Il Milleproroghe, il decreto omnibus che tradizionalmente segna i tempi supplementari della Finanziaria e che il governo avrebbe trasformato volentieri in uno grande spot elettorale, non ha risolto neppure il problema degli stabilimenti balneari. Così spiagge e ombrelloni, un segmento economico per niente irrilevante in Italia, rischiano di finire in mani a multinazionali stranieri. Finisce l’epoca della gestione familiare e si apre quella dei giganti del turismo che parteciperanno (e vinceranno) i bandi per aggiudicarsi la gestione degli stabilimenti.

Rimini, portavoce di tutti i rappresentanti di categoria, si è quasi rassegnata a combattere una battaglia persa. La direttiva europea, nota come la direttiva Bolkestein, parla chiaro: le concessioni dei bagni saranno assegnate con un bando pubblico e non più con il rinnovo a chi le detiene già.

Eppure il governo si era speso per tranquillizzare quelli che in Romagna chiamano “bagnini”: ce ne occuperemo noi.  Fino al 2015 almeno non se ne parla.  Poi, pressati dai parlamentari eletti nei territori interessati, nel decreto Milleproroghe è stato inserito un emendamento, che se accettato dall’Europa, farebbe addirittura slittare la data al 2030. Un tentativo di salvare “capra e cavoli” che non convince affatto i bagnini riminesi e no, convinti che sia stato, appunto, uno spot elettorale. E’ probabilissimo, quasi scontato, che l’Unione europea non la prenda neppure in considerazione.

“Non credo che questa proroga venga accolta dall’Unione Europea. Ritengo si tratti più di una manovra dilatoria per tenerci buoni, che altro”, afferma Angelo Menotti, presidente del sindacato bagnini italiani Confcommercio della provincia di Rimini. “Noi continueremo a lottare senza tregua per evitare che questo provvedimento mandi in fumo anni e anni di sudato lavoro da parte nostra, mettendo, tra l’altro, in discussione anche il futuro dei nostri figli, visto che quasi tutti i nostri bagni qui a Rimini sono a gestione familiare”.

A Rimini i bagni sono in tutto 280, a questi occorre aggiungere altri 150 operatori sul demanio che verrebbero colpiti dalla direttiva Bolkestein. “L’articolo trentasette del Codice della navigazione ci dava la possibilità di rinnovo delle concessioni da sei anni in sei anni, all’improvviso tutte queste certezze si sono capovolte, il che è profondamente ingiusto. Mai avremmo immaginato che dopo oltre sessant’anni avrebbero cambiato le regole, e poi così repentinamente”, lamenta Menotti.

Al quale non va giù, soprattutto, il fatto che vi siano state categorie, quali tabaccai e notai, che pur rientrando tra quelle soggette alle liberalizzazioni, a un certo punto siano riuscite a defilarsi. “In Italia – sottolinea il presidente del Sib di Rimini – esistono categorie d’ intoccabili, vere e proprie caste, come nel caso dei notai, i cui interessi vengono tutelati dalla politica su tutto e su tutti”.

“Rispetto alla nostra vicenda il Governo italiano si sarebbe dovuto attivare nel momento in cui ha ricevuto la comunicazione d’infrazione da parte dell’Europa, non a scoppio ritardato come ha fatto, probabilmente al tempo dormiva. Quanto a noi bagnini, siamo venuti a conoscenza della storia concessioni solo quando i giochi erano fatti”,  spiega il presidente Sib di Rimini.

Che annuncia una serie di iniziative di protesta da parte dei bagnini “per tutelarci dall’eventualità di perdere tutto quello che si è costruito e anche per evitare il rischio che le nostre attività vadano a concentrarsi nella mani di poche multinazionali straniere, il che darebbe il via a una vera e propria colonizzazione del nostro territorio marittimo”. “Non intendiamo cedere – aggiunge Menotti – ci batteremo contro questa ingiustizia in tutti i modi possibili. Già questo venerdì è previsto un incontro tra Confcommercio e Confesercenti nazionali a Roma, dove ci sarò anche come rappresentante provinciale del Sib, per decidere la piattaforma con la quale presentarci alla manifestazione nazionale prevista per questo mese di aprile”.

Al riguardo Katia Caprili funzionario del Demanio al Comune di Rimini, pur riconoscendo la necessità di doversi adeguare alla direttive europee, concorda con il rappresentante riminese del Sib, sul ruolo che la Regione Emilia Romagna potrebbe ricoprire nell’individuare una soluzione adeguata sui tempi e i modi di applicazione della nuova legge sulle concessioni dei bagni: “Auspichiamo che ciò avvenga al più presto e in maniera tale da evitare situazioni traumatiche o di particolare disagio alle categorie coinvolte”.

Marilena Spataro