mostra GAGARIN A PARIGIMercoledì 12 aprile 1961, il ventisettenne cosmonauta russo Jurij Alekseevič Gagarin (1934-1968) compiva il primo volo intorno alla Terra sulla navicella spaziale Vostok, rientrando, come titolarono i giornali dell’epoca, «incolume dallo spazio dopo aver fatto il giro della Terra in 90 minuti» (più precisamente furono 108).

Gagarin fu il primo uomo a volare nello spazio. Tutto il mondo fu sorpreso da quell’inaudita avventura extraterrestre: entusiasmo di folla a Mosca, profonda eco nel mondo. I contemporanei non avevano dubbi: «La data del 12 aprile 1961 passerà alla storia come l’inizio di un’era».

L’evento fu effettivamente epocale. Ma nel bel mezzo della guerra fredda, i russi non sembravano dare importanza a quella storica impresa. Un dispaccio dell’epoca dell’agenzia TASS potrebbe apparirci oggi stranamente sobrio: «Il 12 aprile 1961 l’Unione Sovietica ha messo in orbita attorno alla Terra la prima navicella spaziale al mondo Vostok con un uomo a bordo. Il pilota-cosmonauta della navicella spaziale è il cittadino dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, maggiore Gagarin Jurij Alekseevič… Il lancio della navicella spaziale si è svolto con successo. Una comunicazione radio è stabilita con il cosmonauta camerata Gagarin, che sta bene».

In quel periodo il duello tra Stati Uniti e Unione Sovietica era al culmine della tensione. Nella primavera del 1961, l’Urss si stava indebolendo: Mosca stava affrontando le crisi del suo impero esterno. Alleati storici se ne andavano alla chetichella dalla casa sovietica, come l’Albania (sostenuta dalla Jugoslavia) e la Cina (appoggiata dagli altri partiti comunisti, inclusi il polacco, l’ungherese e quello della Germania Est).

Lo spazio era quindi divenuto per l’Unione Sovietica il nuovo agone per accrescere il prestigio politico nel mondo. I russi avevano coscienza di “aprire una strada”, convinti che il 12 aprile 1961 sarebbe rimasto nella storia memorabile come il 12 ottobre 1492. Un decreto del Ministro della difesa dell’Urss, il maresciallo Rodion Jakovlevič Malinovskij (1898-1967), evidenziò con maggior entusiasmo l’evento rispetto alla sobria notizia della TASS, promuovendo il tenente Gagarin al grado di maggiore. La disposizione indicava che il cosmonauta «è inviato nello spazio a bordo della navicella spaziale per tracciare per primo il cammino dell’uomo nello spazio, compiere un’impresa inaudita e rendere gloria alla nostra Patria sovietica».

In effetti, il volo di Gagarin rappresentò una grande soddisfazione per il presidente Nikita Sergeevič Chruščev (1894-1971). Durante la trionfale accoglienza tributata all’astronauta a Mosca, il 14 aprile 1961, il leader sovietico ripeté con orgoglio il suo argomento preferito, che non mancava d’efficacia: «eravamo un paese scalzo e coperto di stracci, ci consideravano dei barbari, e ora guidiamo il mondo nello spazio».

Il 17 aprile la sconfitta degli esuli cubani addestrati dalla Cia e sbarcati nella baia dei Porci, così come le indecisioni di Washington che la resero possibile, deliziarono ancor di più Chruščev, sempre più sicuro che il futuro del mondo appartenesse all’Unione Sovietica.

A distanza di mezzo secolo che cosa ci rimane di queste imprese? Del primo volo di un cosmonauta intorno alla Terra, resta, oltre all’orgoglio per quella conquista, anche l’amarezza per la sorte tragica del suo protagonista: Gagarin non volerà più nello spazio, morendo il 27 marzo 1968, a 34 anni, in un incidente aereo a bordo di un Mig-15.

Gagarin aveva detto: «Vorrei vedere Venere da vicino, che cosa si nasconde sotto il suo strato di nuvole, la Luna e Marte e i suoi canali. La Luna non è poi tanto lontana. Penso che non aspetteremo molto il volo umano verso la Luna… Verrà il giorno in cui i viaggi oltre la Terra si faranno con la putiòvka [il buono rilasciato dai sindacati sovietici per i viaggi turistici]».

Come nessun altro della sua epoca, Gagarin anche in virtù di quella morte drammatica incarnò da subito la figura di eroe del ventesimo secolo. Il suo viso in primo piano, che ricorda quella dello scrittore Maksim Gor’kij da giovane, dagli zigomi sporgenti e le sopracciglia arcuate, ripete il clichè inconfondibile del tipo umano russo, nipote dello storico mužik (contadino) ricordato con affetto da tutti gli spiriti creativi della sua terra, da Lev Tolstoj a Boris Pasternak.

Oggi, in occasione di questo anniversario, permane un senso di nostalgia per l’entusiasmo che animava quelle storiche spedizioni spaziali. Nel vedere i filmati e le immagini dell’epoca si nota un’umanità gaia e festosa, una generazione giovane e spensierata che aveva sorriso al sole e allo spazio infinito, che seppur divisa nelle ideologie, credeva profondamente nel progresso. La competizione tra le due potenze mondiali, durante la guerra fredda, portò a un miglioramento scientifico, a un’emulazione sana delle imprese compiute da americani e russi; invece, ai giorni nostri, la conquista e gli studi dello spazio costituiscono un obiettivo comune a tutti gli Stati del mondo. Grazie agli sforzi di 16 potenze spaziali (protagoniste ora sono Cina e India), la stazione astronautica internazionale ISS accoglie ogni anno cosmonauti di diversi paesi.

A Parigi, al Palais de la découverte, è stata inaugurata lunedì 4 aprile la mostra «Youri Gagarine, une révolution» aperta al pubblico fino al 28 agosto 2011. Si tratta di un percorso di immagini inedite su Gagarin, provenienti dagli archivi del centro d’informazione internazionale russo RIA Novosti, affiancate da filmati sui voli spaziali. L’evento è sostenuto dalle agenzie spaziali francese CNES, da quella europea ESA e dalla russa Roskosmos. All’inaugurazione saranno presenti i più importanti astronauti russi ed europei, da Chrétien del CNES, primo europeo nello spazio nel 1982, a Skvorstov, comandante del Soyouz TMA-18.

Oltre a celebrare il 50° anniversario del primo volo umano nello spazio, l’evento di Parigi ha soprattutto il pregio di mostrare che, indipendentemente dal paese di provenienza, ci sarà sempre nel futuro della grande avventura spaziale dei pionieri eroici, che di anno in anno, di volo in volo, allargheranno l’orizzonte umano nel segno di una leggenda, quella indelebile del ventisettenne cosmonauta russo Jurij Alekseevič Gagarin.

di Roberto Coaloa