All’indomani della manifestazione No Tav che ha visto migliaia di persone radunate in Val di Susa, alcuni manifestanti denunciano apertamente violenze da parte della polizia. Non solo lacrimogeni (quelli con il gas CS, bandito dalle convenzioni internazionali come arma chimica) sparati ad altezza uomo anche in mezzo ad anziani e bambini, ma vere e proprie torture.

Tra le testimonianze più forti c’è quella di Fabiano di Berardino, un ventinovenne attivista del centro sociale Tpo di Bologna, che ieri è stato denunciato a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale. In video diffuso stamattina su internet il giovane racconta quello che gli è successo ieri pomeriggio. “Ci siamo avvicinati alla recinzione del presidio ed è partito un fitto lancio di lacrimogeni – racconta il ragazzo dal letto d’ospedale, con il naso e la testa fasciati e il braccio sinistro ingessato – I No Tav hanno aperto la rete e dopo il lancio di lacrimogeni c’è stata una risposta da parte dei manifestanti, con lancio di oggetti e di pietre. Io ero dietro, a un certo punto è partita una carica che ha travolto tutti i manifestanti. Sono inciampato e sono caduto a terra e sono stato preso a manganellate da circa dieci poliziotti e carabinieri. Urlavo ‘Basta, basta!’ fino a quando ne avevo forza, poi ho perso anche la forza di urlare. Non finivano più. Ho provato a coprirmi il capo dopo aver ricevuto già sette otto manganellate e hanno continuato fino a spezzarmi il braccio sinistro. Calci in faccia e sui testicoli”.

Fabiano viene poi trattenuto dagli agenti: “Mi hanno trascinato verso la loro base, un casotto dove avevano i mezzi e i lacrimogeni. Prima di arrivare sono passato in mezzo a un corridoio di carabinieri e poliziotti che mi sputavano in faccia e continuavano a darmi calci nello stomaco e nelle parti intime, fino a quando mi hanno fatto sdraiare su un lettino e c’è stata una sfilata di forze dell’ordine, il primo che passava mi colpiva con il manganello”, denuncia il ragazzo. “A un certo punto, quando io avevo quasi perso i sensi, ho visto un tubo di ferro, di quelli del gas, che mi ha colpito sul naso: me l’hanno rotto. Poi continuavano a sputarmi in faccia, mi hanno buttato un bicchiere di urina addosso e continuavano a dirmi che dovevo morire e che non mi avrebbero portato al pronto soccorso ma avrebbero aspettato”.

“Tra l’altro hanno preso la barella che era all’ombra e l’hanno spostata al sole, per ordine di un graduato che diceva ‘Questa merda sta occupando un posto che serve ai nostri colleghi, mettetelo al sole’. Mi hanno lasciato per tre ore lì, hanno mandato via quattro ambulanze senza farmi portare via fino a quando il loro medico si è incazzato e ha detto ‘Sta male, sta male’, è arrivata l’ambulanza che mi ha portato all’elicottero e sono arrivato in ospedale. Sono pieno di contusioni dalla testa ai piedi. Ho anche escoriazioni sulla schiena, perché quando ero sulla barella passavano e davano manganellate, ma anche calci sotto la barella. Mi hanno detto che ci avrebbero uccisi tutti”.

In una nota, la questura sostiene che tutti i fermati “sono stati oggetto delle cure sanitarie del personale medico della polizia e del personale del 118”. Per i medici, Fabiano si sarebbe rotto il braccio e il naso durante la fuga dalla carica: una volta caduto sarebbe stato calpestato dagli altri manifestanti che si allontanavano dalla zona.

“Oltre al dolore fisico ho sentito l’umiliazione e l’impotenza. In quel momento ho pensato che mi volessero uccidere. Ho visto anche altri compagni picchiati, con pugni, calci in faccia dai poliziotti. Erano compiaciuti da questo orrendo gioco”.