Tra piazza Castello e il Duomo ci sono poco più di cinquecento metri. Cinque minuti a piedi, percorrendo via Dante. In questo centralissimo spicchio del cuore di Milano stasera andrà in scena l’ultima partita della campagna elettorale. Qui, infatti, i tre protagonisti indiscussi della corsa alla poltrona di sindaco e, di conseguenza, delle sorti dell’equilibrio del governo nazionale, chiuderanno la campagna elettorale. La foto del futuro del Paese si decide qui. Tra tre protagonisti sì, non due. Perché, oltre ai candidati Letizia Moratti e Giuliano Pisapia, c’è anche la Lega. La nuova Lega. Quella che si è scoperta comoda vestita in abiti moderati, lasciando volentieri i panni violenti e urlati a Silvio Berlusconi e al Pdl. La Lega che ogni volta che può fa eco al Capo dello Stato, che prende le distanze dall’alleato e che sa (e continua a ripetere) che a Milano “se la Moratti vince è per merito nostro, se perde a perdere è Berlusconi”. La Lega che, racimolati nel 2006 appena 3 punti percentuali e superati i dieci alle ultime regionali, si aspetta dalle urne milanesi la consacrazione.

Non a caso Umberto Bossi ha deciso di chiudere la campagna elettorale a Milano, unica città toccata oltre Bologna (dove è tornato dopo 14 anni) nell’ultima settimana di comizi. Stasera sarà in piazza Castello. E mentre il senatur salirà sul palco, a centro metri, in via Dante, il Pdl apparecchia “aperitivi fino a sera tardi”, per dirla con Ignazio La Russa. All’annunciato e promesso “open bar” ci saranno tutti i ministri lombardi e gli esponenti del Pdl locali. Un’altra manciata di metri più avanti, in piazza del Duomo Roberto Vecchioni con un concerto chiuderà la corsa a sindaco di Giuliano Pisapia. Ma solo dalle 20. Perché poche ore prima, alle 17.30, sotto la Madonnina si terrà il comizio finale del candidato sindaco del Terzo Polo, Manfredi Palmeri, insieme a Italo Bocchino, Beppe Valditara e Bruno Tabacci e Pierluigi Mantini. Il tutto e tutti in cinquecento metri di città. Manca solo Silvio Berlusconi. O, meglio, l’ufficializzazione del suo arrivo.

Il premier, infatti, sta cercando di organizzarsi per essere presente anche solo per pochi minuti in via Dante. Del resto il candidato sindaco sembra essere lui più che Letizia Moratti. L’aver definito “giusto” l’attacco che Moratti ha rivolto a Pisapia, con accuse false, è parsa più una mossa del premier per riprendersi in mano la campagna elettorale che un gesto di sostegno al primo cittadino in cerca di conferme. Negli ultimi giorni, inoltre, in città sono quasi spariti i manifesti che ritraggono Letizia Moratti, massicciamente soppiantati con altri in cui appare lui, Silvio Berlusconi.

E ancora: il Cavaliere ha deciso che domani il Pdl si trasformerà, tentando di beffare il silenzio elettorale, camuffandosi con magliette rossonere del Milan e festeggiando lo scudetto prima a San Siro e poi in piazza del Duomo. Per la festa serale in centro ancora non ci sono i permessi del Comune ma Palazzo Marino li concederà facilmente, considerati i precedenti degli ultimi anni con l’Inter. Non è un caso quindi che Berlusconi abbia detto che “per vincere a Milano serve anche il sostegno dei milanisti”, una chiamata al voto dei tifosi. Ma non basta. Perché Berlusconi ha deciso di sfruttare ogni occasione possibile per mostrarsi. E così lunedì mattina, a urne aperte fino alle 15, si presenterà in tribunale per il processo Mills.

Lì dove il Pdl ha mostrato per la prima volta i toni della campagna elettorale che avrebbe portato avanti il Cavaliere, i manifesti “fuori le Br dalle procure” del candidato consigliere Roberto Lassini. In quei primi giorni si è capito come Letizia Moratti fosse solo un volto. Il sindaco, infatti, ha inizialmente condannato il gesto di Lassini, arrivando a minacciare di ritirarsi: “In lista o io o lui, siamo incompatibili”. Ma è stata consigliata dal falco lombardo, Daniela Santanché, a “smetterla di parlare: sceglieranno gli elettori se votare Lassini o no”. La sindaca, in evidente imbarazzo, ha accettato il consiglio e fatto finta di nulla. Accettando così l’ombrello protettivo del Pdl e lasciando ad altri la campagna elettorale. A lei toccherà fare il sindaco, semmai, dopo.

Nel frattempo meglio che la campagna elettorale la conducano altri. Eppure, dopo il caso Lassini, Moratti ha commesso un altro errore: ha partecipato al confronto televisivo con l’avversario. Berlusconi ha tentato in ogni modo di farle cambiare idea: non doveva partecipare. Ma lei è andata. E s’è beccata una querela per diffamazione aggravata da Pisapia, attaccandolo con un’accusa falsa. Soprattutto mostrando la debolezza e il nervosismo della maggioranza.  Il Cavaliere è stato costretto a riprendersi la scena. “Bene ha fatto Letizia a tirare fuori le unghie”, ha detto da Napoli. E il braccio armato Santanché, in compagnia di Mariastella Gelmini e pochi altri, hanno tentato di spostare l’attenzione sulla “storia moderata della Moratti”, mentre la sindaca e il premier ripetevano che Pisapia “ha una storia legata agli estremisti e ai centri sociali”. Lui si limita a ribattere sconcertato che il sindaco “ha perso la testa” e continua a tenere bassi i toni.

Come fa la Lega. Matteo Salvini, aspirante vicesindaco nell’eventuale nuova giunta morattiana, ha bacchettato il sindaco sia sul caso Lassini sia sulle accuse a Pisapia. “Parli del futuro, non del passato: ai milanesi non interessa quello che è stato ma quello che sarà”, ha detto. A fargli eco il diplomatico del Carroccio, Roberto Calderoli, mostrando il volto della nuova Lega. Sempre pronta ad allinearsi e condividere le parole di Giorgio Napolitano e a prendere le distanze da Silvio Berlusconi. Ieri il premier a Napoli ha lanciato lo spot elettorale annunciando che “gli abbattimenti della case abusive saranno fermati”? Calderoli ha suggerito al Cavaliere: “Prima ne parli con noi”. Mentre Bossi ripete “io sto con Napolitano”, ripete. “Con gli anni si cresce e si cambia, io sono diventato un mediatore”, dice il senatùr. Che stasera arriva a Milano e non ha ancora deciso se sperare di veder vincere la Moratti al primo turno e confidare nel ballottaggio così da poter alzare la posta e far pesare di più il peso del Carroccio. E’ evidente però che anche per il Capo leghista la sfida milanese ha valenza nazionale. La necessità del secondo turno è percepita come una sconfitta per Berlusconi. Il “mediatore” Bossi  attende i risultati, l’asse con il Quirinale c’è già.