Alla fine anche piazza Affari riprende a respirare. Dopo due sedute da incubo, la Borsa milanese rientra in territorio positivo collocandosi addirittura in controtendenza rispetto al trend europeo. Alla chiusura delle contrattazioni Milano serra i battenti piazzando addirittura un confortante +1,18% mentre sugli altri “campi di battaglia” gli indici azionari escono ancora sconfitti seppure in modo contenuto: Francoforte conclude gli scambi con un complessivo -0,78%, Parigi perde lo 0,88 contro il -0,69 di Madrid mentre Londra, che però risente assai meno delle vicissitudini di Eurolandia, conclude la giornata con un -1,02%. Tutti negativi tranne l’Italia, insomma, nell’ultima beffa di un mercato dimostratosi a dir poco schizofrenico in queste ultime, indimenticabili, sedute.

E dire che l’avvio era stato a dir poco tragico con la speculazione ancora in atto e l’onda lunga del panico che pareva destinata a risucchiare la borsa in un vortice ribassista da incubo. Ore dieci, mercato ormai avviato. E’ passata poco più di un’ora dall’inizio delle contrattazioni e Milano è già sotto di quattro punti percentuali: gli scambi sui contratti futures del Ftse Mib (Fib) vengono sospesi per eccesso di ribasso (segno di convinzione in un peggioramento dell’indice) e gli osservatori iniziano a temere il collasso. “Questa mattina a un certo punto abbiamo davvero visto la morte in faccia” commenta il consigliere di Ifigest Filippo Montesi Righetti scherzando ma, come si dice in questi casi, nemmeno troppo. Da Lisbona, intanto, giunge notizia che gli scambi sono stati interrotti per cause “tecniche”, e ovviamente non ci crede nessuno. E’ con questi presupposti che il Tesoro inizia a collocare sui mercati 6,75 miliardi di euro di bot a un anno: ovviamente ci riesce, ma è costretto ad accordare un premio di 3,67 punti. La domanda supera di circa 1 volta e mezza l’offerta, come a dire che in pratica vengono piazzate 10 obbligazioni ogni 15 richieste contro le 10 ogni 17 dell’ultima asta quando il premio accordato era stato, tuttavia, decisamente più basso: appena il 2,147%. Insomma si vende a caro prezzo con i titoli italiani che, nonostante tutto, non stanno affatto andando a ruba visto che, nonostante i rialzi sugli interessi, più di un investitore sembra pensare che i bond del Belpaese possano essere acquistati a condizioni migliori nei prossimi giorni.

Ricapitolando: sono da poco passate le 11 e le notizie sul fronte Bot non sono affatto buone. Per fortuna, però, la Banca centrale europea ha già avviato la prima inversione di tendenza: lo spread tra il decennale italiano e il corrispettivo tedesco, schizzato in mattinata a quota 348 punti base (record dei record) ha iniziato a scendere. E’ la svolta, il momento in cui la Borsa capisce di potersi riprendere. “Gli elementi decisivi per l’inversione di tendenza – spiega Montesi – sono stati tre: l’intervento sul mercato della Bce, le dichiarazioni di Tremonti sulla finanziaria e quelle dell’opposizione sulla necessità di ricompattarsi in un momento di crisi. Il mercato ha percepito il segnale e gli speculatori hanno capito che ormai era stato toccato il fondo. Conveniva iniziare a coprire le posizioni comprando i titoli sulla piazza”.

A beneficiare dell’ondata di acquisti ci sono soprattutto i titoli bancari, reduci da due sedute ribassiste a dir poco mostruose, e oggi in prima fila, Unicredit e Intesa Sanpaolo in testa, nel guidare la risalita dell’indice. Le azioni di Piazza Cordusio registrano alla chiusura un pazzesco +5,89%, quelle di Popolare Milano addirittura un +7,32% mentre Intesa migliora di 3,34 punti percentuali rispetto alla disastrosa giornata di ieri. A destare scalpore è però il volume degli scambi. Nella giornata di oggi sono stati siglati oltre 63 mila contratti di scambio su Unicredit che guida la classifica dei titoli più trattati davanti, indovinate un po’, a Intesa Sanpaolo (più di 43.600 operazioni effettuate). Per Unicredit, si calcola, si sono mosse qualcosa come 760-780 mila azioni nella sola giornata di oggi per un controvalore di 1 miliardo di euro. Un segnale inequivocabile della portata del fenomeno speculativo.

Alla fine insomma, le banche possono esultare. Anche perché sui titoli di Stato, determinanti nell’indirizzare i comportamenti degli investitori, si torna a respirare a pieni polmoni. Alla fine della giornata lo spread tra i decennali italiani e i corrispettivi tedeschi segna 286 punti, 19 in meno rispetto a ieri ma, soprattutto, 62 in meno rispetto alla mattina. Anche qui, i numeri sono pazzeschi. Tra giovedì e oggi pomeriggio si sono mossi sul mercato qualcosa come 158 punti al rialzo e 62 al ribasso con un saldo negativo di 96 punti. Praticamente dagli 11 ai 12 miliardi di deficit aggiuntivo accumulatosi nello spazio di quattro sedute. Un fenomeno che, in termini razionali e in assenza di eventi traumatici apparenti, risulta semplicemente privo di senso. Ad attribuirgli una logica ci hanno pensato i fondi speculativi gli stessi che ora, si ipotizza, dovrebbero tenersi momentaneamente alla larga da una piazza italiana su cui pare finalmente vigilare la Bce. Ma il rischio di nuovi attacchi in futuro non è affatto da escludere. “In fondo – conclude Montesi – chi ha un debito equivalente al 120% del Pil non può mai ritenersi al riparo”.