L’ex comandante della polizia municipale di Parma ha iniziato a collaborare con la giustizia. E una volta che ha iniziato a parlare, Giovanni Maria Jacobazzi, è stato un vero e proprio fiume in piena. Interrogato in Procura per tre giorni di fila, per un totale di 13 ore di interrogatorio, ha risposto puntualmente alle domande del pm, Paola Dal Monte. Una collaborazione che gli è valsa gli arresti domiciliari in attesa del processo.

La filosofia adottata dagli inquirenti pare essere quella di adottare atteggiamenti più morbidi per spingere gli indagati a parlare. Nei giorni scorsi sono stati scarcerati anche Norberto Mangiarotti, imprenditore del verde e presidente dell’associazione Parma People che nel 2007 sostenne la candidatura alle amministrative di Pietro Vignali; Gianluca Facini, altro imprenditore parmigiano coinvolto nell’inchiesta ‘Green money’;  Giuseppe Romeo Lupacchini, il detective privato di Monza accusato di corruzione in quanto avrebbe acquistato proprio dal comandante dei vigili di Parma informazioni riservate pagandole con mazzette da 4mila euro.

Dopo Mangiarotti, Lupacchini e Facini anche Jacobazzi  ha portato il proprio contributo all’indagine. Dichiarazioni che rimangono secretate dal segreto istruttorio, come del resto tutte quelle degli altri indagati, ma che vanno verso un ampliamento dell’inchiesta. Tanto che il suo atteggiamento, secondo gli inquirenti, ha dimostrato ‘resipiscenza’, quindi valutato positivamente dal giudice per le indagini preliminari, Maria Cristina Sarli, che ha disposto la sua scarcerazione accogliendo l’istanza dell’avvocato difensore Paolo Veneziani, presentata dopo gli interrogatori della settimana scorsa.

Jacobazzi rimarrà comunque ai domiciliari, dato che sulla sua testa pendono accuse molto gravi. Si parla di corruzione, dato che avrebbe ricevuto favori personali dall’imprenditore Alessandro Forni in cambio di spinte per aggiudicarsi alcuni appalti e lavori, come l’offerta di manutenzione del giardino nella casa di Jacobazzi a Santa Marinella, in Lazio, in cambio dell’appalto per l’area di sgambamento dei cani della polizia municipale. Ma si parla anche di peculato e altra corruzione, dato che l’ex comandante si sarebbe recato a Monza con una Panda del Comune di Parma per incontrare il detective privato a cui avrebbe venduto informazioni riservate in cambio di mazzette.

E si parla anche di tentata concussione, dato che dalle intercettazioni emergono conversazioni che fanno intuire pressioni esercitate da Jacobazzi sul responsabile del servizio annonario perché annullasse una multa al ristorante di Rosi per il dehor in via Farini, minacciandolo addirittura di trasferimento.

Insomma, la giustizia ha iniziato a fare il suo corso. Già in quattro hanno scelto di parlare. Rimane ora da chiarire le posizioni degli altri sette coinvolti nell’inchiesta, per quanto alcuni di loro abbiano già consegnato agli inquirenti delle deposizioni, come nel caso dell’ex dirigente comunale Carlo Iacovini. Mentre sono ancora dietro le sbarre, con lui, Tommaso Mori e Gian Vittorio Andreaus, dell’azienda Student work service, l’imprenditore Alessandro Forni, i dirigenti del settore ambiente Manuele Moruzzi e dell’Iren Mauro Bertoli, il direttore della partecipata del Comune Engioi, Ernesto Balisciano.

(c.z.)