Dopo oltre 20 anni di Rai, di cui quasi la metà passati alla direzione di Rai3, Paolo Ruffini lascia per affrontare la sfida de La7, dove dal 10 ottobre sarà direttore di rete.

Nato a Palermo il 4 ottobre 1956 è stato direttore di Rai3 dal 16 aprile del 2002 al 25 novembre 2009, quando su proposta del dg dell’epoca Mauro Masi, Ruffini era stato sostituito dal cda con Antonio Di Bella. Una decisione da lui fortemente contrastata al punto da portarlo ad un ricorso. Il 28 maggio 2010 era stato poi reintegrato al vertice della rete dal giudice del lavoro, che aveva accolto il suo ricorso, e poi l’8 giugno dal cda dell’azienda. Il 20 luglio il tribunale del lavoro aveva poi respinto il reclamo della Rai. Per dicembre era invece attesa l’udienza della causa di merito avviata dai legali del dirigente per ottenere conferma con sentenza del provvedimento cautelare di reintegro ed eventualmente il risarcimento dei danni.

Laureato in Giurisprudenza, Ruffini ha iniziato a fare il giornalista presso il Mattino di Napoli nel 1978. Nello stesso giornale dal 1981 è passato alla redazione romana come inviato di cronaca e poi come giornalista parlamentare. Nel 1986 entra al Messaggero, dove dal 1989 diventa inviato, quindi editorialista e infine vicedirettore. Nel ’96 è stato nominato direttore del Giornale Radio Unificato, dove è stato confermato anche nel ’98. Nel ’99 ha assunto anche la direzione di Radiouno: sotto la sua direzione sono nati programmi come Inviato Speciale, il Baco del Millennio, Gr Cultura, Baobab, Zona Cesarini.

Ma il nome di Ruffini è legato a Rai3, con nove anni di lavoro intenso, pieno di scontri con la politica e di polemiche a distanza con il centrodestra ma anche di giudizi positivi del pubblico che spesso ha premiato le sue scelte con giudizi di qualità e ascolti mai raggiunti primi dalla rete storicamente appaltata al centrosinistra. Del resto Ruffini è quello che più di tutti ha saputo coniugare la tradizione della rete con le novità. Sotto la sua direzione sono nati numerosissimi programmi, tra i quali Ballarò con Giovanni Floris, Che tempo che fa con Fabio Fazio, poi In mezz’ora con Lucia Annunziata. Sulla sua Rai3 è andato in onda anche il Rotocalco Televisivo di Enzo Biagi, l’ultima trasmissione in cui è comparso il giornalista prima della morte e che aveva segnato il suo ritorno in tv dopo la chiusura de Il Fatto su Rai1. Negli anni della sua direzione inoltre sono passati dalla seconda alla prima serata programmi come Blu notte con Carlo Lucarelli, e Report con Milena Gabanelli. Ma sono nati anche tanti programmi di satira, altra cifra della rete insieme all’informazione, come Il caso Scafroglia con Corrado Guzzanti, Dove osano le quaglie, Tintoria, e soprattutto Parla con me con Serena Dandini.

Molti di questi programmi, segnati da un indubbio successo di pubblico, non solo quelli di informazione ma anche quelli di satira, sono stati oggetto delle critiche del centrodestra che li ha molto spesso criticati, e anche del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che a più riprese non ha nascosto il suo giudizio negativo su programmi come Ballarò, Parla con me o Report.