Per gli Stati Uniti, il presidente siriano Bashar al-Assad “ha perso ogni legittimita” e non è nell’interesse degli Usa che continui a restare al potere. Alla luce degli ultimi avvenimenti in Siria, con le ambasciate francese e statunitense finite sotto attacco a Damasco da parte di forze lealiste filo-Assad, il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, non ha usato mezze parole per condannare gli eventi e reclamare l’uscita di scena del capo dello stato siriano.

Il presidente Assad, ha detto a Washington Hillary Clinton, “ha perso la sua legittimità, non ha onorato le sue promesse, ha cercato e accettato l’aiuto dell’Iran per reprimere il suo popolo”. Per questi motivi, agli occhi degli Usa Assad “non è indispensabile” alla Siria. Anzi, ha rincarato Hillary Clinton, “noi non abbiamo investito assolutamente niente nel fatto che  resti al potere, Il nostro obiettivo è che sia realizzata la volontà di trasformazione democratica del popolo siriano”. Parole che sono giunte a Damasco quando ormai era notte, ma che pesano come un macigno sugli ormai fragilissimi equilibri diplomatici ancora esistenti tra Siria e Stati Uniti.

L’attacco a Damasco delle ambasciate francese e americana e gli insulti nei confronti dell’ambasciatore Usa, Robert Ford, che ha visto comparire sui muri della sede diplomatica la scritta “cane” vicina al suo nome, hanno provocato una reazione senza precedenti da parte di Washington e Parigi. Il Dipartimento di Stato Usa nel condannare in modo formale gli attacchi, ha reso noto di aver convocato l’incaricato  d’affari siriano a Washington. Nello stesso tempo Parigi ha indirettamente chiesto per bocca del suo ministro della Difesa, Gerard Longuet, un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ Onu. Pur consapevole che Paesi come Russia e Cina voterebbero contro un eventuale intervento occidentale. “La situazione in Siria non è paragonabile a quella in Libia, e un eventuale intervento aereo non risolverebbe niente”, ha detto. Ma l’attacco alle ambasciate di Usa e Francia non può passare sotto silenzio. Per Washington e Parigi, l’attacco è evidentemente correlato alla partecipazione dei rispettivi ambasciatori alla grande manifestazione anti-governativa tenutasi venerdì scorso nella città ribelle di Hama.