“Rimarrò a Tripoli vivo o morto”. Sono le parole pronunciate da Muammar Gheddafi nel corso di un intervento audio trasmesso dalla tv di Stato libica al-Jamahiriya. L’emittente sta mandando in onda le immagini dei bombardamenti della Nato sulla Libia.

“La battaglia ci e’ stata imposta ma non temiamo la morte e continueremo a combattere i nemici”, ha aggiunto Gheddafi mentre la tv di Stato mostrava immagini di Tripoli con colonne di fumo che si levavano sullo sfondo, mentre il traffico di auto scorreva normale nei pressi di una rotonda cittadina.

Rivolgendosi direttamente ai leader occidentali e alla Nato, Gheddafi ha detto: “Cosa volete? Cosa volete da noi? Pensate di vincere? Per noi la morte e il martirio sono benvenuti”.

La risposta della Nato non si fa attendere. La pressione sul Gheddafi si intensificherà fino a quando non lascerà il potere: lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Angela Merkel, oggi alla Casa Bianca.

Intanto almeno dieci forti esplosioni hanno scosso oggi la capitale libica Tripoli, provocando almeno 31 vittime, secondo quantop riferito da fonti governative. Si tratta, raccontano i testimoni, della giornata di raid più intensi dall’inizio della campagna Nato in Libia. Diverse persone hanno visto una densa colonna di fumo levarsi dal compound dove si ritiene risieda Muammar Gheddafi. Le detonazioni hanno scosso anche l’albergo dove sono ospitati i giornalisti stranieri accreditati, che si trova a qualche centinaio di metri dalla residenza del rais, entrambi all’interno del compound.

Una stretta anche diplomatica al regime arriva intanto dall’Unione europea, che ha deciso un ulteriore rafforzamento delle sanzioni già imposte funzionari del Paese. Nel mirino Ue, in particolare, sono finiti sei porti libici. Il blocco delle attività portuali ha l’obiettivo di impedire alle forze di Gheddafi di esportare petrolio e importare prodotti finiti, in particolare carburanti. Privando così il regime di parte dei fondi per armare i soldati e continuare gli scontri con i ribelli.

Ma i problemi per il rais sono anche interni. Continuano le defezioni di esponenti del regime libico. Il ministro del Lavoro, Al Amin Manfur, ha annunciato ieri da Ginevra – dove si trovava a capo della delegazione libica in occasione di un congresso – di aver deciso di abbandonare il regime di Gheddafi. Non solo, il funzionario ha anche deciso di mettersi a disposizione degli insorti. “Ho esitato molto – afferma Manfur in un’intervista al sito  ‘Swiss info’ – prima di prendere questa decisione. Mi domandavo quale utilità ci fosse nel proseguire a rappresentare un regime ormai finito”. “Ho deciso – annuncia – di dichiarare la mia totale simpatia e solidarietà con i ribelli del 17 febbraio”.