commissione europea, ieri la preoccupazione è stata non solo delle opposizioni, ma anche della Banca d’Italia e della Corte dei Conti”. La Finocchiaro ha anche sottolineato che il Pd “ha già presentato una serie di proposte molto serie perché nella manovra di Berlusconi non c’è traccia di misure per la crescita del Paese”. Sulla necessità di stringere i tempi concorda anche il presidente della Camera Renato Schifani, che ha invitato i colleghi di partito a presentare  “con tempi immediati” le proposte emendative.

Nel tardo pomeriggio di oggi, invece, a margine dei lavori della Commissione bilancio in Senato, il sottosegretario all’economia Antonio Gentile ha preannunciato che gli emendamenti saranno resi noti domani intorno alle 15. Un primo emendamento, però, è stato già presentato oggi: riguarda una delega al governo per la riorganizzazione degli uffici giudiziari. In particolare l’esecutivo dovrebbe riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari riducendo il numero di quelli primo grado. La ridefinizione dell’assetto territoriale, si legge in una nota, sarà orientata a criteri “oggettivi e omogenei” come l’estensione del territorio, il numero di abitanti, il tasso di impatto della criminalità organizzata e “la necessità di razionalizzare il servizio di giustizia nelle grandi aree metropolitane”.

E in serata sono arrivate indiscrezioni sulle misure che la maggioranza avrebbe intenzione di adottare: si punterebbe soprattutto sulla lotta all’evasione fiscale. Si parla di redditometro piu’ rigido, e di provvedimenti più duri per gli evasori, compreso il carcere, sulla falsariga del modello americano.