Potrebbe essere la prima a chiudere i battenti. Che STT, holding di cui il Comune di Parma è socio di maggioranza, navighi e da tempo in cattive acque, non è certo mistero per nessuno. Ma l’audizione di Massimo Varazzani, presidente-commissario, andata in scena qualche giorno fa nella seduta congiunta delle commissioni Patrimonio-Controllo partecipate, porta la questione al livello d’allerta.

Vicini, terribilmente vicini al punto di non ritorno: la società ha appena incassato 60 milioni frutto del conferimento delle azioni di Iren, la multiutility che gestisce i servizi di energia elettrica, gas e teleriscaldamento, e sempre dall’amministrazione comunale è in attesa – pare questione di giorni – di altri 17 milioni necessari per sbloccare interventi urgenti in carico come la stazione ferroviaria.

Eppure 77 milioni complessivi non basterebbero ancora, Varazzani lo dice a chiare lettere: “Per  salvare la situazione ne occorrono altri 43 (il conto totale lieviterebbe così a 120 milioni ndr) dalle banche e subito”.

Il rischio è quello della liquidazione, che peraltro in via Conforti è uno spettro ricorrente. STT, infatti, controlla diverse partecipate comunali, tra quelle più indebitate e a rischio: Alfa, ad esempio, creata nel 2009 dal Centro logistico alimentare, subito indebitatasi (il mancato rientro dell’impegno contratto con Banca Monte Parma ha inguaiato sia il Comune che l’istituto di credito) oppure STU stazione che poche settimane fa ha vissuto un piccolo dramma con il pignoramento chiesto e ottenuto da Oriol Bohigas, architetto-luminare che ha disegnato l’ambizioso progetto di riqualificazione e che stanco di aspettare gli ultimi 5 dei 13 milioni totali della sua costosissima parcella ha messo le mani su un immobile del valore di 2 milioni.

Liquidazione che se nei due casi citati è un rischio concreto, per un altro satellite nell’orbita di Varazzani è invece già realtà: Spip, società che sostiene l’insediamento produttivo e industriale (in pratica una scatola cinese che acquista e vende lotti di terreno), oggi sul piatto degli acquirenti a circa 50 milioni, svenduta di 6 rispetto al suo prezzo iniziale e sul quale le intenzioni di Upi, gli industriali locali, unici a manifestare una sorta di interesse, sono a dir poco ancora tiepide.

Nonostante il clima teso, Varazzani non esita a vestire i panni del pompiere e getta acqua sul fuoco: finiranno, promette, i lavori all’Efsa, alla nuova scuola europea e al ponte Nord e con un attivo societario in risalita (oggi a 23 milioni contro i 17 di qualche tempo fa). Difficile comprendere, allora, come un sodalizio in salute possa rinunciare a un’opera come la nuova questura su cui STT ha annunciato di aver abbandonato ogni sogno di gloria, a una sede che costa “solo” 20mila euro al mese e come non ci si opporrà alla vendita della stessa holding: l’enigmatico (e impavido) “mister X” di Verona che starebbe per acquisire il pacchetto di maggioranza, togliendo al Comune una patata a dir poco rovente, si ritroverà tra le mani un carrozzone capace di chiudere l’anno con una perdita di 72 milioni.

Cifre di fronte alle quali il versante giudiziario appare almeno al momento ben poca cosa anche se la psicosi legata alle ultime verifiche dei libri contabili potrebbe aprire un capitolo parallelo: le Fiamme gialle, che vanno e vengono dagli uffici di via Conforti con cadenza regolare da tempo, avrebbero fatto emergere alcune omissioni su cui addirittura l’opposizione di centrosinistra, che mai è stata morbida contro le manovre della giunta Vignali, appare cauta e guardinga, desiderosa di capire la portata di certe operazioni prima di sferrare l’attacco. Quel che è certo è che una seconda scossa di terremoto, non lascerebbe in piedi nemmeno le macerie. (f.nit.)