“Noi non abbiamo messo le mani nelle tasche dei milanesi, Pisapia invece è del partito delle tasse”. Ecco l’ultima trovata del Pdl per tentare di screditare il rivale di Letizia Moratti già accusato di essere un ladro d’auto, terrorista, costruttore di moschee e fiancheggiatore dei centri sociali. Peccato che le cose non stiano proprio come le raccontano a Palazzo Marino e che a Milano gli aumenti tariffari siano già stati previsti ma ovviamente non pubblicizzati. Perché formalmente è vero lo slogan: “Letizia Moratti non ha aumentato le tariffe”. Ma è una verità solo contabile. La sostanza è ben altra. Perché, a dirla tutta, le casse di Palazzo Marino sono talmente vuote che gli aumenti delle tariffe non solo sono nell’aria ma sono stati già pianificati e proprio dalla giunta Moratti, con tanto di iscrizione a bilancio. Un bilancio evidentemente elettorale che li nasconde nel biennio 2010-2011 – l’anno elettorale di Letizia Moratti appunto – per farli ricomparire dopo, a urne ormai chiuse, a partire dal 2012.

Il Fatto Quotidiano pubblica la prova inequivocabile del trucco contabile, una tabella degli aumenti che è contenuta nella Relazione programmatica previsionale 2011-2013. Il documento non è mai stato pubblicato e non lascia adito a dubbi. Nell’anno corrente – quello che doveva garantire il secondo mandato alla Moratti – sia le tasse sia le imposte hanno il segno meno davanti. Le imposte, infatti, calano da 378 a 373 milioni di euro. Ovvero cinque milioni di euro in meno. Un piccolo capitale che può essere “speso” nella propaganda elettorale di questi mesi come un risparmio ottenuto dall’amministrazione uscente a beneficio di tutti i suoi cittadini. E infatti anche alla voce “tasse” si nota la riduzione degli importi totatali: si passa da 244,4 milioni di euro nel 2010 a 233,9 milioni. Altri 10,5 milioni di euro risparmiati. Tirata una riga, nel 2010 Letizia Moratti ha fatto “risparmiare” ben 15,5 milioni di euro ai suoi cittadini. Peccato che basti spostare l’occhio sulla colonna a fianco per rendersi conto del trucco. Perché dal 2012 la musica suona al contrario e scatta il “liberi tutti” su tasse e tariffe. Partono i famigerati aumenti, prima negati in ogni luogo e in ogni occasione e poi addebitati alle presunte intenzioni della controparte elettorale di centrosinistra.

E allora ecco i veri numeri. Il bilancio pluriennale alla voce imposte per il 2012 prevede 383,3 milioni di euro e alla voce tasse 283,9. In pratica un aumento rispetto all’anno corrente di 8 milioni di euro (tasse) cioè il 2% e di 50 milioni (imposte) in percentuale il 17,6% in più. E l’anno successivo arriveranno altri tre milioni di aumento. Tra 2008 e nel 2013 il conto della “buona gestione” della cosa pubblica è salatissimo, è una vera e proprio indigestione di tasse e imposte, rispettivamente per 22,2 e 53,2 milioni di euro in più. Sommando gli aumenti si può calcolare che l’era Moratti è costata alla città 75,4 milioni di euro di aumenti. Alcuni già incassati, altri previsti nero su bianco.

Che siano veri e propri aumenti lo dicono gli stessi documenti del comune: a margine della tabella si legge nero su bianco ad esempio l’aumento della Tarsu: «Per gli anni successivi al 2011, è previsto un aumento delle entrate per far fronte agli incrementati costi di smaltimento dei rifiuti dovuti al mancato rinnovo degli incentivi Cip6 per la produzione di energia con impianti alimentati da fonti rinnovabili». La verità quindi è che Letizia Moratti ha messo le mani in tasca ai cittadini eccome, solo non lo ha detto, posticipando il salasso al dopo elezioni. È banale, lo fanno i commercialisti e gli amministratori di tutta Italia. Il sindaco Moratti non è da meno.