I giudici della Corte Penale Internazionale dell’Aja hanno ordinato l’arresto internazionale per “crimini contro l’umanità per il leader libico Muammar Gheddafi, il figlio Seif al Islam e il capo dei servizi segreti Abdellah Senussi”. I magistrati dell’Aja si sono basati sulle 1200 pagine di prove raccolte dal procuratore Luis Moreno-Ocampo, il magistrato che ha chiesto l’arresto del colonnello. Il primo a darne notizia è stato il sito web dell’emittente tv al Arabiya. Tra le prove mostrate da Ocampo foto e registrazioni di testimoni e prigionieri torturati dagli uomini del regime del Colonnello. “Gheddafi deve essere arrestato per evitare che ci siano altri morti civili”, ha dichiarato il procuratore.

In sostanza nelle carte di Ocampo ci sarebbero prove solide per istruire un processo. L’inchiesta della Cpi era stata più volte sollecitata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu ed era stata aperta il 3 marzo scorso. Il rais e i suoi accoliti dovranno essere arrestati se si recheranno in uno dei 116 Paesi che hanno sottoscritto il Trattato di Roma il 17 luglio 1988 costitutivo della Cpi. Nella città libica di Bengasi, il centro della rivolta antirais, la notizia della richiesta di arresto è stata da un’ovazione in strada. Ora il colonnello sembra avere le ore contate. La Farnesina ha accolto positivamente la decisione dei giudici dell’Aja. ”La pronuncia del tribunale internazionale sulle comprovate responsabilità di Gheddafi – si legge in una nota – legittima ulteriormente l’assoluta necessità e l’alto valore della missione umanitaria della Nato in libia, su mandato Onu, nel quadro della responsabilità di proteggere che spetta alla comunità internazionale nelle emergenze umanitarie provocate da atti di repressione di dittatori verso il proprio popolo”.

Il ministro degli esteri Franco Frattini, che aveva auspicato la decisione della Cpi, ha dichiarato: “Era quello che mi aspettavo. I crimini contro l’umanità sono evidenti, questo rende ancora più urgente trovare una soluzione politica che senza Gheddafi al potere restituisca alla Libia una prospettiva di sviluppo”, e ancora “questo provvedimento rende chiaro a tutta la comunità internazionale che Gheddafi ormai può essere soltanto arrestato a meno che non si rifugi in un paese che non ha sottoscritto lo statuto di Roma”. Poi sulla missione in Libia che vede impegnato anche il nostro paese aggiunge: “Siamo assolutamente convinti che la nostra missione militare è strumentale a proteggere i civili, ma quello che noi vogliamo è la pace in tempi rapidi”.

Intanto sul fronte di guerra, il conflitto libico entra oggi nel centesimo giorno di operazioni. Prosegue l’avanzata proprio degli insorti del Cnt di Bengasi verso Tripoli. Scontri si sono registrati tra le milizie dei ribelli e le truppe dei lealisti a circa 80 chilometri a sud ovest della capitale.