Dopo il cappotto elettorale, il Pdl cerca nuove strade, dentro e fuori dal partito. Ieri l’ufficio di presidenza è stato rinviato di 24 ore per dare il tempo al Cavaliere di razionalizzare al meglio il nuovo schema del partito. Piani che in serata, come scrive l’agenzia di stampa Agi, sono stati, in parte, svelati. Primo punto, annunciato anche dal ‘Corriere della Sera’ di oggi, il commissario (o reggente) del Pdl. Ruolo che andrebbe al ministro della Giustizia Angelino Alfano. A lui, scrive l’Agi, riportando fonti vicine alla maggioranza, il compito di riscrivere lo statuto. In questo modo, però, Alfano lascerebbe il suo dicastero che passerebbe a Maurizio Lupi. Una nomina che però non è piaciuta alla Lega, vista l’appartenenza ciellina dell’attuale vicepresidente della Camera. Così ieri, nella concertazione generale, si era fatto pure un altro nome: quello di Fabrizio Cicchitto, attuale capogruppo alla Camera. In serata Cicchitto ha risposto a chi gli chiedeva conferma del progetto di nomina con un semplice “non ne so nulla, casco dalle nuvole”. E oggi rilancia: “Non ho nessuna intenzione di fare il ministro, preferisco il lavoro in Parlamento come sto facendo”. Ma se questo sarà lo schema definitivo, la palla dovrà comunque passare al presidente della Repubblica che ancora una volta si troverà tirato per la giacca nel firmare la nomina, quella di Cicchitto, di un ex piduista.

Scettico sulla strategia pare anche Ignazio La Russa che, in un’intervista al quotidiano ‘Il Messaggero’, parla chiaro: “Non è che se arriva Alfano al posto di Verdini si fanno miracoli. Non ci sono bacchette magiche. Il Pdl riparte solo se riusciremo a dare risposte alla gente”. Nonostante, sottolinea il ministro della Difesa, la stima e l’amicizia che lo lega al Guardasigilli. Che “vista la sua giovane età – aggiunge La Russa – è una risorsa nella prospettiva di un partito che duri a lungo”. Per lo stesso titolare della Difesa, attualmente tra i tre coordinatori del partito, è previsto un incarico di peso, ma non è ancora chiaro quale. I due, La Russa e Alfano, si sono comunque incontrati ieri. Appuntamento, spiegano fonti parlamentari del Pdl, che sarebbe servito ad aprire alla soluzione studiata dal Cavaliere.

E un altro incontro si è svolto ieri tra il premier e Denis Verdini affinché anche l’altro coordinatore di via dell’Umiltà possa dare l’ok al piano del presidente del Consiglio. Domani quindi nell’ufficio di presidenza del Pdl convocato per le ore 18 in via del Plebiscito, il Cavaliere dovrebbe già prospettare la possibilità che sia Alfano a guidare nel futuro il partito di via dell’Umiltà, mentre La Russa e Verdini – soprattutto quest’ultimo – potrebbero ricoprire incarichi legati all’organizzazione oppure restare coordinatori fino al cambiamento dello statuto. Eccoli, quindi,  i punti salienti che stanno in testa al premier, il quale, nei giorni scorsi aveva anche sposato l’idea delle primarie. Nonostante qualcuno dalla maggioranza faccia notare come, da statuto, nessun cambiamento nell’impianto del triumvirato possa essere effettuato fuori dal congresso del partito.

Un’altra incognita, ricorda ancora il Corriere, è il nome di Claudio Scajola. Per cui, se Lupi dovesse passare alla Giustizia, si libererebbe il posto di vicepresidente della Camera. Mina vagante del piano sarebbe invece il governatore lombardo Roberto Formigoni che, ospite ieri a ‘Ballarò’, ha dichiarato: “Nel partito l’opinione di Berlusconi conta, ma non decide da solo”.