2 agosto 1980: alle 10.25 esplode nella sala d’aspetto di seconda classe un ordigno custodito in una valigia piazzata su un tavolino a una quarantina di centimetri da terra. La bomba, del peso di 25 chilogrammi circa, è composta da tritolo, T4 e gelatinato e uccide 85 persone provocando più di 200 feriti. Nell’immediato, come per la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, si parla dell’esplosione di una caldaia nei sotterranei. Ma non ci sono sotterranei e ai soccorritori è subito chiaro che si tratta di un attentato a causa del forte odore di polvere da sparo nell’aria. Il presidente del consiglio Francesco Cossiga due giorni più tardi parlerà di responsabilità fasciste.

6 agosto 1980: nella basilica bolognese di San Petronio si svolgono i funerali a cui partecipa il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Saranno soltanto in 8 le famiglie che accetteranno le esequie di Stato.

26 agosto 1980: emessi 24 mandati di cattura per militanti dell’estrema destra italiana. Tra questi Roberto Fiore, Massimo Morsello, Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Roberto Rinani, Massimiliano Fachini, Paolo Signorelli e Aldo Semerari, il criminologo che favorirà con perizie “aggiustate” esponenti della camorra, della Banda della magliana e della destra eversiva e che morirà assassinato il 1 ottobre 1982. Gli arrestati, residenti a Bologna, Ferrara, Padova, Parma e Roma, torneranno in libertà l’anno successivo.

9 settembre 1980: viene assassinato il leader di Terza Posizione in Sicilia Francesco Mangiameli. Lo uccidono a Tor de’ Cenci (Roma) alcuni esponenti dei Nar: i fratelli Cristiano e Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Stefano Soderini e Giorgio Vale. Sarebbe un regolamento di conti per la sparizione di denaro da utilizzare per l’evasione del nero Pierluigi Concutelli. Ai suoi funerali, però, Tp diffonde un volantino che definisce Mangiameli un’altra vittima della strage di Bologna e nel luglio precedente il colonnello Amos Piazzi, sospettato e poi prosciolto per il golpe Borghese (7-8 dicembre 1970), aveva detto all’Espresso che tale Ciccio (poi identificato nel neofascista siciliano) collaborava con il Sisde a un’indagine sulla riorganizzazione dell’estrema destra.

13 gennaio 1981: ha luogo uno dei depistaggi più clamorosi. Sul treno Milano-Taranto, all’altezza di Bologna, vengono rinvenuti documenti, armi ed esplosivo compatibile con quello esploso a Bologna. I documenti sono intestati a un cittadino francese e a uno tedesco e l’operazione, condotta dai servizi segreti militari, va sotto il nome di “Terrore sui treni”.

5 febbraio 1981: arresto di Valerio Fioravanti, ferito in un conflitto a fuoco con una pattuglia di carabinieri nell’hinterland padovano, lungo il canale Scaricatore. I neofascisti stavano recuperando alcune armi e i militari dell’Arma, Enea Codotto, 25 anni, e Luigi Maronese, 23 anni, vengono assassinati.

17 marzo 1981: la guardia di finanza, incaricata dai giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone che indagavano sulla “lista dei 500” di Michele Sindona, scopre a Castiglion Fibocchi (Arezzo) l’elenco dei 962 iscritti alla loggia P2 di Licio Gelli. Ne fanno parte personaggi rilevanti del mondo della politica, dell’esercito, delle forze dell’ordine, dei servizi segreti, dell’economia e del giornalismo.

11 aprile 1981: Massimo Sparti, neofascista in rapporti con la banda della Magliana, rivela quanto Valerio Fioravanti gli avrebbe detto a Roma il 4 agosto precedente a proposito della strage alla stazione di Bologna. Parole che vedrebbero coinvolto lo stesso Fioravanti e Francesca Mambro concludendo con un “hai sentito che botto?

1 giugno 1981: nasce l’associazione tra i familiari delle vittime per “ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta”. Al momento della costituzione, ne fanno parte 44 persone, ma in breve si arriva a 300 e uno dei focus iniziali è quello di monitorare l’evoluzione delle indagini. Ogni 4 mesi, suoi delegati incontrano i magistrati, fanno il punto e poi riferiscono ai giornalisti in conferenza stampa. Altra attività è quella di depositare una proposta di legge di iniziativa popolare sull’abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo. Per essa verranno raccolte 100 mila firme consegnate al presidente della Repubblica, Francesco Cossiga.

5 marzo 1982: viene arrestata anche Francesca Mambro (Nar) al termine di una rapina in cui resta ferita. Nel conflitto a fuoco muore uno studente, Alessandro Caravillani.

19 gennaio 1987: inizia il processo di primo grado per la strage alla stazione di fronte alla Corte d’Assise di Bologna.

11 luglio 1989: arriva la sentenza di primo grado. Ergastolo per Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Massimiliano Fachini e Sergio Picciafuoco. Per i depistaggi 10 anni a Licio Gelli (P2), Francesco Pazienza (legato al Sismi), Giuseppe Belmonte e Pietro Musumeci (ufficiali del Sismi). Colpevoli del reato di banda armata, oltre a Mambro, Fioravanti, Picciafuoco e Fachini, anche Paolo Signorelli, Roberto Rinani, Egidio Giuliani e Gilberto Cavallini.

5 agosto 1989: uno degli avvocati di parte civile, Roberto Montorzi, incontra Licio Gelli. Ne segue una bufera contro il collegio di parte civile, i magistrati (accusati di ispirarsi a un teorema giudiziario soffiato dal Partito comunista) e l’associazione vittime, indicata come artefice di attività di spionaggio. La bufera si rifletterà sul processo di secondo grado, che inizia il 25 ottobre successivo.

18 luglio 1990: sentenza di secondo grado. Assolti tutti i neofascisti dal reato di strage. Ridotte le condanne per i depistaggi inflitte a Belmonte (6 anni e 5 mesi) e Musumeci (6 anni e 11 mesi). Condanna per banda armata per Fioravanti, Mambro, Giuliani e Cavallini. Si chiede la rimozione della lapide alla stazione che parla di “strage fascista” mentre il presidente del consiglio Giulio Andreotti e Cossiga, ancora al Quirinale, si scusano con il Movimento Sociale Italiano.

12 febbraio 1992: le sezioni penali unite della Corte di Cassazione annullano con rinvio la sentenza d’appello. Inoltre Gelli e Pazienza dovranno affrontare un processo per calunnia aggravata.

11 ottobre 1993: inizia il nuovo processo d’appello.

16 maggio 1994: il processo giunge a sentenza. Ergastolo per Fioravanti, Mambro e Picciafuoco. Per i depistaggi 10 anni a Gelli e Pazienza, 8 a Musumeci e 7 a Belmonte. Banda armata per Fioravanti, Mambro, Picciafuoco, Giuliani e Cavallini.

12 giugno 1994: il Corriere della Sera pubblica un’intervista a Mambro e Fioravanti intitolata “Loro al governo, noi all’ergastolo” a firma di Gian Antonio Stella. I due ribadiscono la loro innocenza e fanno la storia di camerati che negli anni Settanta frequentavano e che dopo hanno fatto carriera. Citano Teodoro Buontempo, Francesco Storace, Maurizio Gasparri e Gianfranco Fini.

Luglio 1994: Nella sede romana dell’Arci viene creata l’associazione “E se fossero innocenti”, che sostiene l’estraneità di Mambro e Fioravanti alla strage di Bologna. Ne fanno parte anche molti intellettuali di sinistra.

23 novembre 1995: le sezioni unite penali della Cassazione confermano la sentenza di un anno e mezzo prima. Per Sergio Picciafuoco viene disposto un nuovo giudizio a Firenze al termine del quale sarà assolto dal reato di strage (15 aprile 1997 la sentenza di assoluzione definitiva).

30 gennaio 2000: un altro di coloro accusati di essere gli esecutori materiali della strage, Luigi Ciavardini (Nar), 17 anni all’epoca dell’esplosione, viene assolto per l’eccidio dal tribunale dei minori di Bologna. Per lui una condanna per banda armata.

9 marzo 2002: dalla sezione minorenni della corte d’appello di Bologna Ciavardini viene condannato a 30 anni per la strage. Confermata la banda armata.

17 dicembre 2003: la Cassazione annulla con rinvio le condanne per Ciavardini.

3 agosto 2004: viene approvata la legge 206, “Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’11 agosto successivo. Stabilisce, tra l’altro, pensioni e indennità per i feriti che hanno riportato percentuali d’invalidità superiori all’80%. A tutt’oggi, questa legge è lettera morta e l’associazione vittime continua a battersi perché venga finalmente applicata.

13 dicembre 2004: nuova sentenza d’appello per il terrorista al tempo minorenne, che viene ritenuto colpevole. La condanna diventa definitiva l’11 aprile 2007.

(a.b.)