Mesi e mesi trascorsi a rassicurare l’elettorato francese. A dimostrare che lei, Marine Le Pen, non è come il padre, Jean-Marie, capace perfino di osare il revisionismo sui campi di concentramento della Seconda guerra mondiale. Mesi e mesi a puntare sul nazionalismo più o meno antislamico, ma senza mai esagerare. A ripetere che lei è democratica e basta. La strategia sembrava funzionare: l’ultimo sondaggio le ha assegnato il 20% dei consensi al primo turno delle presidenziali, previste fra meno di un anno. Ebbene, tutti quegli sforzi potrebbero rivelarsi inutili dopo la strage di Utoya.

Le dichiarazioni (alla Borghezio) di due esponenti del Front nationale (Fn), il suo partito, l’hanno messa non poco in imbarazzo. Mentre a Parigi si comincia a dire che dei pazzi quali Anders Behring Breivik spuntano fuori anche a causa di un certo discorso xenofobo, come quello del Front Nationale. Di cui Marine si appropria con più discrezione rispetto a Jean-Marie, anche se ogni tanto il «vecchio» stile emerge, eccome, per tenersi buono l’elettorato tradizionale e più estremista del partito.

Ma cominciamo dal primo «incidente» degli ultimi giorni. Jacques Coutela, candidato Fn in Borgogna alle elezioni cantonali del marzo scorso, ha inserito nel suo blog (dal titolo «La valigia o la bara», in funzione anti immigrazione) testi favorevoli a Brejvik. «L’obiettivo dell’azione terroristica del nazionalista norvegese è stato combattere l’invasione musulmana. Facciamo di questo resistente un icona», si legge. O meglio, si leggeva, perché Coutela ha ritirato quei brani, che inneggiavano al «difensore dell’Occidente» e a «Carlo Martello 2».

In seguito il politico locale ha sostenuto di non averli scritti: «Sono stati inseriti da altri nel mio blog – ha detto – che funziona come una rassegna stampa». La Le Pen, però, non ha sentito storie: Coutela è stato sospeso dalle sue funzioni, in attesa di dover passare dinanzi a una commissione disciplinare del partito. Così come, alle cantonali, un militante dell’Fn, fotografato dopo l’ottima perfomance del suo partito mentre faceva il saluto nazista, era stato espulso seduta stante. Ma i problemi di Marine non finiscono qui. Su Twitter Laurent Ozon ha scritto, per spiegare la tragedia norvegese, che in quel Paese l’immigrazione si è moltiplicata sei volte negli ultimi trent’anni. Più tardi ha cercato di precisare, definendo l’atto «ignobile», ma sottolineando che, «in quanto sociologo, ho cercato di capirlo. E ritengo che le condizioni sociali legate all’anarchia migratoria possano generare repliche di quell’avvenimento anche altrove».

Ozon non è una figura minore del partito come Coutela. Ma uno dei consiglieri della Le Pen. Che l’ha subito chiamato al telefono. Non è stato né espulso, né sospeso. Anche se, come lui stesso ha ammesso, la conversazione è stata concitata: «Mi ha ripreso vivacemente». Intanto su Internet quella che i francesi chiamano la «fachosphère», un insieme di blog, siti e pagine Facebook di estrema destra, in forte espansione, si sta scatenando sui fatti norvegesi, tirando fuori la teoria del complotto, assicurando che ora a rimetterci saranno i nazionalisti, perseguitati. Fino a esprimere ammirazione per Brejvik.

Solo brutte notizie per Marine Le Pen e per Louis Alliot, numero 2 del Fronte nazionale (e anche suo compagno nella vita), vero stratega della politica di «dédiabolisation» condotta per dimostrare che l’Fn non va esorcizzato, ma è un partito come gli altri. E invece Sos Racisme, storica organizzazione francese di lotta contro il razzismo, in un comunicato ha puntato il dito, dopo la tragedia norvegese, «sulla responsabilità morale di forze politiche e intellettuali che, in Europa e da parecchi anni, hanno contribuito a rendere isterico il dibattito sui musulmani e sull’immigrazione». Mentre il Mrap (Movimento contro il razzismo e per l’amicizia dei popoli), ha sottolineato «la pesante responsabilità del Front nationale e anche della corrente «Droite populaire» dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy.

Alliot, si sa, guarda molto all’esempio della Lega Nord in Italia, che è riuscita ad arrivare al Governo, per ispirare il nuovo corso dell’Fn. Quando, nel marzo scorso la Le Pen visitò l’isola di Lampedusa, per protestare contro la politica europea dell’immigrazione, fu accompagnata proprio da un politico leghista, assai apprezzato da una certa estrema destra di Francia. Si chiama Mario Borghezio. Una scelta discutibile per la figlia che ha deciso di essere diversa dal padre.