Rimini procede dritta verso il ballottaggio preparandosi ad altri 15 giorni di intensa campagna elettorale. Nel momento in cui sono state scrutinate 127 sezioni su 143, Andrea Gnassi, candidato del centrosinistra, resta in testa di meno di tre punti su un Gioenzo Renzi (Pdl-Lega Nord)  in leggero recupero: 37,77% contro 34,97%. Al terzo posto sfonda Luigi Camporesi del Movimento 5 Stelle, che, forte del proprio 11,11%, stacca tutti gli altri rivali.

Il consigliere comunale uscente del Pd Fabio Pazzaglia (Sinistra Ecologia Libertà e lista “Fare Comune”), si colloca in quarta posizione con il 5,2%. Seguono l’ex sindaco riminese del Pentapartito Marco Moretti (Udc e lista “Rimini 2021”) al 3,54%, il “curiale” Antonio Polselli (lista “Rimini Più”) al 3,11%, Pasquale Barone (Futuro e Libertà e lista “Cuore di Rimini”) all’1,99%. Briciole per gli altri cinque candidati, che finiscono la propria corsa al di sotto dell’1%.

Che la gara a Rimini, considerata da sempre “una città contendibile” dai vertici regionali del centrosinistra, non fosse affatto scontata lo si sapeva: basta ricordare che alle regionali 2010, ad esempio, il Pdl è risultato il primo partito in città con il 35,65% dei voti rispetto al 32,46% dei Democratici.

Dopo questo primo turno, invece, il Pd risulta il primo partito in città: è al 29,60% contro il 26,41% del Pdl (seguono il Movimento 5 Stelle all’11,55% e la Lega Nord al 7,39%, molto distanziati tutti gli altri partiti). Complice l’astensionismo (alla chiusura delle urne alle 15, nel capoluogo romagnolo avevano votato il 67,88% degli aventi diritto contro il 65,55% della precedente consultazione nel 2006) e la corsa solitaria dei vendoliani di Pazzaglia al primo turno, per Gnassi, nonostante una campagna elettorale più che ambiziosa e piuttosto ‘trendy’, non è stato uno scherzo.

Il ‘golden boy” della politica riminese, lasciato il proprio comitato elettorale al riparo dai giornalisti, tira un sospiro di sollievo appena arrivato allo spazio elettorale organizzato in Comune: “Il dato incontrovertibile, il dato politico, è che siamo davanti: è un dato straordinariamente importante perché il centrosinistra a Rimini partiva dai dati dell’anno scorso, quando era sotto. La destra di Renzi e dell’onorevole della Lega di Forlì, Gianluca Pini, ha fatto il pieno e non andranno oltre”.

Gnassi sa che più che all’ostile Pazzaglia, i cui elettori in ogni caso difficilmente sceglieranno un ex Msi come Renzi tra due settimane, bisogna rivolgersi al Movimento 5 Stelle, costi quel che costi: “Noi ci rivolgeremo a tutte le forze sane e civili riminesi per dare a Rimini un grande progetto di innovazione e di svolta. I grillini? Con loro condividiamo istanze importanti, come le campagne sul nucleare, l’acqua pubblica, il merito e la trasparenza”. Camporesi, però, non vuol farsi strattonare e rimette in chiaro le cose: “Sul ballottaggio ribadisco quello che diciamo da un anno a questa parte: noi non esprimeremo il favore a nessuno, non faremo altro che informare tutti i cittadini su chi sono i due candidati e soprattutto chi sono le forze che li supportano. Quindi libertà di coscienza piena, sia ai cittadini che a tutti i nostri simpatizzanti-attivisti, e massima informazione”. Anche Renzi ha già cominciato a fare due conti: numeri alla mano, l’ex consigliere regionale An conta “sei liste che non sono riuscito ad accorpare per motivi contigenti dovuti al ritardo della mia candidatura. Anzi, rilancia il pidiellino, “la vera sfida comincia adesso”, anche perché, assicura, “con le altre liste siamo molto più vicini di quanto si possa credere sia sui programmi che sui valori”.

Renzi ragiona su almeno un 10% di voti che non sono potuti convergere sul centrodestra al primo turno, “e con questi numeri possiamo vincere, la matematica non è un’opinione”.

In previsione del rush finale, il candidato Pdl-Lega ricomincerà già da domani la campagna elettorale “porta a porta” nel centro storico, insieme a “dei nuovi manifesti studiati per l’occasione”. Renzi conclude con “un appello agli astensionisti” perché “qua a Rimini ci viviamo tutti, è nel nostro interesse costruire un’alternativa”. Sta di fatto che andare per al ballottaggio per il Pd è qualcosa di più di una mezza vittoria. Lo confermano le parole del segretario regionale del Pd, Stefano Bonaccini: “A Rimini abbiamo ottenuto un bellissimo risultato, guardiamo con fiducia al ballottaggio. Con i grillini al 10% e Sel che ha fatto la scelta poco lungimirante di andare da sola, il nostro candidato, Andrea Gnassi, è davanti di diversi punti e il Pd è il primo partito, scalzando il Pdl”.

Intanto, anche nella vicina provincia di Forlì-Cesena emerge come il peso dei grillini sia destinato ad aumentare di qui in avanti. Dopo aver perso oggi sia Gatteo sia Sogliano al Rubicone, passate al centrodestra, il Pd di Cesena deve accontentarsi del probabile ballottaggio a Cesenatico, l’unico centro oltre i 15 abitanti dove si vota nel territorio. Lo scenario in riviera però preoccupa: Roberto Buda (Pdl, Lega Nord, Udc e Pri) col 43,24% supera il sindaco uscente del centrosinistra Nivardo Panzavolta, fermo al 39,67% (3.782 voti). Anche se si rischia la debacle, i big del Pd cesenate minimizzano, si concentrano sui voti di lista e corteggiano il Movimento 5 Stelle, il cui candidato Alberto Papperini vola al 14,24%.

A scrivere una nota congiunta dove si corteggia senza sconti il Movimento di Grillo, pensano il segretario cesenate Daniele Zoffoli, il presidente della Provincia Massimo Bulbi e il parlamentare Sandro Brandolini: “Molto positivo il risultato della lista del Movimento 5 Stelle, che ha portato molti giovani disaffezionati alla politica a ritrovare la giusta spinta verso un’importante partecipazione democratica come è l’elezione del primo cittadino. Crediamo che Nivardo Panzavolta, da sindaco, saprà interpretare nel miglior modo possibile i temi fondamentali cari alla lista di Grillo, già capisaldi del nostro programma”.

Tornando nel Riminese, incuriosisce il caso di Cattolica, unico centro oltre i 15 mila abitanti dove si è votato oltre al capoluogo. Il candidato del centrosinistra Piero Cecchini, infatti, si ferma al 48,6% davanti al rivale del centrodestra Cono Cimino, che arriva al 44,45%. La terza forza in città è Sinistra critica, il cui candidato Giona Di Giacomi raccoglie il 4,41% (396 voti), un dato che sarebbe stato sufficiente a far vincere Cecchini al primo turno. La città rivierasca tornava al voto a nemmeno due anni di distanza dalle elezioni che nel giugno 2009 avevano visto trionfare il candidato del Pd Marco Tamanti, poi sfiduciato lo scorso autunno a seguito di frizioni interne nel suo partito.

Carlo Kovacs