“Ci troviamo nella situazione drammatica in cui Silvio Berlusconi si trova asserragliato nell’unico posto in cui ha ancora la maggioranza, il Parlamento. Da quella posizione per difendere se stesso è pronto a scrivere la parola fine sulla tornata referendaria”. Parola di Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, che commenta la volontà del governo di vanificare, dopo il nucleare, anche i quesiti sulla privatizzazione delle risorse idriche.
L’esponente dell’Idv, come ha raccontato in un post su ilfattoquotidiano.it, svela anche il tentivo, bloccato in extremis da Giorgio Napolitano, di inserire un emendamento simile a quello votato sul nucleare che avrebbe mandato in soffitta anche il voto sull’acqua

Onorevole, lei per primo ha svelato il tentativo del governo di vanificare, oltre al referendum sull’atomo, anche i quesiti sulle risorse idriche. Ci racconta come è andata?
Martedì scorso ero a Montecitorio e stavo camminando in Transatlantico quando vengo avvicinato da un esponente del governo che mi racconta come la maggioranza avesse fatto un emendamento abrogativo del tutto simile a quello sul nucleare nel tentativo di inficiare anche i due quesiti sull’acqua pubblica.

E poi cosa è successo?
Che il Quirinale ha detto di no. Il Presidente della Repubblica ha accettato la prima modifica al dl Omnibus, ma non l’emendamento sugli acquedotti per estraneità di materia.

A sentire le dichiarazioni del sottosegretario Stefano Saglia e del ministro Paolo Romani pare che le intenzioni del governo siano quelle di andare avanti anche su questo terreno.
E’ così. L’ordine del capo è quello di svuotare un voto che fa paura. A quanto ho capito il governo ha intenzione di presentare un decreto legge ad hoc. Un provvedimento che necessita la conversione in legge da parte delle camere entro tempi certi.

Perché l’Italia dei valori non vuole che gli acquedotti finiscano in mani private?
Perché l’acqua non è una merce. E’ un bene comune, un diritto che deve rimanere pubblico. Come l’aria che respiriamo. Bisogna votare No a tutti gli interessi che si muovono attorno all’oro trasparente.

Romani sembra però avere raccolto le sollecitazioni di Federutility, il consorzio che riunisce i gestori degli acquedotti, che chiede di evitare un referendum “dal taglio puramente ideologico”.
Questa è la fotografia perfetta di un governo che non vuole prendersi cura degli interessi del Paese, ma solo di qualche corporazione. Siamo a un uso privato della democrazia. Berlusconi prima difende se stesso, poi gli appetiti delle lobby a lui vicine.

Fatto sta che anche questa volta sembra che a vincere sarà proprio B. Se dopo il nucleare saltano anche i quesiti sull’acqua, il rischio è che agli italiani il 12 e il 13 giugno rimarrà ben poco da votare.
Il tentativo di Berlusconi è evidente: fare saltare i due referendum non politici per far sì che l’unico quesito politico rimanente, il legittimo impedimento, non raggiunga il quorum. Berlusconi sa che la tornata referendaria si trasformerebbe in voto contro di lui. E sa anche che i risultati sarebbero disastrosi.

Per quanto riguarda il nucleare ora la parola spetta alla Corte di Cassazione che deve decidere se il quesito è ancora ammissibile alla luce delle modifiche parlamentari.
Ci vorrà almeno un mese perché la la Suprema Corte si esprima sulla materia. Fra pochi giorni inizia la campagna elettorale senza sapere se ci saranno o meno i quesiti da votare. O se tali quesiti saranno da riformulare. Ma il rischio maggiore è che ci saranno dei referendum spacchettati nel tempo. E il 12 e 13 giugno agli italiani sarà consentito di votare solo sullo scudo giudiziario del premier.

Una bella spesa per le casse pubbliche.
Faccia conto che un referendum costa all’incirca 350 milioni di euro. E’ per questo che avevamo chiesto di accorpare il voto alle amministrative. Il terrore del quorum ovviamente ha fatto rispondere picche al governo.

l’Idv, impegnata in prima linea nella campagna pro-referendaria, è stata sconfitta dalle mosse di palazzo?
Berlusconi è rinchiuso in Parlamento che è l’ultimo luogo del Paese dove ha ancora una maggioranza. Di lacché, ma pur sempre una maggioranza. Da quella posizione può fare quello che vuole. Come tutti sanno il core business è difendere i suoi interessi privati. E per farlo è disposto ad assoggettare anche le questioni cruciali che coinvolgono tutti gli italiani: dal tipo di energia che vogliamo al fatto se l’acqua debba continuare a essere un bene pubblico nelle mani dei cittadini.