Piazza Affari chiude in ribasso una giornata caratterizzata da ampie oscillazioni in territorio negativo e da un basso controvalore degli scambi, poco superiore ai 2,2 miliardi. Il Ftse Mib, dopo essere sceso anche sotto il -3%, riduce le perdite a -0,87% a 15.750 punti, mentre l’All Share scende dello 0,8% a 16.525, con recuperi spinti dai dati sulla produzione industriale america che a luglio è stata migliore delle attese. A caratterizzare la giornata l’andamento difficile degli energetici, penalizzati dalla ‘Robin Tax’ contenuta nella manovra. Positivi invece i bancari e i titoli di Stato a 10 anni che nella giornata sono tornati sotto il 5% di rendimento. Male, dopo i dati sul pil tedesco, anche i titoli industriali.

Giù gli energetici – Spicca, fra gli istituti di credito, la performance del Monte dei Paschi, che ha guadagnato il 4,19%. A passo di corsa anche Intesa Sanpaolo (+3,61%) e Mediobanca (+3,76%), mentre è stata venduta Unicredit, che ha chiuso in calo dello 0,66%. Positivi gli assicurativi. Fra gli energetici crollo del 13,64% per Terna. Scivolone anche per Snam Rete Gas, che chiude in calo del 9,9%, recuperando tuttavia 2 punti percentuali rispetto ai minimi dopo l’annuncio che la politica dei dividendi rimarrà invariata. Male Enel (-4,25%) e la controllata Egp (-5,42%), mentre salgono Eni (+0,46%) e soprattutto Saipem (+1,2%). In difficoltà, nel comparto industriale, Fiat Spa (-4,26%), ma è in rosso tutta la galassia del Lingotto (Industrial -3,6%, Exor -1,35%). Giù anche Pirelli (-2,52%), mentre resiste Finmeccanica. Sale Mediaset (+1,05%), corre Davide Camapri (+3,03%), mentre viene venduto il lusso (Tod’s -1,77%). Fuori dal paniere principale chiude con un balzo del 14,02% Zucchi.

Europa in calo – Borse europee in calo sui timori per il rallentamento della crescita nell’area e in particolare in Germania. Dopo le perdite superiori ai due punti nella mattinata, alla fine il bilancio dei cali è tutto sommato contenuto. Alcune indicazioni sull’andamento della produzione industriale Usa in luglio intervengono nel primo pomeriggio a ridurre i cali e con il passare delle ore Londra riesce perfino a chiudere in rialzo (+0,13%). L’indice paneuropeo Euro Stoxx 50 si riporta quasi sulla parità (-0,03%). A livello settoriale, le vendite più decise colpiscono gli automobilistici (-1,13% il Dj Stoxx di comparto) e i titoli delle costruzioni (-1,13%). Le utility italiane affossano l’indice di settore in tutto il continente (-1,95%).Tra i singoli titoli, effetto Google-Motorola su Nokia (+5,13%), ArcelorMittal lascia il 4,14%. Vola del 20% il produttore austriaco di vaccini Intercell, dopo risultati migliori alle attese. Rally del 13% per Lundin Petroleum, dopo le stime sulla produzione in due giacimenti nel Mare del Nord fatte dal colosso norvegese Statoil. Ecco la chiusura degli indici di riferimento delle principali Borse europee: Londra +0,13%, Parigi -0,25%, Francoforte -0,45%, Milano -0,87%, Madrid -0,40%, Amsterdam -0,75%, Stoccolma -1,06%, Zurigo +0,91%.

Pil Germania quasi fermo: +0,1% nel secondo trimestre – A poche ore dal vertice franco-tedesco, che dovrebbe fornire rassicurazioni sulla situazione debitoria dell’Eurogruppo, a preoccupare i mercati è stata la crescita economica del Vecchio continente, a partire dalla situazione di Berlino. La Germania, secondo i dati relativi al secondo trimestre, cresce poco: 0,1 per cento, il dato peggiore dal 2009, quando la crisi economica stava piegando le economie mondiali. Ma Berlino non è sola. A preoccupare gli analisti sono i dati che arrivano anche da Parigi e Lisbona, paesi a “crescita zero”. Male anche Amsterdam che assieme ai tedeschi cresce solo dello 0,1 per cento, mentre Londra e Madrid si attestano al 0,2. L’Italia, con il suo +0,3 per cento si attesta poco al di sopra della media europea.