“Ho troppi impegni, ho dovuto rimandare il mio funerale”. Silvio Berlusconi sdrammatizza, ma sa bene che la data della cerimonia la decideranno i leghisti sul prato di Pontida. E’ lì, infatti, che Umberto Bossi sceglierà l’epitaffio al governo. Ha aspettato troppo ad ascoltare il malessere della base, che da un anno ormai chiede al Carroccio di lasciare il premier. Rimasti inascoltati hanno fatto sentire la loro voce punendo il partito nelle urne. Il risultato di Gallarate, dove i voti del Carroccio sono andati al candidato del Pd e non a quello del Pdl, è il segnale più evidente ed emblematico della crisi di via Bellerio. “Il segnale è chiaro”, ha riconosciuto Roberto Calderoli. E per evitare che qualcuno non capisca Bossi semplifica ulteriormente: “Il governo per ora va avanti. Tranquillo non lo so, però va avanti”.

Così il 19 giugno, sul prato di Pontida, il Capo dovrà dare al suo popolo ciò che chiede da troppo tempo ormai. E ci arriverà con in tasca i risultati della tornata referendaria del 12 e 13 giugno, quando gli elettori si troveranno di nuovo a sancire un verdetto su Berlusconi con il quesito sul legittimo impedimento. Certo, serve il quorum. Difficile da raggiungere, oggi che è stato sostanzialmente cancellato il referendum sul nucleare. Ma basterebbe spingere quello sulla privatizzazione dell’acqua. Ed è quello che ha fatto Bossi pochi giorni fa. “Alcuni quesiti sono interessanti, come quello sull’acqua”, ha detto. “Avevamo chiesto a Berlusconi di fare una legge e noi l’avremmo appoggiata poi si è messo di messo Fitto e alla fine nessuno l’ha fatta”. Riletta oggi, a sconfitta conclamata al ballottaggio, sembra l’incipit dell’epitaffio su cui il Capo sta lavorando.

Il 19 a Pontida dunque. A tentare di recuperare la base che ha punito la Lega ormai diventata di governo e romana, non più sul territorio. A Pontida a scusarsi, ad ammettere gli errori e rilanciare l’azione dal basso che ha fatto la fortuna del movimento, ormai diventato partito come tutti gli altri. A Pontida, insomma, a tentare di salvare il futuro. Senza più l’alleato Silvio Berlusconi. Poi, il giorno dopo, i ministri leghisti scenderanno a Roma per la verifica di governo chiesta da Giorgio Napolitano dopo il rimpasto dell’esecutivo voluto dal Cavaliere per premiare i Responsabili che lo salvarono il 13 dicembre. Sarà il caso, ma la Conferenza dei capigruppo di Montecitorio oggi ha fissato proprio nella settimana tra il 20 e il 27 giugno il voto alla Camera.

Bossi confida, senza troppe speranze, in un passo indietro di Berlusconi. Il premier ha quattro settimane di tempo per trovare una soluzione alternativa, questo il ragionamento che avrebbe fatto ieri in via Bellerio. Mollare platealmente l’alleato è l’ultima delle ipotesi ma l’unica possibile se il Cavaliere tenterà di rimanere in sella a ogni costo. Stamani i due alleati hanno avuto un colloquio telefonico. Il senatùr ha invitato il premier a tornare da Bucarest con una soluzione per il vertice di presidenza di stasera, ma il premier ha preferito posticiparlo a domani alle 18 così da ragionare “a mente fredda”. Prima, nel pomeriggio, i due si incontreranno a Palazzo Grazioli. Oggi Bossi ha avuto un colloquio con Tremonti al termine del Consiglio dei Ministri. Il ministro dell’economia è stato messo sotto accusa come coresponsabile della sconfitta del centrodestra alle amministrative. A difenderlo è intervenuto Roberto Maroni, ristabilendo le priorità delle colpe. “Sotto attacco dal voto degli italiani non è Tremonti ma è la maggioranza Il segnale c’è ed è forte, sufficientemente forte perché non si sottovaluti. E io non lo sottovaluto”, ha detto il titolare del Viminale.

Già Flavio Tosi, stamani, aveva inviato chiari segnali a Palazzo Grazioli. Il sindaco di Verona non usa mezzi termini. “Dopo una sconfitta così sonora, rifletterei seriamente sull’ipotesi di fare un passo indietro”, ha detto in un’intervista a Repubblica. “Inutile girarci intorno”. E sul sostegno della Lega , Tosi affonda: “Credo che l’alleanza non sia in discussione, ma il discorso sulla leadership è un po’ diverso”, dice. E suggerisce: “Nel caso si ponesse davvero il problema della successione non avrei dubbi: uno dei miei; tra altro, gli italiani hanno imparato ad apprezzare le capacità del ministro dell’Interno”.

Con la manovra correttiva da affrontare, però, un eventuale governo di transizione difficilmente sarà guidato dal titolare del Viminale. E comunque molto dipende dalle scelte di Berlusconi. Il premier si ritrova sotto attacco anche all’interno del Pdl. Dagli stessi colonnelli che fino a pochi giorni fa lo hanno difeso a prescindere su tutto. Lui sta valutando di rinnovare il partito, ma il tempo scade il 19 giugno a Pontida.