Cancro, obesità, diabete, malformazioni genetiche, infertilità, patologie del sistema nervoso come morbo di Alzheimer e Parkinson. Sono solo alcune delle malattie che si possono ricondurre alla perdita di biodiversità. Un bilancio pesante, legato in parte anche ai danni economici, quantificabili in 15 miliardi di euro l’anno soltanto per la diminuzione dell’impollinazione degli insetti in Europa. A tutto questo la Commissione europea cerca di dare una risposta con la nuova strategia per arrestare la perdita di biodiversità nei prossimi dieci anni.

Per perdita di biodiversità si intende l’alterazione degli equilibri di tutte le forme viventi geneticamente diverse e degli ecosistemi ad esse correlati, con una variabilità biologica di geni, specie, habitat ed ecosistemi. Moltiplicata di oltre “mille vole il normale”, la perdita di biodiversità in Europa va ben oltre la rovina dell’ambiente. Secondo il professor Aaron Bernstein, ricercatore all’Harvard Medical School nel Massachusetts, avrebbe addirittura effetti sull’aumento di patologie come l’AIDS e il ritorno di malattie negli ultimi anni in forte diminuzione come la tubercolosi e la malaria. Un esempio di come l’alterazione degli equilibri naturali possa influire direttamente sulla salute umana è dato dall’aumento dei cosiddetti “vettori di trasmissione”, ovvero insetti portatori di virus pericolosi per l’uomo come la zanzara della febbre del Nilo occidentale. Un fenomeno non sconosciuto in Europa, come testimoniano i casi riscontrati a Mantova, Ferrara, Rovigo, Modena, Bologna, Reggio Emilia e Venezia nell’ottobre del 2009.

In Europa la perdita di biodiversità è soprattutto dovuta all’inquinamento, sfruttamento eccessivo delle risorse e del territorio, diffusione incontrollata di specie non autoctone e cambiamenti climatici. Si stima che nell’UE circa il 25% delle specie animali, tra cui mammiferi, anfibi, rettili, uccelli e farfalle, siano a rischio di estinzione, mentre l’88% degli stock ittici è troppo sfruttato e impoverito. Solo il 17% degli habitat e delle specie gode di uno stato di conservazione soddisfacente mentre gli ecosistemi non riescono più a garantire un’impollinazione sufficiente delle colture, aria e acqua pulite, il controllo delle inondazioni o dell’erosione.

Ecco allora la nuova strategia della Commissione europea per arrestare la perdita di biodiversità nei prossimi dieci anni. La novità più ambiziosa, al di là della piena attuazione della normativa ambientale vigente, è senza dubbio il tentativo di legare i finanziamenti della Politica Agricola Comune (PAC) e della Pesca (CFP) al rispetto della biodiversità. “I futuri pagamenti dovranno essere collegati a misure obbligatorie di protezione dei beni pubblici”, ha confermato il commissario Ue all’ambiente Janez Potočnik. Un bel primo passo se si pensa che la tutela dell’ambiente (programma LIFE +) ha un budget di 2 miliardi per il periodo 2007-2013 mentre il finanziamento per l’agricoltura è di ben 53,5 miliardi l’anno. Ma restano tutte da definire le modalità pratiche di questo nobile intento. Gli ambientalisti criticano, infatti, la scarsa chiarezza degli obiettivi individuati dalla Commissione, confusione che, secondo Friends of the Earth Europe, “non fa altro che aumentare l’alterazione della biodiversità europea e mondiale”. Insomma, come afferma Alberto Arroyo di WWF International, “la vera chiave per tutelate la biodiversità non è certo questa strategia, bensì le prossime riforme legislative comunitarie sull’agricoltura, sulla pesca e sul programma quadro finanziario dell’Ue”.

D’accordo l’eurodeputata francese verde Sandrine Bélier: “Il ciclo del prossimo esercizio finanziario dell’Ue, così come il finanziamento della politica comune dell’agricoltura e della pesca, saranno cruciali. L’Ue deve assicurare che tutti i programmi finanziati rispettino la biodiversità”. Insomma, al di là delle proposte, la vera sfida di Bruxelles resta il legame concreto tra i fondi comunitari e il rispetto dell’ambiente negandoli a quanti non rispondano a determinati requisiti. Un obiettivo più facile a dirsi che a farsi, visto che quella dell’agricoltura rappresenta la fetta più grande dei finanziamenti comunitari agli Stati membri. La parola adesso passa ai 27 Ministri dell’ambiente che si incontreranno a Bruxelles a Giugno. Il rischio è un altro buco nell’acqua così come successo al vertice sull’ambiente di Copenaghen.