Al quartiere Santo Stefano di Bologna, l’unico conquistato dal centrodestra alle ultime elezioni comunali, è già crisi di governo e si rischia di andare al voto anticipato.

Dopo gli ultimi giorni di voci alla fine due berlusconiani vicini al consigliere comunale Lorenzo Tomassini, già candidato vicesindaco per il Pdl alle ultime elezioni, hanno abbandonato la seduta, facendo così saltare l’elezione a presidente del quartiere di Ilaria Giorgetti, capolista alle elezioni di quartiere, più votata della sua lista, e designata dal partito a guidare la circoscrizione.

Si ripete dunque la stessa scena vista due anni fa, quando un candidato scelto dai vertici veniva bocciato dai suoi stessi colleghi di partito in Consiglio. Ora ci sono a disposizione due altre sedute (è il consiglio a eleggere il Presidente, non i cittadini in maniera diretta), per trovare un nome, diversamente il ritorno anticipato alle urne per i cittadini del Santo Stefano sarà inevitabile.

Alla seduta era presente anche il sindaco Virginio Merola, giunto a portare i saluti ai consiglieri neo eletti. Ma, come molti cittadini anch’egli ha dovuto assistere a una vera e propria resa dei conti all’interno del Pdl, a cui tutti i consiglieri di maggioranza appartengono.

Ad abbandonare il loro posto al momento del voto sono stati i consiglieri di quartiere Mario De Dominicis e Marco Alcione. I due dissidenti, per conto di Tomassini, hanno consumato la vendetta nei confronti dei vertici del Pdl, che nei giorni scorsi avevano tenuto fuori proprio Tomassini da tutti i posti di potere in consiglio comunale. Il Pdl, infatti, aveva indicato altri nomi al suo posto sia come capogruppo che presidenti di commissione.

Un affronto che il candidato vicesindaco di Manes Bernardini non ha proprio mandato giù e per questo la vendetta è ricaduta su Ilaria Giorgetti, che oggi non ha esitato a definirsi vittima dei giochi di potere. Poi, con voce quasi rotta dalle lacrime Giorgetti si è scagliata contro chi in questi giorni la ha attaccata personalmente, anche per la sua parentela col ministro Maurizio Sacconi. “Mi voglio prendere una pausa di riflessione per considerare le ragioni del bene comune e non ultime quelle relative alla tutela della dignità della mia persona”, ha detto alla fine del discorso lasciando quasi intendere di essere pronta ad agire per vie legali.

Alla fine della riunione, Tomassini, presente tra il pubblico, spiega il perché della sua mossa che rischia di mandare all’aria l’unica vittoria elettorale del centrodestra a Bologna. Lo fa con una domanda ai dirigenti del suo partito “Perché le intese fatte per il Comune prima delle elezioni non vengono rispettate e noi dobbiamo rispettarle in quartiere?”. In platea, visibilmente deluso dalla piega presa della situazione, c’era anche Fabio Garagnani, coordinatore cittadino del Pdl, principale bersaglio di Tomassini, che ha detto di essere pronto a proporre il deferimento dei due consiglieri di quartiere al collegio dei probiviri del partito.

Ma il protagonista della vicenda di oggi era anche un altro. Oltre ai due consiglieri vicini a Tomassini, infatti, ha votato contro la Giorgetti (ma non ha abbandonato la seduta) anche un altro esponente della maggioranza, Beppe Mioni, presidente uscente del quartiere, che già prima delle elezioni (vedi il nostro articolo) aveva espresso la sua contrarietà alla candidatura riproponendo se stesso alla guida della circoscrizione. La sua uscita prima del voto aveva fatto adirare Garagnani e il numero uno regionale del Pdl Filippo Berselli.

Ora non è escluso che, ancora come due anni fa, Mioni possa approfittare delle divisioni per all’interno del Pdl per mettere d’accordo tutta la maggioranza. Nel luglio 2009, quando le prime due sedute andarono a vuoto, pesò la divisione cittadina tra Garagnani ed Enzo Raisi, cioè tra berlusconiani e finiani. I due capi del Pdl di allora si scagliarono pesanti accuse (Raisi consigliò a Garagnani “di fare una doccia fredda”). Mioni seppe cavalcare queste lotte, bloccando il partito per molte settimane fino a spuntarla.

L’ex presidente, oggi in consiglio è sembrato molto pacato e, pur votandole contro, ha reso onore alla sfortunata candidata. Poi ha attaccato i vertici del partito: “Se mi aveste ascoltato quando esprimevo da solo la mia contrarietà alla candidatura forse oggi non saremmo qui a piangere”. E poi ha concluso: “Non si andrà a elezioni anticipate”, che tradotto sembra voler dire “Il candidato, alle prossime sedute, finalmente sono io”.

Del resto non è chiaro che cosa vogliano fare le diverse anime del partito, né oltre a Mioni, chi possa essere il candidato. Tomassini preferisce non parlare di nomi: “Garagnani deve capire che alle elezioni non si è vista tanta gente del Pdl che soffre la totale assenza di organizzazione, ma soprattutto l’assenza di politica all’interno del partito”. Lo stesso Garagnani dice che il candidato è ancora Ilaria Giorgetti, la quale però non sembra intenzionata a rimettersi in gioco.

Le prossime settimane tutto sarà più chiaro o per i cittadini del Santo Stefano si riapriranno i seggi in piena estate.

David Marceddu