La Regione Puglia sta per dotarsi di una legge per favorire il software libero. Non una, bensì due proposte sono al vaglio delle commissioni consiliari. Entrambe provenienti dalla maggioranza di centrosinistra che sostiene Nichi Vendola. Una è stata scritta mesi fa dai consiglieri del Pd, mentre l’altra proviene dalla Giunta ed è stata presentata ieri mattina in conferenza stampa dal governatore assieme all’assessore alle Politiche giovanili Nicola Fratoianni.

La legge viaggia quindi su un doppio binario, circostanza che la dice lunga su quelli che sono stati i rapporti tra Vendola e il Pd pugliese negli ultimi mesi sul tema dell’open source. Epicentro dello scontro, nello scorso dicembre, l’accordo stipulato tra Vendola e Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft. Il protocollo ha previsto la creazione di un Centro di competenza per la sperimentazione di tecnologie a servizio della pubblica amministrazione. Il caso suscitò le polemiche dell’Associazione per il Software Libero, che, in una lettera aperta pubblicata sul sito web e firmata, oltre che da moltissimi blogger, anche da alcuni esponenti locali del Pd, criticò la scelta del governatore e invitò la Regione ad attuare politiche per la sorgente aperta.

Vendola rispose incontrando nel suo ufficio Richard Stallman, guru del sotware libero, e impegnandosi a portare in Consiglio una legge che privilegi l’open source. Nel frattempo, il Pd ha presentato la sua proposta, condividendola con il popolo del web, orientata all’uso di software liberi nella pubblica amministrazione e all’incentivazione di ricerche e corsi di formazione da finanziare con un fondo di 150 mila euro. Ma soprattutto, i democratici hanno proposto l’istituzione di un Centro di competenza che individui quali software siano realmente a sorgente aperta.

Un’idea, quest’ultima, che non può prescindere dall’abolizione del protocollo siglato con la Microsoft. “Una contraddizione – spiega Domenico De Santis, membro del direttivo Pd pugliese – per una Regione che si avvia a legiferare in materia di open source”. Il ddl presentato ieri mattina dalla Giunta regionale, però, non recepisce questa richiesta. Pur prevedendo l’utilizzo del software libero per le attività della pubblica amministrazione (risparmiando un milione di euro all’anno sulle licenze) e il finanziamento attraverso fondi Fas della ricerca e formazione, nonché premialità al sistema di impresa. Tutto sommato, in linea con quelle che sono le proposte del Pd.

“Il Pd non ha mai chiesto di abolire quel protocollo che è anche stato modificato in alcune parti, a seguito dell’incontro con Stallman”, spiega l’assessore Fratoianni. E prosegue sostenendo che “quel documento non ha nessuna incidenza. Il disegno di legge è una risposta alle contestazione che ricevemmo dagli attivisti del web. Ed è una cosa concreta. E’ chiaro che tenteremo di integrarlo il più possibile con quello del Pd”.

Netta la posizione dell’assessore sull’ipotesi di istituire un nuovo Centro di competenza: “Per quello possiamo utilizzare Innovapuglia, società in house. Un altro centro sarebbe uno spreco”. Dopo la pausa estiva, si prevede l’arrivo in aula consiliare dei testi. Sui quali Vendola dovrebbe auspicare di raggiungere un’ampia condivisione. Altrimenti, ad affossare una legge così innovativa, rischia di pensarci il fuoco amico.