La Procura di Palermo ha depositato le informative dei carabinieri con la trascrizione delle intercettazioni relative ai parlamentari Carlo Vizzini (Pdl) e Saverio Romano, neoministro dell’Agricoltura, coinvolti nell’inchiesta su presunte tangenti pagate ai politici dal tributarista Gianni Lapis con denaro del “tesoro” dell’ex sindaco mafioso don Vito Ciancimino. Nell’indagine è coinvolto anche l’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, in carcere per favoreggiamento aggravato dall’avere agevolato la mafia.

Inizialmente era indagato anche l’ex senatore e assessore regionale dell’Udc Salvatore Cintola, nel frattempo deceduto. Per tutti l’accusa è di corruzione aggravata dall’avere favorito Cosa nostra. L’indagine è incentrata su un giro di tangenti che sarebbero ruotate attorno alla società Gas, di cui erano soci Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco, e il tributarista Gianni Lapis. Dalle intercettazioni emergerebbero contatti tra Lapis e vari politici che avrebbero ricevuto denaro nell’ambito di un’operazione conclusa con la vendita della società a un gruppo spagnolo per 124 milioni di euro. Lapis e Ciancimino hanno ammesso di avere pagato tangenti per la vendita della Gas: 50 mila euro ciascuno a Romano e Cuffaro (“contributi elettorali” secondo Lapis), altri soldi a Vizzini. Tutti hanno negato di avere ricevuto mazzette.

Posizione ribadita oggi da Vizzini. “Si tratta di un passaggio procedurale previsto e del quale ero informato”, ha detto il senatore del Pdl.  Riportando la sua versione dei fatti. “Nel 1994 gli consegnai (a Lapis, ndr) dei miei risparmi che egli investì a suo nome in titoli obbligazionari. Nel 1997 i titoli furono venduti senza che io ne fossi informato. Nella primavera del 2002, in un incontro nel quale ero assistito da un avvocato civilista, Lapis, dopo avermi mostrato la data in cui i titoli erano stati venduti mi fece – aggiunge – di suo pugno il calcolo degli interessi sino al maggio del 2002, anche se la restituzione delle somme avvenne solo un anno e mezzo dopo”, ha aggiunto. “Tutta la documentazione è nelle mani della Procura della Repubblica. Per rispetto dell’indagine – osserva – in corso non l’ho resa pubblica ma sono pronto a farlo quando questo sarà possibile. E’ evidente che nel corso di questo lungo rapporto, come già in passato ho affermato, ho rivolto decine di sollecitazioni di presenza e telefonicamente per recuperare il mio investimento”. E ripete: “Non mi sono mai occupato né di appalti, né di affari della società Gas, nè ho mai conosciuto nessun membro della famiglia Ciancimino”.

Le trascrizioni delle conversazioni che riguardano i parlamentari e quindi possono essere utilizzate solo dopo l’autorizzazione della Camera di appartenenza – in questo caso sia Montecitorio che Palazzo Madama, essendo Romano deputato e Vizzini senatore – sono a disposizione dei legali nella cancelleria della Procura. I difensori, gli avvocati Francesco Crescimanno, Raffaele Bonsignore e Franco Inzerillo, possono consultare le informative, ma anche ascoltare il sonoro delle intercettazioni relative ai loro assistiti. Entro 10 giorni dal deposito la Procura chiederà al gip di fissare l’udienza in cui le parti discuteranno della rilevanza delle conversazioni nell’indagine. Al termine dell’udienza il gip deciderà se chiedere alle Camere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni.