Il governo blocca la riforma per la liberalizzazione del mercato degli idrocarburi e aumenta le accise sui carburanti. Il progetto di legge denominato “Libera la benzina!”, depositato alla Camera e già preso in esame al Senato, che propone la rimozione di vincoli posti alla competizione e alla libera concorrenza, è sparito dalla manovra di stabilizzazione finanziaria.

Il progetto di legge, promosso da Faib e Fegica, sostenuto da Cisl, Confesercenti, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Federconsumatori, aveva raccolto le firme di oltre 570.000 persone e da 100 parlamentari di tutti i gruppi.

La proposta di legge che avrebbe effettivamente liberalizzato il mercato, consentendo ai distributori indipendenti di mantenere il loro prezzi competitivi, è stata cancellata dalla manovra correttiva (art. 28 del D.L. 98/2011). Questo va inevitabilmente a favorire le grandi aziende monopolistiche, aumenta il differenziale di prezzo rispetto alla media UE e in pratica annulla il vantaggio essenziale posseduto dalle cosiddette “pompe bianche”, i gestori di carburante indipendenti che non fanno capo alla rete distributiva nazionale, permettendosi così di tenere basse le tariffe dei combustibili. ”Il mercato rimane in mano all’oligopolio delle grandi compagnie petrolifere. La liberalizzazione evidentemente non piace – racconta Luca Panzavolta, amministratore delegato Cond, trai i distributori leader in Emilia Romagna – Emblematico in tal senso, è il caso Cesena dove l’Eni si oppone  all’apertura di un distributore a marchio Conad che, secondo la major petrolifera, potrebbe addirittura determinare un ‘gravissimo pregiudizio’ all’operatività concorrenziale di quell’area”.

L’amministrazione pubblica non aiuta: subito dopo le liberalizzazioni di Bersani, le regioni avevano adottato leggi restrittive che inserivano vincoli aggiuntivi tali da irrigidire il mercato, “alzando così la soglia dell’ingresso delle low cost”. Un esempio? “In Emilia Romagna eravamo vincolati ad aggiungere agli erogatori Diesel e benzina anche quelli Gpl e metano, con tutti i costi gestionali e logistici che ne conseguono: la manovra non produce effettiva liberalizzazione”.

Cosa che avrebbe invece garantito “Libera la Benzina!”, e di cui nel decreto passato al Senato non v’è traccia. Il che equivale a cancellare in blocco la possibilità di un mercato all’ingrosso equo e trasparente, l’estensione ai carburanti delle competenze dell’Autorità per l’energia, del Gestore del Mercato Elettrico e dell’Acquirente Unico con i benefici che hanno già portato ai consumatori in altri comparti energetici. Cancellata la “separazione delle reti” che avrebbe impedito il controllo assoluto dei petrolieri sui carburanti “dalla culla alla tomba”, com’è comunemente noto. E fuori anche la rimozione del vincolo di fornitura in esclusiva imposto ai gestori, che avrebbe impedito alle aziende petrolifere di praticare gli stessi prezzi bassi dei “no logo” liberando invece questi ultimi.

Quello che passa come progetto di liberalizzazione, nei fatti è ”incremento del self service, razionalizzazione della rete e sviluppo del non oil come  linee guida.” A sottolinearlo e’ il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia, Stefano Saglia. Tradotto: meno distributori e tutto self-service. Con il risultato che la sproporzione, come abbiamo visto in Emilia Romagna, resta.

“Il Governo per dare una parvenza di accettabilità all’indigesto provvedimento di manovra di stabilizzazione finanziaria – spiega il Presidente Faib, Martino Landi – ha inserito il testo che non ha alcun profilo di urgenza e necessità ma risponde semmai a esigenze di portata più generale. Si tratta di un testo che non risponde a nessuna delle criticità dell’attuale rete carburanti: conserva, per non disturbare i poteri forti, il sistema oligopolistico verticalmente integrato delle 7 compagnie; mantiene l’obbligo di esclusiva e la discriminazione rete extrarete; esclude i gestori da qualsiasi azione attiva; è una proposta anticoncorrenziale e anticostituzionale”. La conferma arriva anche da Antonio Lirosi (Pd), ex Direttore generale per la tutela dei consumatori: “Si tratta di norme che non possono essere definite una vera e efficace riforma. Sono palliativi che non toccano minimamente i nodi strutturali della filiera petrolifera che rimane ad assetto oligopolistico e ciò causa il differenziale di prezzo rispetto alla media Ue”.