Tanti saluti all’accordo sul futuro del nucleare in Europa. A Bruxelles non passa una risoluzione comune sulla sicurezza nucleare nonostante i tentativi di trovare un accordo tra i gruppi politici. Un gioco di veti incrociati ha messo gli eurodeputati tutti contro tutti nel voto finale, con profonde lacerazioni anche all’interno degli stessi gruppi. La risoluzione avrebbe dovuto far passare sostanzialmente due concetti: una “exit strategy a medio e lungo termine” e una moratoria per l’attivazione di nuovi reattori almeno fino a che non saranno completati gli “stress test” che, interessi vari permettendo, saranno fatti entro la fine dell’anno in tutte le 148 centrali atomiche del continente.

Nel caso della moratoria erano tutti d’accordo a livello di principio. Ma quando si è trattato di indicarne la durata, è scoppiata la bagarre. Con Verdi, Socialisti (tra cui il Pd) e alcuni Popolari (come i tedeschi rinati antinuclearisti dopo la sconfitta elettorale della Cdu) che hanno cercato di fare passare una linea più dura che facesse della moratoria il primo passo per l’uscita definitiva dell’Ue dal nucleare. Ma il loro emendamento non è passato.

Per quanto riguarda l’emendamento sull’exit strategy, inserito forzando la mano sul Trattato di Lisbona che riserva in esclusiva ai governi le scelte in politica energetica, i gruppi politici si sono spaccati al loro interno, con i socialisti, in teoria a favore, battuti per 326 voti a 251. Come conseguenza la proposta “che l’Unione europea debba riconsiderare il proprio approccio alla sicurezza nucleare” è finita nel cestino. Così come la richiesta, sacrosanta per gli ambientalisti, che gli stress test “devono essere obbligatori e basati su criteri comuni e trasparenti”, ipotesi cassata sul nascere da inglesi e francesi.

E gli italiani come hanno votato? Nel gruppo socialista, dove perfino il presidente Martin Schulz ha preferito astenersi, il Pd ha votato per la bocciatura della risoluzione finale: un testo “monco”, secondo il capo delegazione David Sassoli. Contro anche l’Idv che proprio sul nucleare ha promosso un referendum e che vede “dietro questa sonante sconfitta il dramma dei molti paesi di antica tradizione nucleare anche per i costi di smantellamento delle centrali”, come ha commentato il capodelegazione Niccolò Rinaldi. Al contrario Pdl e Lega Nord hanno preferito votare a favore di una risoluzione che almeno sul nucleare dicesse qualcosa, mettendo i leghisti contro i colleghi inglesi del gruppo euroscettico di Nigel Farage.

Una debacle che di sicuro non aiuta l’Europa né verso lo sviluppo delle energie rinnovabili per raggiungere gli obiettivi del 2020, né verso la definizione degli stress test annunciati a più riprese dal commissario Ue all’Energia Günther Oettinger. Il copresidente dei Verdi, Rebecca Harms, attacca senza mezzi termini quelli che secondo lei sono i responsabili di questo fallimento: “Conservatori e liberali continuano a fare i loro affari come sempre e con un’ipocrisia nucleare. Hanno rifiutato di dare l’unica risposta possibile alla crescente preoccupazione dei cittadini sulla sicurezza del nucleare”.