Centocinquanta mila euro dei contribuenti milanesi finiti inutilmente nelle casse della Cherie Blair foundation, la fondazione della cattolicissima moglie dell’ex premier britannico Tony. E’ questa l’ultima sorpresa emersa dalle delibere della giunta di Letizia Moratti. Un finanziamento concesso per svolgere attività di lobbying e tentare di aggiudicarsi il Mobile world congress. un evento internazionale che, secondo il Comune, avrebbe potuto sviluppare il “sistema Milano” in vista dell’Expo 2015. Ma l’operazione, che ha molti contorni oscuri, è fallita.

Proprio oggi Milano è stata sconfitta da Barcellona. Insomma, finanziare uno studio sulla diffusione dei telefoni cellulari tra le donne dei paesi in via di sviluppo, condotto dalla fondazione Blair e dal Gsma (l’associazione che decide a chi assegnare il Mobile world congress) non è servito a niente. Palazzo Marino si ritrova con 150 mila euro in meno in bilancio e una serie di interrogativi a cui rispondere. La storia dell’operazione di lobbyng targata Moratti-Blair è infatti tutta da raccontare.

Tutto comincia nel marzo 2010 quando Cherie Blair accetta di entrare nel board di “2015: Woman and Expo”, presieduta dalla Regina Rania di Giordania. Pochi mesi dopo la fondazione propone a Moratti di finanziare il fondamentale studio sulla diffusione dei telefonini tra le donne nei paesi in via di sviluppo. Al Comune la richiesta arriva il 20 dicembre 2010 per un importo di 160 mila euro. Appena tre giorni dopo la giunta delibera, senza emettere neanche un comunicato stampa. Inizialmente è assegnato un contributo di 115 mila euro, che poi, come risulta dai documenti in possesso del fattoquotidiano.it, viene cancellato a penna e corretto in 150 mila. In pratica si decide di finanziare la totalità del progetto. In appena tre giorni. E di fatto le delibere approvate dalla giunta non sono un esempio di chiarezza.

Nel documento si legge: il Comune considerato che “Cherie Blair ha accettato di far parte del board di Woman and Expo”, che “il progetto Woman and Expo rappresenta un filone portante del programma di realizzazione di Expo 2015” e che “le attività della fondazione Cherie Blair riprendono alcune tematiche strategiche di Expo 2015” decide di finanziare il progetto World Mobile Capital ritenendolo “un’opportunità per la città al fine di incoraggiare importanti attività di cooperazione (…) in vista di Expo 2015”. Così Palazzo Marino, si legge sempre della delibera, “intende supportare la fondazione e in particolare il Mobile Women programme, basato sullo studio congiunto e messo in atto tra Gsma e la Cherie Blair Foundation”. Eppure, nonostante abbia finanziato uno dei progetti più rilevanti della società che gestisce l’evento, la manifestazione è stata assegnata a Barcellona.

Il Gsma rappresenta gli interessi di 800 operatori internazionali di telefonia su 219 Paesi. Un colosso, che gestisce anche il Mobile Asia Congress. E oggi il Gsma ha comunicato che la Mobile world capital fino al 2018 sarà la città catalana. Una vittoria importante: l’evento muove ogni anno un giro di affari stimato in 3,5 miliardi e porterà benefici al rilancio dell’economia spagnola. Come ha riconosciuto la stessa giunta milanese, avrebbe potuto essere un ottimo traino in vista di Expo 2015 prevedendo un “numero di visitatori medi di 200 mila ogni anno”. Una “opportunità per la città”. Persa. Anche a causa dei continui intoppi registrati dalla società di gestione dell’esposizione internazionale. Intoppi che si ripetono. Oggi pomeriggio il consiglio comunale sarà ancora impegnato nella discussione sull’accordo di programma per Expo 2015, deliberato dalla giunta di Giuliano Pisapia solo settimana scorsa. Che deve lavorare sotto la minaccia del Bie, l’organismo che assegna l’esposizione: Se entro ottobre non partiranno i lavori Expo potrebbe essere a rischio. Il segretario del Bie, Vicente Loscertales, ha definito “estrema” la situazione in cui si trova la società. “Ci sono solo tre anni per fare le infrastrutture: dobbiamo iniziare subito a essere dinamici”. E così, oltre alla situazione “estrema”, ereditata su Expo, Pisapia scopre anche di non vedersi assegnato il Mobile world capital. Con la beffa dei 150 mila euro inutilmente sottratti al bilancio 2010.