Sostituzione di persona e truffa aggravata a danno dei lavoratori della Verlicchi  – azienda che produce telai per moto, 260 dipendenti, tutti rimasti senza lavoro, 44 milioni di fatturato fino al 2009 e scesi a 9 l’anno successivo – sono le ipotesi di reato che emergono dall’esposto che i sindacati hanno presentato martedì mattina alla Procura della Repubblica di Bologna, che a sua volta ha già aperto un fascicolo. Quella che emerge dalla memoria presentata da Fiom Cgil e Fim Cisl è una vicenda nebulosa, dai contorni poco chiari e che hanno come protagonisti nomi già noti alle cronache giudiziarie. Il primo è Mariano Bertelli condannato per bancarotta a Firenze nel 2001, il cui nome è stato associato al ministro Paolo Romani ai tempi dell’emittente televisiva Lombardia 7, con il quale Bertelli aveva sicuramente ottimi rapporti fino a qualche anno fa, visto che è capitato talvolta che romani si facesse sostituire per le riunioni proprio da Bertelli.  Il secondo nome è quello di Massimo Stella, commercialista, già implicato nella vicenda di Eminflex. Sia Bertelli che Stella sono collegati all’azienda Tecnocontrol di Pontedera, del quale il primo è amministratore delegato, mentre il secondo ne è stato più volte rappresentate legale in occasione proprio del caso Verlicchi.

Tuttavia per capire le preoccupazioni di sindacati e lavoratori è necessario ripartire dai fatti. Alla fine del gennaio scorso, il 28, i sindacati si recano in azienda per monitorare l’andamento di Verlicchi già in crisi e in cassa integrazione da quasi due anni e si trovano di fronte a una lettera della vecchia proprietà “che annunciava – spiega Nicola Patelli di Fiom-Cgil – di aver sottoscritto un preaccordo che dava avvio a una partnership paritetica con un importante gruppo toscano del settore, che si scoprirà poi essere Tecnocontrol del gruppo Caponi, rappresentato in quella sede da Massimo Stella. In quell’occasione viene chiesto ai 50 lavoratori rimasti al lavoro di continuare a lavorare, nonstante gli stipendi non venissero pagati ormai da dicembre, promettendo che il pagamento sarebbe ripreso al più presto. Promessa non mantenuta.

Il 7 febbraio viene nuovamente chiesto che i 50 lavoratori continuassero la produzione per fare fronte alla commessa di Ducati promettendo nuovamente il pagamento degli stipendi in un tempo limite di 2 o 3 giorni. Anche questa volta i dipendenti accettano e portano avanti il lavoro sperando di vedere almeno parte degli arretrati. Promessa non mantenuta.

La medesima situazione si ripropone verso la fine di febbraio, quando lo stesso Caponi chiede di non abbandonare la produzione, ma questa volta la risposta dei lavoratori è stata negativa, anche perché nel frattempo l’azienda era passato di proprietà. Il 16 di febbraio, infatti, poi viene convocato un tavolo in Provincia su richiesta dei sindacati al quale si presenta Massimo Stella dicendo di essere uno degli amministratori delegati di Tecnocontrol, e annunciando che Verlicchi era stata acquistata da Jbf spa Pontedera, polisportiva di basket femminile “senza giocatrici”, come ha sottolineato Patelli. In quella sede Stella dice che “tra le ipotesi più probabili – riferisce il sindacalista della Fiom – c’era che Verlicchi dichiarasse fallimento in modo che Tecnocontrol si potesse presentare all’asta fallimentare e acquistarla tramite una finanziaria”.

E a questo punto la vicenda sembra intrecciarsi ancora di più perché secondo quanto riportano i sindacati Massimo Stella non era affatto l’amministratore di Tecnocontrol che diceva di essere, ma solo un mediatore. Inoltre i sindacati cominciano a chiedersi come mai l’interlocutore fosse sempre Tecnocontrol con la quale Jbf , la nuova proprietà, “sembrava non avere apparenti legami”. “Stando alla successione dei fatti – commenta ancora Patelli – ci siamo chiesti come poteva Tecnocontrol rappresentare un’azienda non sua e portarne avanti delle trattative sindacali”. A quel punto l’impressione dei sindacati è che “l’acquirente stesse facendo fallire l’azienda per rivenderla a se stesso, visto che tutti gli attori intervenuti hanno trattato per Verlicchi pur non avendone alcun titolo, mentre non avevamo mai avuto contatti con i rappresentati di Jbf”.
Questa intricata e poco trasparente successione dei fatti ha fatto dunque ipotizzare il reato di sostituzione di persona insieme a quello di truffa aggravata ai danni dei lavoratori, ai quali erano stati più volti promessi pagamenti arretrati senza mai farvi fede, per adesso solo da parte degli avvocati dei sindacati, ma è probabile – dicono fonti investigative – che saranno le ipotesi ricalcate anche dalla Procura.

L’esposto dei sindacati, inoltre pare non essere l’unico arrivato sul tavolo della Procura, infatti da una lettera della vecchia proprietà ricevuta dai sindacati “risulta avviata un’azione legale nei confronti di questi fantomatici attori”. Che gli accordi presi in sede di trattativa non siano stati rispettati? È un’ipotesi forse non del tutto infondata.

Da parte loro i lavoratori continuano il presidio dell’azienda in attesa della prima udienza per il fallimento che è stata fissata per il prossimo 31 marzo, giorno in cui manifesteranno davanti al tribunale insieme alle rappresentanze sindacali.