C’e’ una donna alla guida di un taxi giallo, ferma ad uno dei semafori di Times Square, che guarda incuriosita quei manifestanti che, nonostante il freddo, se ne stanno li’, con i loro cartelli a gridare delle parole a lei incomprensibili: “dimissioni, dimissioni”. Perche’ su quei cartelli non c’e’ il volto di Obama ne’ quello di uno dei leader Repubblicani, meno che mai quello di uno dei Tea Party ma quello del premier italiano, Silvio Berlusconi. Anche a New York, infatti, “l’Italia che e’ scesa in piazza” ha deciso di occupare un posto di una piazza arcinota, assolutamente poco italiana, eppure, per qualche ora, un po’ tricolore.

“Da 15 anni – dice Piero – il premier italiano si e’ reso responsabile di azioni di governo pessime e che hanno fortemente danneggiato il paese. Eppure e’ ancora li’, votato e rivoltato”. “A me non importa perche’ e come – dice Daniela – l’importante e’ che prenda atto delle sue responsabilita’ e si dimetta”.

“Il governatore Spitzer – ricorda Anita – si e’ dimesso per qualcosa di molto meno grave: una “relazione” con una prostituta che lui pagava con i propri soldi. Molti italiani si “difendono” dicendo “ma anche Clinton” dimenticando che Monica Lewinski non e’ stata “ripagata” con nessun incarico pubblico ed e’ tornata nell’anonimato pochi anni dopo”.

Celeste e’ arrivata negli Stati Uniti quando aveva dieci anni, con i genitori, immigrati dalla Puglia. “Ho sempre amato l’Italia e vedere cio’ che accade per me e’ insopportabile. Se penso ai miei genitori, che sono venuti qui per darci un avvenire migliore, infondendoci pero’ principi e valori tipici del nostro paese, mi viene molta tristezza pensando a quanti passi indietro siano stati fatti negli ultimi anni”.

“Il nostro e’ un paese che ci manda via – dice Paolo, un lavoro al Metropolitan Museum ottenuto quasi “facilmente” se paragonato all’impossibilita’ di ottenerne uno in Italia senza raccomandazione – eppure io vorrei tornare “a casa” perche’ mi manca. Ma tornare in questa situazione, mai”.

La manifestazione, assolutamente pacifica e gioviale, viene “vivacizzata” dall’arrivo di un sostenitore di Berlusconi, con tanto di “mutande” a mo’ di simbolo, per rifarsi alla manifestazione organizzata da Giuliano Ferrara. Solo contro tutti. Fino a che, i poliziotti gli si avvicinano e lo invitano ad allontanarsi perche’ “per la sua manifestazione” non aveva ne’ chiesto ne’ ottenuto un permesso.