Il governo deve “dire la verità” sulle richieste che gli organismi internazionali stanno sottoponendo in queste ore al nostro Paese. Alla vigilia di una settimana che si annuncia ancora critica sul fronte dei mercati e mentre le associazioni imprenditoriali continuano a pressare l’esecutivo, l’opposizione attacca. E definisce il governo “screditato” e “commissariato”. Ma è stato Mario Monti, in un editoriale, a fotografare il commissariamento dell’Italia da parte degli altri Paesi. L’esecutivo “ha accettato un governo tecnico sopranazionale”, ha scritto l’ex commissario europeo stamani sul Corriere della Sera.

Il Capo dello Stato intanto, senza entrare direttamente nel merito, rivolge di nuovo un appello alla coesione delle forze politiche: “Il futuro dell’umanità – dice Giorgio Napolitano – sta non nel conflitto e nella divisione ma nella cooperazione e nella integrazione, per la crescita sociale e il benessere economico di tutti i popoli”. Il premier, Silvio Berlusconi, che sentirà domani il presidente Usa, Barack Obama e sta avendo contatti con i leader europei, attende le mosse della Bce da Villa La Certosa in Sardegna, pronto a rientrare a Roma. L’affondo di Pd e Idv sulla gestione della crisi da parte dell’esecutivo arriva a metà pomeriggio: Antonio Di Pietro continua a chiedere le dimissioni di Berlusconi e del governo e sostiene che “l’Italia, in questo momento, è sottotutela dell’Unione Europea e un Paese sotto tutela non è libero e democratico e, soprattutto, non è in grado di dare credibilità alle istituzioni. Dobbiamo liberarci innanzitutto dei lacci e lacciuoli del governo Berlusconi – ribadisce – e l’unica strada è rappresentata dalle dimissioni del presidente del Consiglio”.

Stessi toni anche da parte di Bersani, che chiede al governo di dire “la verita’”. “E’ incredibile e inaccettabile – dice il leader del Pd – che l’opposizione non abbia avuto fin qui comunicazione alcuna sui vincoli ai quali la comunita’ europea e internazionale ci sta sottoponendo. Che cosa davvero e precisamente ci stanno chiedendo la Bce e le istituzioni internazionali? – aggiunge – Un governo impotente, totalmente screditato e ormai commissariato dica almeno qual e’ la situazione reale”. Chiede chiarezza anche la Cgil, che esprime la “preoccupazione che si stia vivendo ormai in un Paese commissariato e privo di autonomia” e chiede che “si renda nota senza omissioni la comunicazione o la lettera della Bce. In settimana intanto l’attivita’ politica non si ferma: in attesa di capire se Berlusconi tornera’ a Roma tra lunedi’ e martedi, e’ gia’ stata convocato per mercoeldi’ un incontro tra il governo e le parti sociali. Giovedì le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Montecitorio ascolteranno la relazione del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Il titolare di via XX Settembre incontrera’ domani a Gemonio il leader della Lega, Umberto Bossi che annuncia una proposta del Carroccio, “per salvare le imprese prima che sia troppo tardi”.

Ma è stato Mario Monti a evidenziare con lucidità lo stato della crisi italiana. Ai mercati ”con tutti i loro eccessi distorsivi” e all’Europa, “con tutte le sue debolezze”, si deve il fatto che il governo “ha finalmente aperto gli occhi e deciso almeno alcune delle misure necessarie” a fronteggiare la crisi, ha scritto. L’ex Commissario europeo – da molti nel centrosinistra candidato per la guida di un governo tecnico sostenuto da una larga parte del Parlamento – sottolinea che la “sequenza” degli ultimi avvenimenti, dall’allarme delle agenzie di rating, alla decisione sull’anticipo della manovra, deve essere stata “pesante” per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. “Essi sono stati costretti a modificare posizioni che avevano sostenuto a lungo – rileva Monti – in modo disinvolto l’uno e molto puntiglioso l’altro e a prendere decisioni non scaturite dai loro convincimenti ma dettate dai mercati e dall’Europa”. In questo modo, governo e maggioranza “hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un governo tecnico”, scrive.

“Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica – aggiunge Monti – è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un ‘governo tecnico sopranazionalè e si potrebbe aggiungere mercatista”. In questa situazione non necessariamente negativa, Monti legge tuttavia “quattro inconvenienti” per l’Italia. Il primo è la “scarsa dignità”, perché “dispiace che l’Italia possa essere vista come un Paese che preferisce lasciarsi imporre decisioni impopolari”. Ci vorrebbe almeno “un po’ di patriottismo economico”. Il secondo svantaggio è il “downgrading politico”. “Quanto è avvenuto nell’ultima settimana – afferma Monti – non contribuisce purtroppo ad accrescere la statura dell’Italia tra i protagonisti della scena europea e internazionale”. E questo è grave soprattutto per la possibile “efficacia” dell’azione del nostro Paese: “Il ruolo di un’Italia rispettata e autorevole, anziché fonte di problemi, sarebbe di grande aiuto all’Europa”.

A ciò si aggiunge il terzo inconveniente: il troppo “tempo perduto”, svantaggio derivato dal fatto che, per Monti, “la perseveranza con la quale si è preferito ascoltare solo poche voci, rassicuranti sulla solidità della nostra economia e anzi, su una certa superiorità del modello italiano è una delle cause del molto tempo perduto e dei conseguenti maggiori costi per la nostra economia”. Infine, c’è lo svantaggio della “crescita penalizzata”. Alla luce di quest’analisi, secondo l’ex Commissario, ora occorre “un impegno forte e concentrato, dall’interno dell’Italia, sulla crescita”.