Il Senatur detta le condizioni, alcune prevedibili, e accende il popolo leghista radunatosi a Pontida. Affronta il tema della tasse, della leadership nella maggioranza, dell’ipotesi di una crisi di governo e dei ministeri da trasferire al nord. E, immancabili, arrivano a caldo le reazioni politiche ai proclami del leader del Carroccio, prima fra tutte quelle Pdl. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il governatore del Lazio, Renata Polverini, sulla ‘minaccia’ del trasferimento al nord di quattro dicasteri, ribattono preoccupati: “E’ indispensabile – dice Alemanno – portare immediatamente una mozione in Parlamento che ribadisca con forza che i ministeri devono stare a Roma, che condanni tutti questi atteggiamenti e che interpreti quello che è scritto sulla Costituzione, cioè che la Capitale è a Roma. Non è possibile mettere in discussione questa realtà”.

Polverini, invece, invoca l’intervento del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. “Il presidente Napolitano tiene molto – spiega – non tanto ai festeggiamenti dei 150 anni dell’unità d’Italia, ma ad un Paese che, pur con le sue diversità, e anche in un percorso di federalismo, non deve mai dimenticare che per l’unità tante persone hanno perso la vita, e tanti anzi lavorano perché questa unità cresca. Ci aspettiamo dunque, ma sono sicura che non mancherà, una presa di posizione importante come quella del presidente della Repubblica”. E fa di più, annuncia: “Da domani avvierò una raccolta firme contro il trasferimento dei ministeri, perché mi pare la Lega l’abbia confermata, insieme a chiunque voglia collaborare e abbia a cuore il destino della nostra regione e del nostro Paese. Io sono animata da forte spirito democratico: se oggi la Lega vuole consultare il popolo, noi abbiamo il dovere di fare altrettanto”.

I ministeri devono restare a Roma, come previsto dalla Costituzione, al Nord si possono trasferire solo sedi distaccate di rappresentanza” aggiunge il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Poi su tasse e leadership nella maggioranza, dichiara: ”Bossi ha riproposto la linea della Lega sull’esigenza della riforma fiscale, sul decentramento dello Stato in termini certamente rivolti alla sua gente, ma con un atteggiamento costruttivo nei confronti di Berlusconi e della maggioranza. E’ evidente – conclude – che Berlusconi dovrà definire nel suo prossimo discorso in Parlamento i termini presenti e futuri della politica di governo”. Prova, invece, a smorzare le polemiche sull’apertura di una nuova crisi di governo il vicepresidente del Pdl alla Camera dei deputati, Maurizio Lupi. “Bossi ha avanzato istanze che – dichiara Lupi – sono già presenti nell’agenda dell’esecutivo, ora dobbiamo andare avanti fino alla fine della legislatura”.

Dall’opposizione arriva il parere dal presidenti dei senatori del Pd Anna Finocchiaro: “Da giorni, Bossi e i suoi ministri continuavano a dire che l’evento di Pontida sarebbe stato un vero e proprio ultimatum per Berlusconi; francamente siamo delusi perché mai si è visto un ultimatum con una scadenza tanto lontana” e rimarca “si è assistito ad una stanca, imbarazzata e impotente propaganda”.

Per il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino “con il suo discorso di oggi Umberto Bossi ha attaccato il governo al respiratore artificiale, decretandone la fine politica. Adesso la conclusione della legislatura dipenderà dal momento in cui la Lega staccherà i macchinari”. Secondo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro “a Pontida si è visto il solito fumo per coprire la mancanza di arrosto. La Lega – continua Di Pietro – è legata mani e piedi a Silvio Berlusconi, mentre Bossi e i suoi continuano a illudere i loro elettori, facendo credere che spostando qualche ministero i problemi si risolvano. Non mi aspetto nulla dalla Lega di Pontida”. Sul tema dei ministeri e dei costi ci torna, invece, il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, tra i ‘vincitori’ del referendum: “La Lega da partito di lotta si è trasformata nel partito della spesa. Se la richiesta di Bossi – afferma – fosse accolta lo spostamento dei ministeri si tradurrebbe in 2,5 miliardi di maggior spesa per le casse dello Stato. Una posizione irresponsabile proprio mentre il nostro Paese rischia di essere risucchiato dalla crisi greca”.

Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ai microfoni del Tg de La7 va giù duro con il numero uno della Lega. ”Bossi si è arrampicato sugli specchi per non rispondere alla questione vera che gli hanno posto i leghisti: togliere la spina a Berlusconi”. Un altro dei leader del Terzo Polo, Francesco Rutelli, definisce “triste l’incontro di Pontida” e aggiunge che “il governo è al tutti contro tutti, dove ogni partito e partitino, ogni corrente e personaggio locale spara improbabili pretese per dimostrare di contare in una coalizione paralizzata e impotente di fronte alla gravissima crisi economico-sociale”.