“Una concentrazione molto bassa di particelle radioattive; troppo bassa per essere nociva agli esseri umani”. Così le fonti diplomatiche americane allontanano i dubbi di un possibile pericolo per gli abitanti della costa occidentale, interessati dal passaggio di una “nube” proveniente da Fukushima. Insomma, sembra confermato quanto annunciato ieri da Howard Becker, direttore del dipartimento della Salute, che aveva sottolineato come le 5000 miglia di distanza tra California e Giappone fossero sufficienti a disperdere ogni possibile, pericolosa concentrazione radioattiva.

Persino il presidente Obama, intervenendo proprio sulla tragedia giapponese, aveva ribadito che “nella costa occidentale, in Alaska, alle Hawaii e in altri territori americani del Pacifico non esistono rischi per eventuali radiazioni, così come garantito dagli esperti della Nuclear Regulatory Commission e da molti loro colleghi”. In maniera più pragmatica, ma non certo meno inquietante, altri esperti avevano fatto notare come la preoccupazione dei californiani dovesse essere rivolta all’emergenza terremoti nel loro stato e a come questa potrebbe danneggiare le loro centrali nucleari. Inoltre, Menas Kafatos della Chapman University, pur concordando con quanto stabilito dalla Nrc, precisa che tutto il panorama cambierebbe di fronte a un peggioramento della situazione giapponese. “Di fronte a un tracollo totale della situazione, ci sarebbe una nuova Chernobyl e allora la situazione per gli abitanti della costa occidentale non potrebbe più essere considerata così rassicurante. Uno scenario che, tuttavia, secondo gli esperti, nonostante la difficile situazione a Fukushima, è assai remoto.

Le rassicurazioni degli esperti, tuttavia, non sembrano sufficienti per gli americani, in particolare per quelli della west coast che hanno letteralmente preso d’assalto le farmacie per fare scorta di potassio iodato, utile a prevenire alcuni effetti dannosi delle radiazioni sulla tiroide. Una soluzione “fai da te” che preoccupa i responsabili della Sanità, soprattutto per gli effetti collaterali del prodotto nei soggetti allergici ai crostacei o con problemi alla tiroide. Non manca poi chi suggerisce “rimedi naturali” come rimpinzarsi di gambi di sedano e, ovviamente, i negozi hanno finito tutte le scorte di segnalatori di radiazioni.

Gli esperti suggeriscono, piuttosto, di fare scorte alimentari per tre-quattro giorni, così da essere preparati nel caso di un terremoto “locale” che, ripetono, potrebbe portare problemi piu’ seri degli “effetti collaterali” di quello giapponese.

Nessun problema anche per i surfisti o gli amanti del mare: eventuali radiazioni presenti nell’oceano, si disperderebbero molto prima di arrivare alla costa occidentale con la benche’ minima pericolosita’.