“Abbiamo raccolto 10 milioni di firme per mandare a casa Berlusconi”. La cifra annunciata a gennaio dai dirigenti del Partito democratico era decisamente ambiziosa. E ieri i vertici del Pd hanno confermato: missione compiuta, raccolte le firme che ci eravamo ripromessi. Ma Pierluigi Bersani, proclamando il trionfo, ha spinto gli scettici a verificare l’autenticità delle firme e le modalità di raccolta.

Il Giornale ci ha messo lo zampino e ha svelato il mistero: è andato a spulciare le liste e ha verificato che molti, troppi, dei firmatari, non esistono. Qualcuno si è divertito a firmare col nome di Hitler, Mussolini, Berlusconi da Arcore, Wojtyla da Cracovia, Fidel Castro dall’Avana, Giuseppe Mazzini, Garibaldi, Moana Pozzi, Hitler e Mussolini. “Firme patacca”, strilla il quotidiano diretto da Sallusti. Che cita anche Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione: “Se il Pd avesse tanti voti quante firme avrebbe già vinto le elezioni”.

“Il Pd ha toccato il fondo”, si legge in un corsivo pubblicato oggi su Il Giornale. “In un comunicato ci accusano di essere stati noi a mettere le firme false sul loro sito. Si vergognino, i signori democratici. Sono due volte in malafede: non si accorgono, o non vogliono accorgersi, delle firme patacca e poi pezzicati con le mani nella marmellata scaricano le colpe su altri. Ci accusano vigliaccamente solo perchè non vogliono che ci occupiamo dei loro colpi bassi”.

Il riferimento è a una nota pubblicata sul sito del Pd già ieri, quando il partito aveva deciso di sospendere momentaneamente la visualizzione delle firme ma non la raccolta. “Scottati dal successo della campagna Berlusconi dimettiti, Libero e Il Giornale attaccano con l’apposizione di firme false e l’invito a firmare la pagina per la raccolta online delle firme”, si legge sul sito del Pd. “Il livello di volgarità raggiunto ha superato i livelli fin qui monitorati per cui sospendiamo momentaneamente la visualizzazione delle firme raccolte per ripulire il database da alcuni nomi inventati e inseriti appositamente per disturbare l’iniziativa del Pd”.

Bersani, però, era già stato avvertito da Paolo Flores D’Arcais, sulle pagine del Fatto, in tempi non sospetti: “Dieci milioni – spiegava il 23 gennaio –  è grosso modo il numero di voti di cui è accreditato il Pd nei sondaggi e il rapporto tra consenso elettorale e capacità di mobilitazione è di trenta a uno, dieci a uno in casi eccezionali, come sa chiunque, dirigenti del Pd compresi”. Ma il Pd sulla raccolta firme è andato avanti e, a cifra dieci milioni, ha cantato vittoria. Per poi dover tornare indietro, chiudere la raccolta sul sito, e lanciare accuse a Sallusti di “istigazione alla firma falsa”. Non sappiamo da che parte sia la verità. Un dato è certo: le firme sono state raccolte soprattutto via web e senza nessuna autenticazione.