Dopo aver perso il figlio e combattuto per anni per ottenere giustizia, ora la madre di Federico Aldrovandi andrà a processo per diffamazione aggravata. A chiamarla davanti a un giudice è la pm che per prima indagò sulla morte del figlio diciottenne avvenuta dopo una colluttazione con la polizia il 25 settembre 2005. Per quei fatti i quattro agenti intervenuti sono stati condannati in primo grado a 3 anni e mezzo per omicidio colposo. Nel processo bis per accertare presunte coperture, altri tre poliziotti sono stati condannati – sempre in primo grado – a vario titolo per omissione e favoreggiamento.

Ora cambia lo scenario. Il tribunale non è più quello di Ferrara, ma della città di Mantova, luogo di pubblicazione dei quotidiani del gruppo Finegil cui appartiene il giornale chiamato in causa, “La Nuova Ferrara”. E una delle parti, da persona offesa, diventa imputata. Patrizia Moretti era stata denunciata dalla pm Mariaemanuela Guerra per alcune dichiarazioni rese alla “Nuova”. In un articolo datato 13 febbraio 2010, la madre di Federico affermava che il magistrato per quasi quattro mesi, dalla morte del ragazzo al 16 gennaio 2006 (la Guerra rinuncerà all’inchiesta per “motivi personali” e le subentrerà il pm Nicola Proto) aveva omesso di svolgere indagini sulla morte del figlio.

A processo – dopo la decisione presa questa mattina dal gup Gianfranco Villani – andranno anche il giornalista della “Nuova” Daniele Predieri, per aver scritto sempre nel febbraio 2010 che la Guerra era stata sottoposta a procedimento disciplinare dal Csm, e il direttore Paolo Boldrini.

Con loro ci sarà anche Marco Zavagli, collaboratore del Fatto Quotidiano in Emilia Romagna, del quotidiano locale  stesso e direttore del giornale on line Estense.com. Per lui il caso sfiora l’imbarazzo. Il giornalista è infatti chiamato in causa per un articolo che non ha scritto. Non solo. Nell’articolo oggetto di querela compare chiaramente la firma in calce di un collega. Ma per il pm Fabrizio Celenza si potrebbe trattare di uno “pseudonimo”. “Il magistrato ha detto che non si poteva escludere che il giornalista in questione avesse potuto collaborare alla stesura del pezzo”, riporta l’avvocato difensore Arrigo Gianolio, che fa notare come “in questo modo si prescinde dal perseguire il vero autore dell’articolo incriminato. Era sufficiente che il pm ammettesse l’errore nella stesura del capo di imputazione”.

Più esplicita ancora Patrizia Moretti: “E’ paradossale, assurdo, come tutto il resto”. Quanto al capo di imputazione che la riguarda direttamente, invece, la madre di Federico non capisce come sia chiamata a rispondere “per dichiarazioni che riportavano quanto detto dal procuratore capo in aula e per aver riferito passaggi della sentenza di primo grado”.

Il suo difensore, l’avvocato Fabio Anselmo, sembra invece attendere con ansia l’inizio del processo previsto per 1 marzo 2012: “dispiace perché non meritavamo questo processo, ma vedrete che la nostra testimone migliore a discarico sarà proprio la Guerra”.