E’ un bollettino quotidiano quello della rivolta anti-Tav in Val Susa. Stamattina intorno alle sei un centinaio di manifestatnti guidati dal leader Alberto Perino, si è radunata a Susa davanti alla sede della ditta Italcoge, impegnata nel cantiere di Chiomonte, per bloccare l’uscita di mezzi e operai, colpevoli della “devastazione del territorio valsusino”. Sul pennone dell’azienda è stata issata una bamdiera “No Tav”. Secondo una note della Questura di Torino, “al momento dell’uscita dei mezzi, oggetto di ripetuti sputi, i manifestanti hanno sottratto il tappo dei serbatoi del carburante di alcuni autocarri, non si esclude tentando di introdurvi corpi estranei”.

La protesta è poi proseguita al mercatodella cittadina piemontese, con volantinaggi e la scalata al monumento ai Caduto del mare in piazza d’Armi: i no Tav hanno tirato giù il tricolore italiano e hanno issato, anche qui, il loro vessillo. L’operazione è stata ostacolata da alcuni degli ambulanti presenti. “E’ in corso l’analisi dei documenti raccolti sugli episodi della mattinata”, continua la nota della Questura, che, insieme all’attività informativa e investigativa, permettera’ di denunciare all’autorità giudiziaria chi ha commesso reati”.

La notte del 24 luglio un mezzo dell’Italcoge era andato a fuoco, mentre oggi è comparso su Youreporter il video di un manifestante gravemente ferito, “ricoverato d’urgenza” all’una del mattino del 25 luglio all’ospedale di Susa “dopo esser stato colpito in pieno volto da un lacrimogeno sparato a distanza molto ravvicinata”, si legge nella presentazione del filmato. “La prognosi è riservata. L’incidente è avvenuto durante la carica delle forze dell’ordine di fronte al check point di Chiomonte verso le 19,30 del 24 luglio”.

Le proteste di stamattina hanno suscitato un’indignazione bipartizan. Il blocco della Italcoge, tolto verso le nove, “è l’ennesimo, gravissimo episodio di violenza contro la realizzazione di un’opera necessaria e regolarmente autorizzata nelle sedi democratiche preposte”, commenta Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza del Partito Democratico, in una nota firmata insieme al deputato Stefano Esposito, deputato Pd. “Chiediamo alle autorità competenti che venga ripristinata la legalità immediatamente”.

Per il Pdl, il vicepresidente del gruppo alla Camera Osvaldo Napoli si avventura in un parallelo con il caso Papa: “Una democrazia normale non può esistere immaginando la carcerazione preventiva per un deputato della Repubblica, e dall’altra parte escludendo il carcere per chi va in giro fracassando la testa ad agenti, carabinieri e lavoratori. La magistratura non trova il tempo per processare i violenti magari ritenendo più urgente perseguire altre fattispecie di reato”.