Il presidente Barack Obama incontra il fondatore di Facebook lo scorso 17 febbraio

Benvenuto a casa, Mister President. Sheryl Sandberg, una delle manager di punta di Facebook, giacchetta bianco-nera e gonna scura, accoglie con queste parole Barack Obama, che sul famoso social network ha quasi 20 milioni di ammiratori. La Sandberg, che di Facebook è chief operating officer (Coo), ha rinsaldato una delle più interessanti alleanze d’America: quella tra la squadra della Casa Bianca e gli impiegati dell’ormai potentissima azienda di Palo Alto, in California.

E’ un accordo politico-tecnologico che aiuta entrambi. Il presidente, che ha già usato Facebook durante la campagna elettorale del 2008, può far arrivare il suo messaggio (anti-repubblicano) ai più giovani, attraverso il passaparola telematico. Il social network, da parte sua, viene elettrizzato da una presenza tanto importante. Lo stesso fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, si è scusato dopo la presentazione della Sandberg, dicendosi “come dire, un po’ nervoso: sapete, abbiamo il presidente degli Stati uniti qui con noi”.

Il portavoce del presidente, Jay Carney, ha messo in chiaro che “l’evento non serve per promuovere Facebook, ma ha l’obiettivo di raggiungere i suoi utenti”. Facebook ha oltre 600 milioni di iscritti e per il solo 2010 si stima un profitto di circa 2 miliardi di dollari. Zuckenberg, che tra qualche giorno compirà 27 anni, è uno degli uomini più ricchi e potenti d’America. Persona dell’anno per il settimanale Time nel 2010 (assieme a Julian Assange), il piccolo genio può vantare un patrimonio di oltre 13 miliardi, e anche diverse cause con gli altri ideatori del social network.

Arrivato nel quartier generale californiano, Obama ha tentato di mettere a suo agio il giovane interlocutore, che già conosceva. “Sono Barack Obama, e sono l’uomo che ha fatto indossare la giacca a Mark”. In effetti, il genio di Facebook non sembrava a suo agio vestito elegante. Anzi, portava comunque scarpe da ginnastica, jeans, e una cravatta annodata come meglio si riusciva. Il presidente lo ha invitato a togliersi la giacca, e ha fatto altrettanto. Accanto a Obama c’era una bottiglietta d’acqua, senza etichetta. Sul tavolino di Zuckerberg, a fianco dell’inseparabile portatile, una bottiglietta di Gatorade, praticamente già scolata. “Sempre più persone usano Internet per raccogliere informazioni – ha spiegato il presidente -. Storicamente, quel che ha fatto una buona democrazia sono cittadini ben informati: ed è quello che riesce a fare Facebook, con una conversazione che non è univoca”.

Le domande per il presidente sono arrivate dagli utenti del social network e dagli impiegati di Palo Alto. L’argomento principale, come è stato nel precedente comizio in Virginia, è il deficit, che Obama vorrebbe ridurre aumentando le tasse ai ricchi, mentre i repubblicani puntano ai tagli su energia, assistenza sanitaria, previdenza. Obama ha ricordato che “nel 2000, alla fine dell’amministrazione di Bill Clinton, non avevamo un deficit, ma un surplus. E questo perché c’erano state decisioni difficili prese da Clinton, dal suo predecessore George Bush senior, dal Congresso, democratico o repubblicano che fosse”. Negli anni successivi, quelli contraddistinti da George Bush junior, “ci siamo dimenticati delle cause del surplus: abbiamo avuto grandi tagli di tasse, siamo entrati in due guerre, e l’abbiamo fatto senza chiedere sacrifici alla popolazione”. Ora, secondo il presidente, i sacrifici vanno fatti, con tasse corpose verso i più ricchi. Anche Zuckerberg dovrà farlo, scherza Obama. Ma il suo interlocutore dice di non avere problemi a riguardo.

Le domande si sono concentrate sul piano della Casa Bianca per ridurre il deficit, e sulle differenze dal progetto dei repubblicani che ha lo stesso obiettivo. Secondo Obama, il loro pacchetto è “decisamente radicale, non particolarmente coraggioso, anche se sono sicuro che il suo principale autore, Paul Ryan, sia persona seria”. Il problema, a parere del presidente, è che gli avversari vogliono “cambiare la struttura sociale del nostro Paese”. Obama ha portato avanti questa tesi con la sua storia personale: “Non sono nato ricco, sono cresciuto con una madre single e con i miei nonni. Quando lei ha iniziato il dottorato, eravamo in difficoltà e abbiamo mangiato con i buoni pasto dello Stato”. Da presidente “vorrei aiutare chi è più sfortunato di me, perché così funziona la società, ma i repubblicani vogliono impedirlo”. Quindi l’affondo: “Niente è più semplice – ha detto Obama – che risolvere i problemi sulle spalle dei più poveri, che non hanno potere, che non hanno la tessera di un club o un amico lobbista”.

La fine del dibattito ha toccato ricerca ed istruzione, temi cui Zuckerberg ed Obama tengono molto. Il primo ha detto di voler “rendere attraente la scienza, così come lo era la corsa verso la luna”. Il secondo ha tentato di promuovere le attività scolastiche finanziando le scuole più povere di Newark, in New Jersey. Puntare sulla ricerca, secondo il presidente, è un’assicurazione per fare passi avanti e rendere più appetibili le fonti di energia rinnovabile, come l’eolico e il solare. “E’ la maniera per rimanere competitivi – ha concluso Obama – e spero che questa sarà una delle maggiori eredità che lascerò da presidente”.