Il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto

Non bastavano i nove deputati del Pdl – Antonio Martino, Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Santo Versace, Alessio Bonciani, Deborah Bergamini, Guido Crosetto, Isabella Bertolini e Giorgio Stracquadanio – che ieri, subito dopo l’approvazione della manovra fiscale, hanno attaccato Tremonti bollando il provvedimento come “deludente” (Leggi).  E non bastava neppure la polemica interna alla Lega con lo scontro tra Roberto Calderoli (pro-manovra) e Flavio Tosi (contro) a colpi di botta e risposta sui giornali. Nel giro di 24 ore sono in molti, e tutti dentro al Pdl, ad alzare le barricate contro le “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”.

Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico: “Emendamenti si concordino prima o tutti a casa”. Ha cominciato questa mattina Stefano Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico con delega all’energia, minacciando addirittura la caduta del governo: ”Ai colleghi che alzano il dito e dicono ‘non ci sto’ dico ‘basta’. E’ un inutile stillicidio. Tutti sono pronti a dire che la manovra non va ma pochi hanno idee alternative”. “E’ tempo – continua il sottosegretario – di smetterla di giocare. Il Pdl si dimostri partito. Gli emendamenti si devono presentare solo con il consenso del segretario Alfano e del Capogruppo. Se la manovra si può migliorare lo si deve fare stando nel perimetro della maggioranza. Altrimenti tutti a casa”.

Giro, sottosegretario ai Beni culturali: “Si arrivi in Aula uniti”. E la posizione di Saglia è condivisa anche dal sottosegretario ai Beni e attività culturali Francesco Giro: ”Condivido il senso di responsabilità del collega Saglia. Occorre evitare di arrivare in aula con la giostra degli emendamenti. Molte cose dette dai cosiddetti 9 deputati dissidenti posso anche comprenderle. Sono persone che conosco e delle quali apprezzo il rigore e la buona fede ma queste liste dei 9 o dei ‘9 e più ‘ servono a poco. Serve piuttosto unità e coordinamento del partito e Alfano che saprà concordare eventuali correttivi alla manovra”.

L’ex Fli Urso: “Si lavori per l’aumento dell’Iva ed età pensionabile”. Tra i “frondisti” si schiera anche l’ex Futuro e libertà Adolfo Urso con una nota pubblicata sul sito fareitalia.com: ”Condivido l’auspicio di Emma Marcegaglia: in Parlamento si agisca per migliorare la manovra sul fronte dello sviluppo, recuperando le risorse su aumento Iva ed età pensionabile e agendo sul fronte delle liberalizzazioni e privatizzazioni. Positive anche le spinte innovative che scuotono il Pdl e la maggioranza, con le iniziative di Crosetto e Martino”, ha scritto Urso su fareitalia.com, il magazine online dell’associazione Fareitalia di cui è presidente. Secondo Urso “servono due patti per la crescita: il primo sullo sviluppo, con un aumento dell’Iva per ridurre le tasse sul lavoro; il secondo sui giovani, destinando ad essi le risorse risparmiate con l’aumento dell’età pensionabile. Sarebbe un gravissimo errore – ammonisce Urso – agire in Parlamento per allegerire la manovra magari riducendo i tagli, occorre fare esattamente il contrario realizzando un ampio fronte innovatore che chieda più riforme, con liberalizzazioni e privatizzazioni, per rilanciare la crescita, investire in innovazione, infrastrutture e impresa”.

Crosetto, il sottosegretario alla Difesa che guida i frondisti. E proprio il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto – che aveva già definito “da psichiatria” le bozze della manovra a fine giugno – è il più accanito oppositore della manovra. Capostipite dei nove “dissidenti” che già ieri annunciavano un pacchetto di emendamenti, fa sapere che anche oggi e domani, sia lui che gli altri otto deputati Pdl “scontenti”, saranno al lavoro sulle misure alternative da avanzare in Parlamento. E già la “prossima settimana metteremo a punto un pacchetto di interventi da proporre ad Alfano e, tramite il Pdl, veicolarle verso il confronto parlamentare”. Crosetto non ci sta a passare da traditore: “Non si tratta di rivoltare la manovra. Non siamo ribelli e il nostro obiettivo non è fare una rivolta. Chiediamo di poter ragionare all’interno del Pdl e vedere se questa manovra può essere cambiata”, sottolinea. Se gli obiettivi, è il ragionamento, sono il risanamento dei conti e il rilancio dell’economia, “se facciamo proposte che vanno in questo senso, e sono meno distruttive per il paese, non capisco perché non possano essere discusse”. Ma, avverte, “all’interno della maggioranza il confronto è legittimo”. “Non vogliamo far cadere il governo e non siamo traditori, anzi saremo, almeno io e Martino, tra gli ultimi che Berlusconi si troverà vicino, perché abbiamo il senso della riconoscenza e dell’onore. Ma non siamo pagati per portare il cervello all’ammasso e abbiamo anche la libertà intellettuale di poter esprimere le nostre opinioni”.

Calderoli: “Chi critica la manovra si dimetta”. Crosetto interviene anche sulla polemica con il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, uno dei padri della manovra fiscale che oggi, in un’intervista a La Padania, ha attaccato duramente invitandoli alle dimissioni, quanti all’interno della maggioranza si oppongono alle nuove misure fiscali: “Per loro la porta è aperta. Mi riferisco a chi sta all’interno e all’esterno della Lega, anche ai ministri”. “Bisogna rendersi conto delle conseguenze che ci sarebbero state se non avessimo fatto questa manovra” e “chi non comprende tutto questo non dovrebbe occuparsi di amministrare la cosa pubblica e andarsene a casa. L’istituto delle dimissioni – ricorda Calderoli – è sempre valido”. La risposta di Crosetto arriva a stretto giro di posta: “Le minacce sono il modo peggiore per ragionare. Non siamo traditori. Evitiamo i toni da insulto”, soprattutto, avverte il sottosegretario, “se arrivano da esponenti di altri partiti”. “Sono stupito dai toni molto duri utilizzati da alcuni. Io non ho problemi a mettere insieme il pranzo con la cena, non ne ho mai avuti… Alcuni di quelli che parlano ne avrebbero… Non bisogna scambiare la mitezza con la paura, le minacce sono il modo peggiore per ragionare”.

Alemanno: “Bene Crosetto, in Aula ci sia spazio per emendamenti”. Sulla scia di Crosetto si inserisce anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “L’iniziativa di Guido Crosetto e degli altri parlamentari è da seguire con grande attenzione e deve essere chiaro che la manovra firmata dal capo dello Stato può essere blindata nei saldi ma non nei contenuti. L’Anci presenterà presto un proprio pacchetto di emendamenti per rendere la manovra più equa e sostenibile. Nessuno deve permettersi di rispondere a queste iniziative con discorsi da caserma”, ha detto il primo cittadino capitolino riferendosi senza nominarlo a Calderoli. “In Parlamento il dibattito deve essere ampio ed esauriente per giungere ad una modifica sostanziale della manovra”.

Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente: “Manovra da rivedere, così è un regalo alle ecomafie”. Il ministro dell’ambiente ha rilasciato tre interviste – su Repubblica, Il Mattino, La Stampa – per esprimere tutto il suo sdegno per l’abolizione del Sistri, il sistema sulla tracciabilità dei rifiuti: “La norma va emendata, eliminare il Sistri è un regalo alle ecomafie”.  In questa vicenda, “se hanno sconfessato me”, allora “hanno sconfessato anche il presidente del Consiglio”. Pur difendendo la manovra nell’insieme – adottata per fare fronte a al “serio pericolo di un assalto speculativo nei confronti del nostro Paese” – il ministro non ci sta a essere di fatto commissariata dalla Lega, promotrice dell’eliminazione della sua creatura: “il testo “si potrà e si dovrà migliorare in parlamento senza perdere però di vista gli obiettivi complessivi di riassetto dei conti pubblici”.

Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl: “Si abolisca il contributo di solidarietà”. Contro il contributo di solidarietà sui redditi sopra i 90mila euro si scaglia il vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli secondo cui “andrebbe abolito”. In alternativa, propone Napoli, “per evitare il sospetto che resti per sempre, andrebbe versato in due o tre tranches da versare entro il 2012”. “Il punto è questo – spiega il deputato –  ai cittadini che non credono alla durata triennale del contributo di solidarietà, il governo deve proporre il versamento in due o tre tranches secche, da versare entro il 31 dicembre 2012, del 5 o del 10% dovuto sui rispettivi redditi e chiudere la pratica entro quel termine. E’ il modo migliore per fugare il sospetto, per non dire la certezza, che quel prelievo possa continuare “provvisoriamente per sempre”. Ma la cosa migliore, naturalmente rimane l’abolizione del prelievo stesso che va a colpire l’elettorato di riferimento del centrodestra e del Pdl. Anche il vice presidente dei deputati Pdl non ci sta a passare da dissidente e dice: Capisco, tutti nella maggioranza finiremo per comprendere la drammaticità del momento, ma avvertire il timoniere che per questa via il Pdl va a sbattere è un atto doveroso e la migliore testimonianza della lealtà che ci lega a Berlusconi”.

Santanché: “Tremonti? Non indispensabile”. Non poteva mancare poi la stoccata di Daniela Santanchè che, intervistata da Klaus Davi, dopo aver massacrato il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, che ha criticato (in un’intervista a Il Corriere della Sera) la manovra aggiuntiva del governo, ha definito Tremonti “non indispensabile”: ”I cimiteri sono pieni di persone indispensabili, ne tragga lei le conclusioni“, ha risposto sarcastica il sottosegretario.

“Non capisco l’atteggiamento
dell’opposizione che nemmeno di fronte alla straordinaria gravità
della situazione si assume la responsabilità di sostenere il paese e
la butta in polemica come se si dovesse votare tra due mesi”. Roberto Calderoli, in un’intervista a La Padania, avanza il sospetto che “il
sogno della ‘spallatà non sia mai venuto meno, come quello di un
governo tecnico”.     Il ministro della Semplificazione rivendica le scelte del
governo: “Abbiamo dimostrato di avere la forza di pensare prima alla
gente. Siamo consci dell’impatto di queste misure, ma pensiamo sia
più importante che i cittadini possano continuare a prendere lo
stipendio, la pensione e siano sicuri di ritrovare i loro risparmi
quando vanno in banca. Queste cose -rimarca l’esponente della Lega-
sono più importanti di qualunque valutazione sul consenso
elettorale”.     Non mancano le critiche anche all’interno della maggioranza:
“Per loro -ribadisce Calderoli- la porta è aperta. Mi riferisco a
chi sta all’interno e all’esterno della Lega, anche ai ministri”.
“Bisogna rendersi conto delle conseguenze che ci sarebbero state se
non avessimo fatto questa manovra” e “chi non comprende tutto questo non dovrebbe occuparsi di amministrare la cosa pubblica e andarsene a
casa. L’istituto delle dimissioni -ricorda Calderoli- è sempre
valido”.
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