Polverini e Alemanno iniziano la raccolta delle firme contro il trasferimento dei ministeri al Nord

Sembrava una boutade leghista, ma la polemica sui ministeri al Nord rilanciata ieri a Pontida da Umberto Bossi ha come effetto immediato quello di spaccare il Pdl alla vigilia di due passaggi che in rapida successione forniranno l’occasione di un ‘tagliando’ sullo stato di salute della maggioranza. Da una parte la fronda antileghista del sindaco di Roma Gianni Alemanno e della presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Dall’altra chi, come il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, tenta di mediare e, considerando le richieste di Bossi una semplice “sparata”, chiede ai due “dissidenti” romani di “occuparsi dei problemi di Roma e della Regione”.

Anche Ignazio La Russa, coordinatore Pdl, invita Alemanno e Polverini a considerare che “è sbagliato agitarsi se ancora non piove e, in quel caso, aprire l’ombrello porta sfortuna”. Anche il ministro della Difesa sembra non prendere troppo sul serio i diktat leghisti quando osserva che “è prematuro (aprire l’ombrello, ndr) anche perché – annota – magari non pioverà mai”.  Chi volesse “mettere in discussione il ruolo di Roma Capitale – ha spiegato La Russa in visita al Paris Air Show – troverebbe in me un fiero nemico” anche perché “Roma Capitale è stata fatta da questo governo e da questa maggioranza”. Il trasferimento dei ministeri, ha detto il titolare della Difesa, “comporta una nuova legge”, quindi, “il fatto che Bossi abbia parlato di un suo decreto”, vuol dire che si sta parlando solo di “sedi di rappresentanza”.

E mentre ieri a Pontida si raccoglievano le firme proprio per portare al Nord i ministeri, oggi Alemanno si è presentato al Pantheon per una contro-raccolta di firme. Lì, anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, è arrivato per firmare il testo. Il testo della mozione impegna il Parlamento “ad adottare ogni iniziativa, anche di carattere legislativo, affinché vengano confermate le funzioni di Roma Capitale quale centro dell’azione di governo e sede delle istituzioni ad esso correlate anche quale segno tangibile dell’unità nazionale”. Già in mattinata Alemanno aveva annunciato, dai microfoni di Rtl, il lancio di “una mozione parlamentare per difendere la città di Roma” dicendosi convinto di poter ottenere il “90 per cento dei consensi dei  parlamentari di destra e di sinistra”. Intervenendo alla radio, Alemanno ha definito “una copertura elettorale” le richieste della Lega. Per questo, ha spiegato, “ho invitato Alfano ad affrontare un confronto a schiena dritta e a mettere le cose in chiaro. Mi auguro che il Pdl sia compatto, e in ogni caso andremo avanti. Non abbiamo bisogno di queste trovate che umiliano la nostra unità nazionale”. Oltre alla mozione, il sindaco della Capitale ha annunciato per domani anche “un ordine del giorno del Pdl contro lo spostamento dei ministeri al Nord” perché “oltre all’ordine del giorno al decreto sviluppo annunciato dal Partito democratico ci sarà anche un testo del Popolo della libertà”.

Se Alemanno quindi, annuncia una mozione parlamentare per bloccare qualsiasi trasloco, la governatrice del Lazio Renata Polverini è arrivata ieri a invocare un intervento del presidente della Repubblica. Anche se dal Quirinale non arriva nessun commento su Pontida, dal Colle si rimanda agli interventi di Giorgio Napolitano su unità e indivisibilità dello Stato. L’ultimo, venerdì scorso a Verona, dove il capo dello Stato ha citato l’articolo 5 della Costituzione, che definisce l’Italia “una e indivisibile”.  Una sottolineatura, si fa osservare, che può essere riferita anche alla richiesta leghista di trasferimento di alcuni ministeri al Nord. Il capo dello Stato da tempo ha fatto conoscere il suo punto di vista alla Lega: quando i leghisti lo informarono della loro volontà, il presidente della Repubblica aveva risposto loro che occorreva salvaguardare le strutture portanti di uno Stato nazionale.

L’opposizione appoggia l’iniziativa di Alemanno: il capogruppo del Pd Dario Franceschini ha chiesto che la Camera venga chiamata a votare già domani. Sulle conseguenze dell’ultimatum leghista di Pontida, l’opposizione si divide tra chi pensa che Bossi abbia fatto molto rumore per nulla e chi invece intravede ricadute negative sulla stabilità del governo. “Con il discorso di ieri Bossi ha attaccato il governo al respiratore artificiale, decretandone la fine politica”, ha dichiarato il capogruppo di Fli Italo Bocchino, secondo cui “Bossi ha scaricato Berlusconi”. Per Casini invece, Bossi “si è arrampicato sugli specchi” e “prende tempo perché cambiare strada sarebbe stato molto difficile”. L’Italia dei valori ha presentato due mozioni “per impegnare il governo a non trasferire i ministeri al Nord e per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e dalla Libia”, ha dichiarato il presidente vicario del gruppo Idv alla Camera, Antonio Borghesi. “Il governo sostiene che c’è pieno accordo tra Bossi e Berlusconi, come anche tra Pdl e Lega. Vedremo come voteranno. La Lega – ha aggiunto Borghesi – ha chiesto il ritiro dall’Afghanistan e la fine della partecipazione alla missione in Libia, arrivando a condividere le nostre stesse posizioni. Vedremo se le parole di Bossi sono un bluff e se il Carroccio dice sciocchezze oppure se mantiene la posizione”.

Contro i proclami di Pontida si è schierato anche l’arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i Problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace. Intervistato da Radio Vaticana, Bregantini ha detto: “La Chiesa deve frenare queste mire secessionistiche”. Spostare i ministeri, per l’arcivescovo è “un gesto di grandissimo disprezzo per il Sud”.

A Bregantini risponde Roberto Calderoli: “Caro Monsignor Bregantini, noi riteniamo che le amministrazioni centrali debbano essere collocate nei territori che abbiano una vocazione naturale nei confronti delle materie di competenza specifica delle rispettive amministrazioni centrali o dei rispettivi ministeri”. “Il nostro progetto non riguarda soltanto il Nord ma concerne – afferma Calderoli – l’intero Paese, compreso il Sud: riteniamo, infatti, che anche il Mezzogiorno possa, e debba, legittimamente aspirare ad avere dei ministeri dislocati sui propri territori. Per dimostrarle tutto questo con maggiore chiarezza le offro fin da ora la mia completa disponibilità a portare a lei, o a chi mi volesse indicare, il nostro intero progetto, per poterlo illustrare personalmente e poter superare così i dubbi o le critiche”.