Forse la sua corsa è partita con qualche mese d’anticipo, quella manciata di ore che rischiano di diventare una scottatura. Se fosse per Silvio Berlusconi non ci sarebbero dubbi: il prossimo ministro della Giustizia sarebbe lei: Anna Maria Bernini da Bologna, 45 anni, bella e rifatta, sposata a un ginecologo bolognese, figlia di Giorgio Bernini, giurista e ministro per il commercio estero nel primo governo Berlusconi, dal 1994 al 1996.

Anna Maria, già avvocato della vedova Pavarotti, Nicoletta Mantovani, membro parlamentare entrata in quota Fini e membro della giunta delle autorizzazioni a procedere, deve scansare diversa concorrenza per arrivare alla poltrona che Alfano, nuovo plenipotenziario del Pdl, potrebbe lasciare libera dopo l’estate o addirittura la prossima settimana, e la più pericolosa si chiama Carlo Nordio, magistrato veneziano, fuori dalla lista dei “comunisti”, autorevole e apprezzato.

Ma per Bernini è già un successo essere arrivata tra i papabili, lei che fino a qualche giorno fa aspettava una delega dal ministero dello Sviluppo per le comunicazioni.

Insomma, il salto sarebbe epocale. Anche se nel Pdl la signora non è poi così amata. Soprannomi e invidia se ne porta appresso molti. Occhi di Carfagna, lady fioretto (poi vedremo meglio perché) e onorevole botox, nomignoli in genere nati alla bouvette, tra una brioche e un cappuccino, dove i parlamentare tornano adolescenti rivivono gli anni di baretti e bocciofile. L’invidia se l’è attirata non per colpa sua, ma per quello che doveva essere un atto di cortesia: siamo nel dicembre del 2009, Berlusconi è in quel di Arcore col volto tumefatto, ma ancora riesce a ruggire come un leone, non era nell’aria lo scandalo Ruby, era convinto di terminare la legislatura e assicurarsi sette anni al Quirinale. Anna Maria Bernini, avvocato civilista, docente associato di diritto pubblico comparato all’Università di Bologna, parlamentare finiana, va insieme a un’amica, che a Villa San Martino è di casa, a trovare il premier. Che di fronte a tanta cortesia e una prestanza fisica che Bernini, un po’ grazie a mamma, un po’ per merito del chirurgo, si scioglie. Quella ragazza (ha 45 anni, ma si tiene in forma come una ventenne) sa di cosa parla, colta, preparata, e – soprattutto – avvocato molla il suo padrino politico Gianfranco Fini ed entra nell’olimpo delle preferite. Prima Silvio la vuole candidata alla Regione Emilia Romagna, ma di fronte a Errani raccoglie un misero 37 per cento.

Da lì in poi si farà le ossa in attesa di quel coupe de foudre che da principessa può portarla al trono. D’altronde nelle ricompense divine crede. E’ cattolica fervente, frequenta, ma soprattutto fa fioretti in continuazione: niente dolci per un mese, shopping vietato per due, lunghi pellegrinaggi a piedi fino alla madonna di San Luca, a Bologna, arrampicata di tutto rispetto.

Ma i fioretti non bastano. Serve qualcosa in più. Così come prima cosa si mette a frequentare i salotti tv. Sa bene che tre minuti da Bruno Vespa o uno e mezzo da Santoro valgono molto di più di qualsiasi lavoro a Montecitorio, anche se a fine dello scorso anno sulla legge Gelmini venne trovata a votare per due. Pianisti, si dice in gergo.

Così entra a Porta a Porta dove parla di tutto. Giustizia, scuola, comunicazione, editoria. E, quando esplode lo scandalo Ruby Rubacuori, sarà una delle tre donne alle quali il premier affida la sua difesa mediatica, quasi con scientifica suddivisione: Maria Stella Gelmini a Porta a Porta, Anna Maria Bernini, appunto, a Ballarò, Daniela Santanchè ad Annozero. Nei mesi successivi sarà una costante.

Ma mentre la composta Gelmini e la vociante Santanché riescono, seppur nella loro differenza a fare sufficientemente bene, Bernini non porterà altrettanti risultati. Memorabile la puntata di Ballarò di martedì 18 gennaio: ripete che si sta discutendo una sentenza preconfezionata, e le sentenze non si fanno in tv; Berlusconi non si deve presentare in tribunale a Milano perché quelli sono giudici comunisti; Berlusconi non deve essere proprio processato perché non ha commesso alcun reato. Gli applausi sono quelli concordati prima dell’inizio della trasmissione, ma Agelino Alfano, ospite anche lui in quella stessa puntata, le manda un’occhiata gelida. Berlusconi però apprezza tutto, purché lo si dipinga da vittima. Così Anna Maria è sempre tra le sue favorite. Guai a parlarne male in presenza del Cavaliere, che, nel febbraio scorso, se la porta a casa dei blasonati Odescalchi, a Roma, dove la serata finirà con Silvio, Anna Maria e Apicella che cantano Insieme a te (Berlusconi-Apicella) e un’improbabile Summertime di Gershwin. Prima del gran finale con il cavaliere che racconta barzellette zozze.

Questo per capire quanto i due siano affiati e in simbiosi. Così, quando si sono messi sul tavolo i nomi per sostituire proprio Alfano come Guardasigilli è Berlusconi che ha avanzato il nome di Bernini. E’ una donna, e le donne del suo governo hanno fatto bene. E’ competente, non le mancano grinta e carattere. Un ultimo fioretto, e ce la potrebbe fare.