NEW YORK – Cieli libici vietati agli aerei del colonnello Muammar Gheddafi, sanzioni più stringenti e la possibilità di usare “tutte le misure necessarie” – con la sola eccezione di una “forza occupante” – per proteggere i civili della Libia. Sono questi gli elementi chiave della risoluzione approvata in nottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con dieci voti a favore, cinque astenuti e nessun voto contrario. Luce verde a un intervento per impedire all’aeronautica di Tripoli di bombardare la popolazione, in primo luogo a Benghasi, città che viene menzionata esplicitamente dal testo approvato alle Nazioni Unite. Non è un caso che, pochi minuti dopo il voto al Palazzo di Vetro, i ribelli della capitale della Cirenaica abbiano festeggiato in piazza. E in nottata, il vice-ministro degli esteri libico, Khaled Kaaim, ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il suo governo è pronto a osservare un cessate-il-fuoco. Ma bisognerà vedere se alle parole seguiranno i fatti.

“PAESI ARABI PRENDANO PARTE ALLE OPERAZIONI” – Se le violenze continueranno, chi si prenderà l’onere militare di fermare il Colonnello? La Francia ha detto di essere pronta a colpire, “nel giro di qualche ora”. La Nato sta studiando molto attentamente la risoluzione delle Nazioni Unite. Ma è fondamentale, come è stato sottolineato nel dibattito degli ultimi giorni, che alle operazioni militari partecipino anche Paesi arabi. Secondo indiscrezioni circolate al Palazzo di Vetro, potrebbero essere l’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e la Giordania.

FRANCIA E GB IN PRIMA LINEA – Francia e Gran Bretagna, comunque, sembrano in prima linea. Solo in seconda posizione, invece, gli Stati Uniti: l’ambasciatrice Usa all’Onu, Susan Rice, ha detto di non voler parlare di “dettagli operativi”, di cui si occuperanno i vertici militari delle grandi potenze e dei Paesi arabi. E dell’Italia: pochi minuti dopo l’approvazione, c’è stato un breve abboccamento tra il ministro della difesa italiano Ignazio La Russa, il premier Silvio Berlusconi, e il presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

LE BASI ITALIANE – Non è un mistero che gli aerei potrebbero partire da basi sul territorio italiano. L’Italia, anche per la relazione privilegiata che aveva con Tripoli, non si è messa in prima linea, tra gli interventisti, ed anzi avrebbe forse preferito una soluzione meno aggressiva. Ma adesso, con il precipitare degli eventi, il nostro Paese potrebbe davvero essere la piattaforma per un intervento militare tanto importante quanto delicato.

LE SANZIONI ONU – La risoluzione approvata dall’Onu, comunque, prevede anche altre misure oltre la no fly zone. La 1973 impone misure ancora più dure per fermare le armi che arrivano ai soldati di Gheddafi e “al personale mercenario armato”, autorizzando ispezioni in “porti e aeroporti, in alto mare, su navi e aerei”. Riguardo le sanzioni contro il regime, la bozza aggiunge nuovi nomi rispetto a quelli contenuti nella risoluzione 1970, approvata qualche giorno fa. In particolare, vengono inseriti l’ambasciatore della Libia in Ciad e il governato di Ghat (nella Libia del Sud), perché “coinvolti nel reclutamento dei mercenari” da altri Paesi dell’Africa. Vengono poi bloccate una serie di entità finanziare libiche quali la Central Bank of Libya, la Libyan Investment Authority, la Libyan Foreign Bank, oltre che la Libyan National Oil Company. Tutti i voli di tipo commerciale da e per la Libia vengono vietati, esattamente come quelli militari, per fermare l’afflusso di denaro nelle casse del Colonnello o l’arrivo di nuovi mercenari.

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