L’Agcom richiama anche il Tg3 per violazione della par condicio. Dopo un esposto presentato dal capogruppo del Pdl in Commissione di vigilanza Rai, Alessio Butti, l’autorità garante per le comunicazioni ha esaminato l’intervista al leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, andata in onda venerdì scorso. E ha deciso che entro domani si dovrà dare spazio a un esponente dello schieramento politico opposto. La Commissione inoltre – basandosi sui dati del monitoraggio radiotelevisivo nella settimana dal 15 al 21 maggio – ha invitato Studio aperto ad attenersi a un rigoroso equilibrio dell’informazione fino alla fine della campagna elettorale.

A favore del richiamo per il Tg3 hanno votato quattro membri, compreso il presidente Corrado Calabrò. Contrario invece il commissario Antonio Martusciello, nonostante fosse tra quelli – insieme a Stefano Mannoni, Roberto Napoli ed Enzo Savarese – che avevano chiesto di aprire un’istruttoria sulla segnalazione.

“Due pesi e due misure”. Così i quattro commissari definiscono in una nota il richiamo al Tg3, se paragonato alle sanzioni – notificate oggi – per Tg1, Tg2 e i tg delle reti Mediaset dopo l’intervista al premier Silvio Berlusconi, spiegano. Stesse caratteristiche, sottolineano i quattro, “ma in questo caso è stato ritenuto sufficiente un buffetto sulla guancia, il cui effetto è stato ulteriormente attenuato dalla chiamata di correo rivolta ad Italia 1”. Richiamo, quest’ultimo, ingiustificato secondo i quattro, attuato nonostante “dai dati Isimm risultasse che di nulla essa era responsabile se non di avere accordato più spazio di parola al centrosinistra”. Martuscello parla di “discrezionalità” della Commissione, “che abbandona definitivamente le emittenti in balia di una discrezionalità senza regole certe e senza parametri chiari”. “A quanto pare – aggiunge – gli scrupoli per il principio della tassatività delle norme e di tipicità dei provvedimenti a presidio della libertà costituzionale di informazione non valgono sempre”.

Sul caso di Studio aperto si è pronunciato anche il direttore, Giovanni Toti, secondo cui il provvedimento si basa su dati sbagliati “alla luce dei nostri monitoraggi interni”, spiega. “Non hanno conteggiato il minutaggio dedicato all’opposizione in edizioni straordinarie all’indomani del voto”, sottolinea. Circostanza già segnalata all’Agcom, ricorda il direttore, che quindi intravvede nel richiamo “un po’ di malizia”. “Siccome si condanna il Tg3 – conclude – non si può non mandare un avviso anche ad un tg considerato erroneamente di segno opposto”.