E’ sempre così. Non si riesce neppure a sapere se Pierpaolo Pulvirenti aveva 22 o 25 anni. Cambia poco, certo, però davanti al corpo di un ragazzo morto la precisione sarebbe un segno di rispetto. Il gelido comunicato stampa con cui la Saras dà notizia che nella sua raffineria di Sarroch, in provincia di Cagliari, è tornata la morte non si preoccupa neppure di dare un’età alla vittima del “tragico evento”. Cambia poco, certo.

“Sono in corso accertamenti sulla dinamica e le cause dell’incidente”, ci informa il comunicato. E’ sempre così. Ci vorranno mesi per poter raccontare con qualche certezza, e senza incorrere nelle minacce di azioni legali dei fratelli Gianmarco e Massimo Moratti, ciò che tutti sanno già benissimo.

Che cosa sappiamo? Che nella raffineria che da decenni arricchisce la famiglia Moratti la sicurezza dei lavoratori è affidata alla statistica. Gli operai sanno che un’ implacabile ricorrenza stagionale li chiamerà a piangere un loro compagno. Occhio alle date. Il 14 aprile 2007 è morto Felice Schirru, 34 anni, dipendente di una ditta di appalto impegnata nelle manutenzioni di primavera della Saras. Il 26 maggio 2009 sono morti Daniele Melis, 29 anni, Bruno Muntoni, 58 anni, Gigi Solinas, 27 anni, dipendenti di una ditta di appalto impegnata nelle manutenzioni di primavera della Saras. Il 12 aprile 2011 è morto Pierpaolo Pulvirenti, 22 o 25 anni, un dì lo sapremo, dipendente di una ditta di appalto impegnata nelle manutenzioni di primavera della Saras. Si muore con il metronomo, alla Saras dei Moratti. E tutte le volte scatta il solito minuetto. Si parla di fatalità. Poi cominciano a girare strane voci secondo le quali la vera ragione dell’incidente è che sono i morti ad aver commesso un errore o una leggerezza. Poi i Moratti promettono grandi interventi sulla sicurezza, ma si rifiutano sistematicamente di annunciarli al pubblico.

Questa mattina Stefano Filucchi, abitualmente vice direttore generale dell’Inter, ma in questo caso nella veste di responsabile delle relazioni esterne della Saras, ha dichiarato: “Stiamo cercando di capire com’è successo. Non vogliamo né possiamo fare ipotesi e ricostruire quanto avvenuto ieri, in questo momento”. Poi ha detto che la Saras fa di tutto e di più per aumentare la sicurezza: “Ogni giorno ci alziamo pensando a come fare ancora di più”. Commovente, e struggente. Nonostante tanti sforzi alla Saras si continua a morire. Come mai? Sfortuna? Arbitraggi sfavorevoli?

Fra qualche mese sapremo, forse, come è morto Pierpaolo Pulvirenti. E ce lo dirà la magistratura, non certo la Saras. Per adesso abbiamo solo due certezze.

Prima. Al tribunale di Cagliari è in corso il processo ai vertici della Saras, a cominciare dal direttore generale Dario Scaffardi, per le morti del 26 maggio 2009. Scaffardi e colleghi sono accusati di omicidio plurimo colposo, e secondo i pm la morte di Melis, Muntoni e Solinas è da ricondurre alla volontà, dispiegata negli uffici milanesi della Saras, di risparmiare sulle manutenzioni. Gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato, hanno cioè di fatto accettato l’impianto accusatorio della Procura di Cagliari, rinunciando a portare elementi a propria difesa.

Seconda. Da questa mattina al momento in cui viene chiuso questo articolo, alle ore 16 del 12 aprile, l’agenzia Ansa ha dato numerose notizie sul nuovo incidente di Sarroch senza mai nominare i fratelli Moratti. All’Ansa non sanno di chi è la Saras? O è un’informazione trascurabile che in quattro anni sono morti cinque operai nella fabbrica di una delle più ricche e famose famiglie italiane?