Aveva promesso che davanti ai giudici del tribunale di Ferrara avrebbe risposto a tutte le domane. E invece, giunti al momento fatidico, Egidio Checcoli si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex dirigente di Legacoop è stato sentito al processo Coopcostruttori come imputato in procedimento connesso. Aveva quindi il diritto di non rispondere.. Glielo consentiva la legge. Quella scritta però. Perché le decine di ex lavoratori e soci prestatori presenti in aula si appellavano probabilmente a quella etica, a un dovere non scritto di dare risposte a quelle famiglie finite sul lastrico dopo il crac da oltre un miliardo di euro del 2003.

E infatti, non appena Checcoli si è trincerato dietro il “non rispondo”, i borbottii di fondo che già in più occasioni durante l’esame si erano fatti sentire sommessi, sono scoppiati in grida di sdegno, cui è seguita l’uscita dall’aula in segno di protesta.

“È andato avanti per ore dicendo dei non so, non c’ero, non ricordo – lamenta uno dei componenti del Carspac –  e poi quando si arriva al dunque ecco cosa succede. Non appena salta fuori la verità, non risponde”. E un secondo aggiunge: “Quello che abbiamo sentito è una vergogna per le istituzioni. Checcoli era sempre al fianco di Donigaglia, è assurdo quello che sta dichiarando”.

Secondo l’ex patron Coopcostruttori, d’altronde, Checcoli ebbe un rilievo decisivo negli ultimi anni di vita dell’azienda edile di Argenta, sarebbe addirittura stato lui il vero amministratore (affermazioni smentite però dall’udienza preliminare che non ravvisò profili penali nei confronti dell’ex dirigente di Legacoop).

Poco prima in aula l’ex presidente di Legacoop provinciale e regionale (dal 1985 al 2004) – imputato inizialmente per concorso in bancarotta e poi prosciolto – aveva appena finito di dire che dei guai della Coopcostruttori era venuto a conoscenza “con certezza, soltanto all’inizio del mese di marzo 2003”, per aggiungere poi che “a mio parere le difficoltà erano iniziate nell’ultimo trimestre del 2002”. I segnali su cui basava questa convinzione? “La richiesta di finanziamenti alle banche per 25 milioni di euro”. E in precedenza – chiede la pm Ombretta Volta – ci furono segnali di crisi?”. “No”. Eppure nel ’97 Legacoop viene contattata da Uniaudit, società di revisione, per alcune problematiche riscontrate nella pratica Coopcostruttori. I rappresentanti della società si incontrano con quelli di Legacoop il 22 maggio: “fu evidenziato – ammette Checcoli – che la cooperativa aveva una situazione economico-finanziaria abbastanza impegnativa”.

Qualche secondo di riflessione e Checcoli aggiunge che “nel merito dell’argomento, che rientra nel capo di imputazione che mi fu contestato, non entro e mi avvalgo della facoltà di non rispondere e rimando a quanto scritto nella sentenza”. Sentenza del gup che, appunto, lo prosciolse dall’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta per non aver commesso il fatto. Di quella storia rimane la sentenza scritta.

Quella morale, secondo gli ex dipendenti e risparmiatori, è invece ancora tutta da scrivere.